FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (lunedì 7 marzo 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. La dolce vita, Cult, h. 21,00.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=DonH-bTtFwc&w=640&h=390]
2. A Serious Man, Joi, h. 21,00.
3. Pelle di serpente
, MGM Channel, h. 21,00.
4. I cancelli del cielo, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
5. Il silenzio degli innocenti
, Sky Cinema 1, h. 0,45.
6. XXY
, Rai Movie, h. 0,45. FREE
7. The Queen – La regina
, RaiTre, h. 21,05. FREE
8. I protagonisti
, Studio Universal, h. 22,40.
9. Eutanasia di un amore, Iris, h. 1,03. FREE
10 ex aequo. Mine vaganti, Sky Cinema 1, h. 21,10.
10 ex aequo. Diamond 13
, Premium Cinema, h. 23,05.
Commento:
1. La dolce vita, Cult, h. 21,00. Che dire di un film così? Intendo, così smisurato, così raccontato, così celebrato. Martin Scorsese, arrivato all’ultimo Festival del Film di Roma per presentare la versione restaurata della Dolce vita, ne ha parlato in maniera entusiasta e reverente: «È un film che ha cambiato tutte le regole», ha detto. «I film si dividono tra quelli che vengono prima e quelli che vengono dopo. Ha portato un cambiamento nella società e nel cinema. Fino agli anni ’50 e inizio 60 c’erano grandi film epici come Ben Hur o Spartacus, o fantastici come Il giro del mondo in 80 giorni, insomma grandi film per famiglie. Nessuno si era mai trovato di fronte a questa intensità morale, all’intelligenza, alla maturità di un film come La Dolce Vita. Cambiava la scena del cinema commerciale in tutto il mondo». Visto oggi, appare uno dei più vitali di Fellini, mentre altri suoi sono datati e pressochè inguardabili. Per niente trasgressivo. Anzi l’aspetto più caduco di La dolce vita è proprio il moralismo e la sentenziosità con cui guarda a ciò che mette in scena, ovvero lo scatenamento dei sensi e più in generale dell’Es (istinto di morte compreso). Scatenamento che nasce dall’incontro-scontro tra due culture opposte, dalla faglia che si apre nella Roma in superficie cristiana, ma nel fondo pagana, tellurica, demoniaca, quando arriva il divismo sregolato e senza freni degli uomini e donne della Hollywood peccatrice. La dolce vita è uno snodo. Ed è l’apogeo del cinema italiano, allora il migliore del mondo e una potenza in grado di contrastare le produzioni americane su molti mercati (Europa, Sud America, Medio Oriente). Anno mirabile, quel 1960, per il nostro cinema. Uscirono oltre a La dolce vita anche Rocco e i suoi fratelli, L’avventura e La ciociara. Da vertigine.
2. A Serious Man, Joi, h. 21,00. Uno dei tre film dei fratelli Coen che Joi manda in onda tra stasera e stanotte (gli altri sono Mr. Hula Hoop e Il grande Lebowski). A serious man resta il miglior esito dei due fratelli negli ultimi anni (sì, anche meglio del pur buono Il grinta), il loro film più personale e intimo. Dopo tante scorribande tra generi e linguaggi, tornano qui a una storia forse anche un po’ autobiografica, affondata nell’humus della cultura yiddish americana. Un ritorno a casa per i Coen, che costruiscono questa parabola (con prologo nell’Europa orientale degli shtetl), tutta inscritta nella tradizione ebraica, su un pover’uomo, un professore che i guai sembra tirarseli addosso. Il lavoro va male, la moglie lo tradisce e lo molla, i figli se ne fregano di lui. Siamo negli anni Sessanta e il poveretto chiede lumi ai rabbini, senza cavarne apparente beneficio. La sua vita scalcagnata prosegue, forse per una punizione del cielo, forse come espiazione di una colpa oscura e inconsapevole. Il tutto nei toni della commedia, però teso e angosciante. Una meditazione sul male che può colpire l’innocente, sugli strani destini dell’uomo e (forse) sugli imperscrutabili disegni divini. Bellissimo.
3. Pelle di serpente, MGM Channel, h. 21,00. Uno dei film americani di Anna Magnani, allora al massimo della carriera, scritto da Tennessee Williams e diretto (1959) da Sidney Lumet. Con lei c’è Marlon Brando, nientemeno, nella parte di un vagabondo con chitarra e giacca di pelle di serpente addosso (un capo-feticcio che verrà citato e ripreso dal Nicolas Cage di Cuore selvaggio di David Lynch). Film leggendario, anche se a suo tempo fu un flop. E che merita di essere visto se non altro per la coppia protagonista, composta da due miti smisurati del cinema. Molti detestano Tennessee Williams, io lo adoro.
4. I cancelli del cielo, Sky Cinema Classics, h. 21,00. La storia è nota. Dopo il successo enorme di Il cacciatore Michael Cimino risce a farsi dare nel 1980 un budget colossale dalla United Artists per il film della sua vita, un’epopea western dura e crudele (rancheros carogna, immigrati schiavizzati, scontri e faide). Sarebbe diventato uno dei grandi disastri della storia del cinema. Fallimento della United Artists, film archiviato e rimosso. Dopo qualche anno naturalmente verrà recuperato e osannato come capolavoro assoluto. Forse oggi, a distanza di tanto tempo, si può dare di I cancelli del cielo un giudizio più sereno, non condizionato da pregiudizi favorevoli o sfavorevoli.
5. Il silenzio degli innocenti, Sky Cinema 1, h. 0,45. Il celeberrimo thriller-horror di Jonathan Demme che nel 1992 si portò via ben cinque Oscar, e i più importanti: miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista (Jodie Foster), miglior attore protagonista (Anthony Hopkins) e miglior scenegiatura originale. En plein. A tutt’oggi Il silenzio degli innocenti resta la riuscita più alta di Jonathan Demme, che fissa addirittura un nuovo paradigma del noir e del crime-movie raccontando di Hannibal Lecter, il mostro cannibale incarcerato con tanto di mordacchia onde non divori altre vittime. Va a fargli visita, adeguatamente protetta, la detective Clarice (Jodie Foster), perché lui, col know-how che si ritrova, la illumini su un altro serial killer che sta facendo strage e la aiuti a catturarlo. Il rapporto sadomaso, ma anche di stima, e a un certo punto perfino di affetto, tra Hannibal e la fanciulla è la cosa migliore del Silenzio degli Innocenti, quello che lo eleva oltre la serialità del genere. Finale strepitoso, con Lecter che dai Caraibi telefona a Clarice annunciandole il suo prossimo pasto cannibale.
6. XXY, Rai Movie, h. 0,45. Il film, piuttosto controverso, che la regista argentina Lucia Puenzo ha girato qualche anno fa su un tema sensibile come il transessualismo genetico (non quello indotto da chirurgia plastica e/o trattamenti ormonali e quant’altro). Alex, appena nata con una incerta definizione di caratteri sessuali maschili e femminili, è stata portata via da Buenos Aires e fatta crescere in un piccolo villaggio sul mare perché l’impatto col mondo fosse per lei ammorbidito. Ma la realtà non si può fermare. Così Alex deve fare i conti a un certo punto con quel fisico diverso, ermafrodita, dovuto (secondo il film) alla presenza di un cromosoma sessuale X in più. Il film è pudico e rispettoso, e affronta una materia difficile con mano lieve. Se ha suscitato aspre controversie è per altro motivo. La presenza della tripletta cromosomica XXY darebbe origine, secondo i testi scientifici, alla sindrome di Klinefelter, una forma di intersessualità diversa dall’ermafroditismo così come lo racconta e lo mostra la regista argentina. Il film dunque non sarebbe scientificamente attendibile, come si può leggere anche a questo link. XXY è da vedere, purché non lo si prenda alla lettera. (In un altro post, un approfondimento sul film e il tema dell’ermafroditismo)
7. The Queen – La regina, RaiTre, h. 21,05. Non sono un grande estimatore del cinema inglese e The Queen non mi ha fatto cambiare idea, nonostante la sbalorditiva performance di Helen Mirren che le ha fatto giustamente guadagnare l’Oscar. Il docudrama sulla grande crisi che investi Buckingham Palace e fece traballare la monarchia dopo la morte di Diana certo dà parecchi punti alle fiction di casa nostra e resta un luminoso esempio di libertà d’opinione della democrazia inglese. In quale altro paese si potrebbe fare un film sulle massime cariche dello stato come questo, rispettoso sì ma non in ginocchio? Film parecchio interessante per come ricostruisce il privato della regina e della sua corte senza però indulgere al voyeurismo e alla tentazione demitizzante. Regia infallibile di Stephen Frears. È l’inglesità fatta di battute di caccia, tazze di tè, cappellini e orride tappezzerie che a me proprio non va giù. Sorry. (È anche il motivo per cui non mi ha entusiasmato nemmeno Il discorso del re).
8. I protagonisti, Studio Universal, h. 22,40. Dopo molti anni di film deludenti e non all’altezza della sua fama e del suo talento, finalmente nel 1992 Robert Altman torno ai più alti liveli con questo I protagonisti. Satira alquanto corrosiva di miti e riti hollywoodiani, racconta di un producer che fa fuori uno sceneggiatore che lo minaccia. Non solo riuscirà a occultare il delitto stornando i sospetti, ma ne impalmerà anche la vedova. Happy end (per l’omicida). Beffardo e molto, molto divertente, anche se, va detto, sparare su Hollywood è fin troppo facile e, tutto sommato, abbastanza conformista. Tim Robbins è il producer assassino. Con Greta Scacchi, Whoopi Goldberg e cameos eccellenti in quantità, da Bruce Willis a Julia Roberts e Peter Falk.
9. Eutanasia di un amore, Iris, h. 1,03. Solo per cultori del cinema italiano anni Settanta, un film di un kitsch inarrivabile e oggi difficile da sostenere. Eutanasia di un amore, girato nel 1978 da Enrico Maria Salerno parecchio tempo dopo il trionfo (che poi è rimasto l’unico nella sua carriera di regista) di Anonimo veneziano. Pretenziosissimo, impegnatissimo, serioso e sentenzioso, è tratto da un romanzo molto arty di Giorgio Saviane. Sena (ma che nome è?)  lascia Paolo che l’ha costretta ad abortire a causa del suo rifiuto ideologico della paternità (tutto questo è terribilmente, assolutamente anni Settanta). Si ritrovano, cercheranno di riamarsi, ma non sarà possibile e si lasceranno definitivamente. Eutanasia di un amore, apunto. Di quei film che non valgono per i propri meriti, ma per come sanno restituire l’aria del loro tempo, e questo lo fa mirabilmente. Con Ornella Muti, bellissima, Tony Musante e una giovane Monica Guerritore.
10 ex aequo. Mine vaganti, Sky Cinema 1, h. 21,10. La conversione di Ferzan Ozpetek alla commedia-commedia, un cambio di rotta che al box office ha pagato, eccome. Mine vaganti è stato uno dei maggiori successi del cinema italiano l’anno scorso, e adesso approda in tv, con la prospettiva di fare buoni ascolti. Tommaso torna da Roma, dove ha studiato economia e commercio, a casa, in Salento, dalla famiglia proprietaria di uno storico pastificio che lo attende con trepidazione per consegnargli la (co)gestione dell’azienda. Grandi tavolate, alla Ozpetek, con tutto il clan attovagliato. E il cinema insegna (vedi Festen) che sono proprio le riunioni di famiglia dalle molte portate le più esplosive per gli equilibri interni. Difatti Tommaso (Ricardo Scamarcio), che è gay, vorrebbe dirlo a mamma e papà e parenti vari riuniti intorno a lui ma, sorpresa, lo precede il fratello maggiore (Alessandro Prezioso) dichiarando coram populo di essere pure lui omosessuale. Al babbo quasi viene l’infarto, ma poi tutto si aggiusterà. Il felpato Ozpetek stavolta affronta il tema a lui caro dell’omosessualità più esplicitamente del solito, ma solo un po’ di più. Ancora si gioca su dispositivi narrativi non proprio nuovi come lo scontro tra la mentalità sudista virilista e le istanze di liberazione (omo)sessuale, ancora si costruisce un film sul dilemma “lo dico o non lo dico in famiglia che sono gay?”, tutte cose che i film americani hanno trattato e liquidato qualche decennio fa. Mine vaganti è apparentemente trasgressivo, in realtà accomodante e abbastanza vetusto. Resta da capire la parte giocata, in questo viraggio ozpetekiano verso la commedia, dallo sceneggiatore Ivan Cotroneo, che si direbbe il vero autore occulto e la mente di Mine vaganti.
10 ex aequo. Diamond 13, Premium Cinema, h. 23,05. Il polar francese sta benissimo, e questo film del 2009 lo dimostra. Non sarà all’altezza dei vertici toccati negli ultimi dieci anni da altri titoli del genere, titoli ormai classici come 36 Quai des Orfèvres e Truands, ma resta pur sempre un prodotto rispettabile, dove si sente la mano del guru del nuovo polar Olivier Marchal, ex poliziotto passato alla scrittura e poi alla regia, uno che lo sporco mestiere del flic lo conosce bene. E che stavolta è produttore e autore della sceneggiatura ma non regista. Anche in Diamond 13 c’è un losco poliziotto, che è poi un attore-totem come Depardieu, con i suoi sporchi affari, tra colleghi che non sono meglio di lui e malavitosi ancora più carogne. Una fogna, come sempre in Marchal. Stavolta l’azione si svolge nel Belgio, le plat pays, tra Charleroi e Anversa, scenari brumosi e lugubri, dunque perfetti. Asia Argento è la femme fatale.

SEGNALAZIONI
11. Ore 10 calma piatta, Rai Movie, h. 0,55. FREE
12. Gli amici di Georgia, MGM Channel, h. 0,50.
13. Il grande Lebowski, Joi, h. 0,55.
14. La banda del Gobbo, Iris, h. 23,20. FREE
15. Mr. Hula Hoop
, Joi, h. 23,00.
16. Questione di punti di vista
, Sky Cinema Passion, h. 1,00.
17. Padri e figli, Sky Cinema Classics, h. 23,35.
18. Revolver
, Rai4, h. 0,20. FREE
19. Codice: Genesi
, Premium Cinema, h. 21,00.
20. X-Men 2
, Sky Cinema Max, h. 23,05.
21. 1855 – La prima grande rapina al treno
, MGM Channel, h. 23,00.
22. Il cervello di Frankenstein
, Studio Universal, h. 21,10.
23. Insonnia d’amore
, Sky Cinema Passion, h. 21,00.
24. Cursed – Il maleficio
, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
25. The Faculty
, Premium Cinema Energy, h. 23,10.
26. Stasera a casa di Alice, Iris, h. 21,10. FREE

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