Cinefocus. Oggi in tv due film sull’Islam e il Nord Africa

Cinefocus prende spunto da un film, visibile al cinema o in tv, per parlare di un tema più vasto. Come nei gloriosi Cineforum di una volta.

In tv due film che trattano di Islam e Nord Africa, un binomio oggi di grande attualità dopo le rivolte di Tunisia, Egitto e Libia.

1) Su Sky Cinema Classics va oggi in onda, alle 18,05, The Message (Il messaggio), kolossal sulla vita del profeta Maometto e sulla sua predicazione che segnò l’inizio dell’Islam. A rendere particolaremente interssante oggi il film è che fu voluto e prodotto, era il 1976, da Muhammar Gheddafi. Ecco la scheda, già pubblicata in questo blog.
The Message (Il messaggio). Nientemeno che il kolossal girato nel 1976 dal siriano-americano Moustapha Akkad sulla nascita dell’Islam: la rivelazione al Profeta Muhammad della parola di Dio, l’ostracismo subito da parte dei pagani della Mecca che non vogliono accettare il suo nuovo messaggio, l’egira (l’emigrazione) con un manipolo di fedeli verso la più accogliente Medina, le battaglie, le vittorie, il ritorno trionfale alla Mecca convertita all’Islam e la distruzione degli idoli. Tutto drammatizzato in una storia che i riesce a essere avvincente pur nel rigoroso rispetto della Storia. Secondo i dettami coranici, la figura del Profeta non viene mai mostrata. La vicenda dell’Islam nascente è vista attraverso figure a lui vicine, innanzitutto lo zio di Muhammad, uno dei primi ad accogliere la nuova rivelazione, interpretato da un perfetto e molto credibile Anthony Quinn. Irene Papas nel ruolo di una perfida nemica del Profeta, che sarà poi sconfitta. Didascalico ma spettacolare. Girato con uno stile classico che si rifà da una parte ai melodrammi del cinema egiziano e dall’altro al cinema epico europeo-americano, innanzitutto il Lawrence d’Arabia di David Lean. Utile per capire cosa sia l’Islam. Il messaggio nei paesi musulmani è un classico assoluto, visto e rivisto incessantemente. Oggi sarebbe impensabile un’operazione del genere: chi oserebbe, soprattutto in America, mettere in cinema la rivelazione del Corano con tutti i rischi del caso? Anche allora però non fu semplice, il siriano ma naturalizzato americano Akkad, che era tra l’altro il produttore della serie Halloween, non trovò finanzimenti negli Stati Uniti: i soldi arrivarono invece da Gheddafi che concesse anche di girare in Libia (tra l’altro, il sodalizio Gheddafi produttore-Akkad regista si sarebbe rinnovato qualche anno dopo con Il leone del deserto, ancora con Antony Quinn, il film sulla dominazione italiana in Libia). Il messaggio riuscì a convincere anche i custodi dell’ortodossia islamica. Fu girata in contemporanea, non sempre con gli stessi attori, anche una versione in arabo dal titolo Ar’risalah. Sarebbe interessante poter fare il confronto. Io Il messaggio l’ho visto l’anno scorso in un cinema milanese nell’ambito di una rassegna, in una copia vecchissima e impresentabile con un sonoro deteriorato. Oggi Sky manda in onda invece la versione originale uncut, 18o minuti che si spera non annoino. Un’occasione da non perdere. Questo è un film che non è solo un film. Post scriptum: il regista Moustapha Akkad sarebbe tragicamente morto nel 2005 in un albergo di Amman, vittima insieme ad altre otto persone (compresa la moglie) di un attentato opera di un kamikaze di Al Qaeda.

2) Ancora Sky Cinema Classics trasmette stasera alle 21,00 La battaglia di Algeri, il film di Gillo Pontecorvo sulla lotta di indipendenza algerina dalla Francia. Oggi che anche lo situazione interna dell’Algeria è in evoluzione, tra manifestazioni di dissenso e promesse di autoriforma da parte dell’élite al potere, è più che mai interessante rivederlo. Ecco la scheda.
La battaglia di Algeri,  Sky Cinema Classics, h. 21,00. Chissà a rivederlo oggi che effetto fa. Dico: non esiste film più legato al suo tempo di questo, più impregnato dello spirito dei suoi anni. Che erano quelli, qui in Occidente, del terzomondismo, della rivolta anticapitalista, della solidarietà ai dannati della terra vittime del primo mondo (cioè il nostro). La battaglia di Algeri, Leone d’oro a Venezia nel 1966, rievoca la guerra e la guerriglia di indipendenza algerina contro i francesi con la massima simpatia per gli insorti. Pontecorvo non ha esitazioni e si schiera tutto dalla parte degli algerini. Il che gli procurò un successo immenso in tutti i paesi extraeuropei e l’ostracismo in Francia. Ma a colpire allora fu anche lo stile semidocumentaristico adottato, da cinéma vérité, di impressionante verosimiglianza e aderenza alla materia raccontata. Un film unico, un oggetto filmico anomalo che Pontecorvo non riuscirà mai più a ripetere. Datato, datatissimo. Anche perché, rivedendo oggi questo inno all’Algeria indipendente, non possiamo non pensare alla tragedia che avrebbe successivamente investito il paese, quella guerra civile da 150mila morti che ancora non si è del tutto spenta. Comunque da vedere, soprattutto adesso che il Nord Africa è tornato prepontemente al centrop della scena politica e geopolitica con le rivolte di Tunisia, Egitto e Libia.

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