Cinefocus. Il film PARTITION (stasera in tv) e la divisione dell’India

Cinefocus prende spunto da un film, visibile al cinema o in tv, per parlare di un tema più vasto. Come nei gloriosi Cineforum di una volta.

IL FILM. Partition di Vic Sarin, con Jimi Mistry, Kristin Kreuk, Neve Campbell, John Light, Madhur Jaffrey, Chenier Hundal, Jesse Moss. Canada/Sud Africa/UK 2007. Durata 116 min.
In onda giovedì 3 marzo su Sky Cinema Passion alle h. 23,10.

Dal film "Partition"

IL FATTO DI CUI PARLA. Dopo che il Regno Unito ebbe assicurato l’indipendenza dell’India coloniale, il 14 e 15 agosto 1947 il paese fu diviso in due parti su basi etnico-religiose. Nacquero due stati sovrani, quello che allora fu chiamato Sovranità del Pakistan (che poi sarebbe diventato il Pakistan attuale), musulmano, e l’Unione dell’India (l’attuale Repubblica dell’India) in prevalenza hindu. In seguito al nuovo assetto, ci furono imponenti esodi della popolazione hindu dal Pakistan in direzione dell’India e di milioni di musulmani che al contrario lasciarono l’attuale India per il Pakistan. Una gigantesca pulizia etnica che l’Occidente scarsamente conosce e che portò a violenze e massacri da entrambe le parti. È questa la Grande Storia che da sfondo al film Partition.

prima della partizione

dopo la partizione

LA SCHEDA DEL FILM. Partition, Sky Cinema Mania, h. 21,00. Kolossal in stile bollywoodiano (ma prodotto con capitali stranieri, soprattutto britannici) sul drammatico momento storico che vide l’India post-coloniale spaccarsi in due e dar vita da una parte al Pakistan musulmano e dall’altra all’attuale India a maggioranza hindu. Un evento epocale, che sovvertì ogni precedente equilibrio geopolitico della regione e determinò esodi di proporzioni bibliche da una parte e dall’altra. Snodo capitale che questo film racconta in chiave di melodramma e attraverso una difficile (come potrebbe essere altrimenti?) storia d’amore tra un Sikh e una musulmana. Naturalmente i loro destini verranno travolti e ridisegnati dalla Storia. Partition (del 2007) è uno spettacolo sontuoso che affronta grandi temi, ma li semplifica e li confeziona a uso dello spettatore globale.

COSA FU LA PARTIZIONE DELL’INDIA (dal sito http://www.zadigweb.it/amis/schede.asp?idsch=267&id=10)
Le elezioni (in India, ndr) del 1946 diedero una schiacciante maggioranza al partito del “Congresso” di Gandhi e Nehru: 209 seggi contro i 75 della “Lega musulmana” guidata da Jinnah, che però si affermò come partito di maggioranza assoluta nei collegi riservati ai musulmani. (…) Nello stesso anno ebbero inizio delle violenze generalizzate in molte regioni, a cominciare dal “grande massacro di Calcutta”, iniziato da musulmani, e culminati con i massacri dell’agosto 1947 nel Punjab centrale, che dalle città contese di Lahore e Amritsar si estesero poi a tutta la regione. Le violenze dunque iniziarono prima della partizione e non ne furono una conseguenza: furono invece uno dei principali strumenti per arrivarvi, per rendere irreversibile la decisione di dividere il subcontinente in due stati. (…)
Dopo qualche mese di consultazioni Mountbatten si rese conto dell’inutilità dei suoi sforzi (di tenere unita l’India, ndr) e propose un piano di spartizione il 2 giugno 1947, che fu prontamente accettato da tutte le parti in causa. Il governo britannico approvò poi l’ “India Independence Act”, che formalizzava la decisione di abbandonare il paese entro il giugno 1948. Il piano di Mountbatten prevedeva la spartizione del sub-continente tra l’India a maggioranza indù e il Pakistan (la “Terra dei Puri”) a maggioranza musulmana. Il Pakistan sarebbe stato costituito da due entità separate da più di 1.500 km di territorio indiano: il Pakistan Occidentale (l’attuale Pakistan) e il Pakistan Orientale, ovvero la regione del Bengala orientale, che, con la guerra indo-pakistana del 1971 e a prezzo di una nuova migrazione di massa, procedette ad un’ulteriore secessione, divenendo l’odierno Bangladesh. Dato il precipitare della situazione, Mountbatten anticipò la data del ritiro britannico e dell’indipendenza dal giugno 1948 all’agosto 1947, lasciando il paese in preda a una sanguinosa guerra civile. Due solenni cerimonie a Delhi e a Karachi sancirono la fine del dominio inglese e la creazione dei due nuovi stati (15 agosto 1947); a capo dei rispettivi governi erano Jawaharlal Nehru e Liaquat Ali Khan.
Confini, massacri e fughe. Il problema era la separazione dei musulmani che intendevano diventare cittadini del Pakistan dai non-musulmani (l’India infatti non fu fondata sulla base del nazionalismo indù). Se per la parte occidentale del subcontinente (la valle alluvionale dell’Indo) e per la regione del Bengala orientale era facile prevedere la loro inclusione nello stato di Jinnah dato che la stragrande maggioranza della popolazione era musulmana, in altre regioni la situazione era molto più complessa e pericolosa. In particolare nel Punjab, destinato a essere diviso tra i due stati, era presente una terza consistente minoranza religiosa, i sikh, e le tre comunità vivevano completamente mescolate; inoltre, la maggioranza delle linee di comunicazione e trasporto, così come i canali di irrigazione e le altre infrastrutture erano così intrecciate da rendere impossibile qualsiasi tipo di divisione razionale. I tentativi di formare un governo provinciale senza la “Lega musulmana” portarono a scoppi di violenza nelle principali città, e convinsero i leader indù e sikh dell’inevitabilità della divisione della regione. Parte significativa della responsabilità per gli scontri in seguito in Punjab è da attribuire ai leader della comunità sikh, i quali, sapendo che la loro comunità sarebbe stata inevitabilmente tagliata in due dalla partizione della regione (che essi stessi, peraltro, avevano richiesto), organizzarono le violenze contro la popolazione musulmana allo scopo di impadronirsi dei suoi beni e terreni, che sarebbero poi stati occupati dai sikh espulsi dalla parte pakistana del Punjab. Quello che seguì fu uno dei più terribili episodi di violenza intercomunitaria mai verificatisi, caratterizzato da assassinii, stupri e saccheggi, in cui la violenza politica da parte delle organizzazioni musulmane, indù e sikh per il controllo del territorio si sommò alle aggressioni e alle ruberie di bande di rapinatori o di gruppi che colsero l’occasione della “copertura” fornita dalla guerra civile per regolare i loro conti nella piena impunità. Nel frattempo, masse di uomini, donne e bambini lasciavano la casa per dirigersi verso le loro nuove “patrie”. Nell’insieme del subcontinente, le violenze fecero centinaia di migliaia di morti (le stime più credibili parlano di 200.000-360.000 vittime) e portarono al più imponente scambio di popolazione dell’età contemporanea: tra i 10 e i 12 milioni di persone fuggirono o vennero cacciate.

le frecce indicano gli spostamenti di popolazione dopo la partizione del paese

Gli effetti della partizione. Sebbene si fosse trattato di uno scambio di popolazione, gli effetti per l’India e per il Pakistan non furono uguali. Il Pakistan fu svuotato di gran parte della sua popolazione di religione indù: se nel 1941 gli indù costituivano il 13,4% dell’attuale Pakistan, nel 1961 erano l’1,5%, passando da 3,8 milioni a 600.000 persone. Al contrario, la popolazione musulmana dell’India è ancora una delle più grandi al mondo, anche grazie al fatto che il nazionalismo indiano di leader come Nehru fosse un nazionalismo secolare che prometteva uguale trattamento per tutte le comunità religiose. Se Nehru (che rimase primo ministro dell’India fino alla sua morte, avvenuta nel 1964) aveva come obiettivo politico una nazione democratica di cittadini, Jinnah voleva la formazione uno stato-nazione per i musulmani. L’India nel 1950 si diede una costituzione che faceva del paese una repubblica democratica e federale, e rimase all’interno del Commonwealth britannico. Nel frattempo, la massima autorità morale e il padre del nazionalismo indiano, il mahatma Gandhi, era stato assassinato (30 gennaio 1948) da un estremista indù che si opponeva a alla sua politica di conciliazione tra le comunità nazional-religiose. Le violenze tra esponenti delle comunità etniche e religiose hanno continuato, e continuano tuttora, a caratterizzare il panorama politico dell’India e del Pakistan nei decenni dell’indipendenza. In India gli scontri tra estremisti indù e musulmani sono stati frequenti negli anni ’90, mentre in Pakistan si sono avuti episodi di conflitto violento tra i profughi di lingua urdu provenienti dall’India o i loro discendenti e esponenti di gruppi etnici pakistani, come i pathan.

UN ALTRO FILM SUL TEMA
Acque silenziose
, di Sabiha Sumar, con Kirron Kher e
Aamir Ali Malik. Pakistan 2003.
Nel Pakistan del 1979, la storia della vedova quarantenne Aisha e del figlio diciottenne Salim. Mentre sotto il governo del generale Zia il Pakistan si avvia a diventare uno stato sempre meno laico e sempre più islamizzato bastato sulla sharia, Salim incomincia a frequentare un gruppo di fondamentalisti e a dimenticare i suoi impegni e i suoi affetti. Arrivano intanto in città alcuni pellegrini indiani che fanno affiorare in Aisha i ricordi lontani di quando l’India nel 1947 fu divisa in due e ci furono violenze atroci da una parte e dall’altra. In particolare, per Aisha il ricordo è quello degli stupri di massa sulle donne musulmane operate dagli hindu (ma anche le donne hindu non furono risparmiate dai musulmani). La protagonista Kirron Kher ha ottenuto a Locarno 2003 il Pardo d’oro come miglior attrice.

ROMANZI CHE PARLANO DELLA PARTIZIONE
La spartizione del cuore di Bapsi Sidhwa, Neri Pozza Tascabili. La scheda della casa editrice: «’L’India sta per essere spaccata in due. Si può spaccare un paese? E che succede se la spaccatura passa proprio per casa mia?’.
È il 1947 a Lahore e Lenny, la piccola voce narrante di questo libro, ha appena compiuto otto anni. Nella bella casa dei suoi genitori, Lenny si interroga sulle nubi che offuscano la sua infanzia. Perché Gelataio, Sher Singh, Massaggiatore e Macellaio, i corteggiatori di Ayah, la sua giovane e prosperosa tata, non scherzano più docilmente e si accapigliano con cattiveria e foga su Gandhi, Nehru, Tara Singh e altri misteriosi nomi? Perché tutti sembrano diventati altri? E Hari e il servo Moti appaiono ancora più intoccabili? E Imam Din e Yousaf sono improvvisamente diventati devoti praticanti della loro religione? Perché «oggi ognuno è se stesso e il giorno dopo indù, musulmano, sikh o cristiano»?
Secondo la magia propria della grande narrativa, in queste pagine la terribile spartizione dell’India del 1947, che generò il più grande e spaventoso esodo di popolazioni che la storia ricordi, appare sotto sembianze tragicomiche: una commedia domestica annuncia l’orrore, e la catastrofe si cela dietro uno spettacolare e divertente assortimento di piccoli orgogli e pregiudizi.
Nella grandiosa parata di personaggi che anima il romanzo, una figura spicca su tutte le altre: Ayah, la bella bambinaia corteggiata e poi abbandonata. Il giorno in cui non sente più il suo profumo per casa, Lenny capisce che l’India è finita e che la sua divisione non ha spartito soltanto la terra, ma i cuori».
I figli della mezzanotte di Salman Rushdie, Oscar Mondadori. Uno dei più grandi romanzi, sia detto senza esagerazione, del secondo Novecento, un fluviale racconto che ha al centro Saleem Sinai, nato la mezzanotte del 15 agosto 1947 quando si verificò la partizione tra India e Pakistan. Saleem è la nuova India. Attraverso la sua vita e la sua storia scorrono sotto ai nostri occhi decenni di convulsa storia del paese, comprese le conseguenze talora drammatiche della “partition”.
Chiara luce del giorno di Anita Desai, Einaudi. Due sorelle che da molto tempo vivono lontane si ritrovano in una vecchia casa di Delhi. Attraverso i loro racconti, e quelli dei personaggi che man mano emergono, si rievocano fatti privati e pubblici, compresa la drammatica divisione tra India e Pakistan.
Lo specchio si fa verde a primavera di Selina Sen, Neri Pozza. New Delhi, 1984, si scatenano le violenze contro i Sikh dopo che uno di loro ha assassinato Indira Gandhi. In un microcosmo intanto si intrecciano le vicende di due famiglie di origine bengalese che furono costrette a lasciare il loro paese ai tempi della partizione.

LIBRI DI STORIA PER SAPERNE DI PIÙ
Storia dell’India moderna di Barbara D. Metcalf e Thomas R. Metcalf, Mondadori Oscar.
Storia dell’India di Michelguglielmo Torri, Laterza.

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