FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (mercoledì 9 marzo 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. Che fine ha fatto Baby Jane?, Studio Universal, h. 0,15.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=RtkTdOXDkog&w=480&h=390]
2. 8 donne e 1/2, Iris, h. 23,35. FREE
3. La scelta di Sophie, Studio Universal, h. 21,20.
4. Green Zone
, Sky Cinema 1, h. 21,10; Premium Cinema, h. 23,05.
5. Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus
, la7d, h. 21,10. FREE
6. Il labirinto del fauno, Rai4, h. 21,10. FREE
7. Vuoti a rendere
, Sky Cinema Passion, h. 23,05.
8. Nine, Premium Cinema, h. 21,00.
9. La chiave
, Sky Cinema Max, h. 23,00.
10 ex aequo. Agathe Cléry
, Sky Cinema Comedy, h. 22,40.
10 ex aequo. (500) giorni insieme
, Sky Cinema Passion, h. 1,00.
Commento:
1. Che fine ha fatto Baby Jane?, Studio Universal, h. 0,15. Vertice del cinema macho-camp di Robert Aldrich, uno che riusciva a miscelare il tocco spiccio, duro e ipervirilista con il gusto (e disgusto) barocco e ultrakitsch da subcultura gay. Qualcosa di unico nella storia del cinema. Aldrich era in grado di girare un bellico come Quella sporca dozzina e subito dopo un film lesbo-trash come L’assassinio di Sister George. Questo Che fine ha fatto Baby Jane? del 1962 è il suo film più celebre, un successo mostruoso in tutto il mondo, ed è un capolavoro del cinema, del cinema alto e del cinema basso, colto e popolare, maschile, femminile e transgender. Un horror definitivo su quel groviglio di vipere che possono essere le famiglie, e nella fattispecie i rapporti tra sorelle. In questo sanguinolento thriller della psiche e dell’anima si va a fondo nelle turpitudini parentali e nel basso inconscio come e più di un Ingmar Bergman (e soprassediamo su Woody Allen, va’). La storia raccontata in Che fine ha fatto Baby Jane? è cosa nota. Due sorelle: Jane è una bimba prodigio del vaudeville e, accompagnata dal papà, con i suoi numeri musicali e le sue mossette raccoglie trionfi in tutta l’America, mentre Blanche no, lei non è una baby star, e se ne sta in disparte invidiando la sorella. Ma da grandi la situazione si capovolge. Blanche diventa una diva del cinema, Jane finisce dimenticata da tutti. Fino a quando un misterioso incidente non riduce Blanche sulla sedia a rotelle stroncandole la carriera. Di Blanche si occuperà Jane, angariandola, facendole pagare il successo con ogni sorta di tortura psicologica e fisica che la poveretta, costretta sulla sedia a rotelle, non può evitare. Scene di granguignol indimenticabile. Ma la rivelazione finale sarà sconvolgente. Macabra messinscena di morti viventi che già sono spettri e non lo sanno. Genialmente Aldrich chiama due dive della grande Hollywood sul viale del tramonto, Bette Davis e Joan Crawford, e le fa confrontare in un duello che resterà nella storia del cinema. Scene apicali: Bette Davis che, vecchia e rugosa e folle, si traveste da Baby Jane e rifà se stessa bambina, tra i momenti più sublimemente turpi che il cinema ci abbia mai dato. Film da vedere e rivedere, come si conviene alle leggende.
2. 8 donne e 1/2, Iris, h. 23,35. Sconsiderato, folle omaggio di Peter Greenaway, uno che non si tira mai indietro davanti a niente, a Federico Fellini, al suo cinema e, in particolare, a 8 e 1/2, come si evince dal titolo. Le imitazioni e citazioni di Fellini hanno fatto più male dei peggiori Z-movies. Solo che Peter Greenaway non è mica uno qualsiasi, è uno dei pochi autori veri rimasti in circolazioni, uno che ancora pensa al cinema come a un alto esercizio di stile, un’occupazione aristocratica, un mezzo per inventare cultura e arte. Concezione forse vetusta, ma da rispettare. Greenaway merita di essere visto anche quando sbaglia, cosa che gli capita spesso. Vale per lui quello che vale per pochissimi altri registi: i suoi film sbagliati sono infinitamente più interessanti di decine di film riusciti di autori medi e mediocri. Dunque guardiamocelo, questo 8 donne e 1/2, dove un ricco vedovo decide di metter su in Svizzera un harem (dilatando a film intero quella che è una delle scene più famose del film di Fellini) nel quale riunisce le donne che rappresentano le varie facce della femminilità. La mezza sta per una signora affetta da nanismo, cui viene dato il nome di Giulietta . Prendere o lasciare, that’s Greenaway baby.
3. La scelta di Sophie, Studio Universal, h. 21,20. Sophie è una polacca scampata ad Auschwitz, ma la sua mente e la sua vita sono rimaste lesionate per sempre. Ora, 1947, vive in America, dove conosce un intellettuale ebreo ossessionato dalla Shoah e un ragazzo che ha appena lasciato il corpo dei Marines. Forse i tre si amano, forse sono solo amici, anche se è difficile capire chi si sia innamorato di chi e chi sia amico di chi. Affiora il passato di Sophie, la sua esperienza nei lager, e la decisione che dovette prendere sul binario di Auschwitz, quando la costrinsero a scegliere chi dei due figli sarebbe dovuto vivere e chi morire. E Sophie scelse. Una scena che non si può dimenticare e che rende questo film diretto da Alan J. Pakula, pur con tutte le sue lungaggini, il suo alto tasso di retorica, la sua pretenziosità arty, un grande film, un film necessario e imprescindibile. Meryl Streep è Sophie, in una delle sue interpretazioni perfette, giustamente premiata nell’83 con l’Oscar.
4. Green Zone, Sky Cinema 1, h. 21,10; Premium Cinema, h. 23,05. Un altro Iraq-movie (questo è dell’anno scorso) e un altro insuccesso di pubblico. L’unico film sulla guerra di Baghdad e dintorni che finora sia andato abbastanza bene è The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, e anche quello, nonostante gli Oscar guadagnati, non ha certo fatto esplodere il box office. Il pubblico non ne vuole sapere, forse quella guerra remota, in un paese estraneo, è troppo impopolare o forse, al contrario, l’anti-interventismo e perfino l’autodenigrazione di gran parte dei film americani sull’Iraq hanno alla fine irritato e stancato. Fatto sta che non hanno sfondato con questo Green Zone (il riferimento è alla zona protetta di Baghdad dove ci sono le istituzioni e i vari headquarters) nemmeno il regista Paul Greengrass e un divo come Matt Damon. Eppure dal loro collaudato sodalizio erano già nati grandi successi come il secondo e il terzo Bourne. Damon è un ufficiale che nella Baghdad del 2003 è incaricato di indagare sulle più che mai misteriose armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Si renderà conto però strada facendo che c’è dell’altro in ballo, che varie forze stanno giocando sulla sua testa e sulla sua pelle una sporca partita. Benissimo girato, avvincente (Greengrass è regista che sa il fatto suo, specie nelle scene d’azione), ma ambiguo e confuso. Come in tutti i recenti film bellici americani, c’è un eccesso di autocritica e di revisionismo, non si capisce più chi siano i buoni e i cattivi, con la conseguenza che lo spettatore non sa per chi tifare e dice no grazie.
5. Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus, la7d, h. 21,10. Come Diane Arbus divenne Diane Arbus, cioè il genio della fotografia che sappiamo, l’occhio implacabile e coraggioso che non si fermava davanti a niente, che scrutava e metteva a fuoco i diseredati, gli alienati, i deformi, coloro che erano afflitti da un corpo imperfetto e infelice e da quella condanna che si chiama bruttezza. Com’è che una ragazza della buona borghesia ebraico-newyorkese si trasformò nel mito Arbus? Perché a 47 anni si uccise? Il film cerca di chiarire soprattutto gli anni di formazione di Diane, esplora la sua particolare attitudine artistica e le sue nevrosi. Dirige quello Steven Shainberg che aveva già realizzato Secretary, abbastanza insolito e abbastanza coraggioso film sul sadismo e il masochismo di un padroncino e della sua segretaria. Qui ha a disposizione (siamo nel 2006) una Nicole Kidman all’apice della sua carriera e incontestata attrice numero uno di Hollywood. C’è anche uno degli attori più bravi sul mercato, Robert Downey Jr. Ma non bastano a fare di Fur un succcesso. Troppo indie, troppo disturbante. Un film fallito e, come spesso capita ai fallimenti, molto interessante. Il titolo lambiccato si deve al fatto che, per evitare noie con gli eredi, il film fu presentato come un’opera in parte di fantasia.
6. Il labirinto del fauno, Rai4, h. 21,10. Forse il miglior film fantastico degli ultimi anni, quello che ha issato nella top list il nome del suo regista, il messicano Guillermo Del Toro. Passato sotto silenzio da noi, adorato in America, dove si è portato a casa nel 2007 tre Oscar (scenografia, fotografia, makeup). Protagonista, una ragazzina di nome Ofelia nella Spagna già solidamente franchista del 1944, con una madre debole e un patrigno sadico e cattivo (e reazionario). Ofelia ha una vita parallela, onirica, nella quale si addentra sotto la guida di un fauno e che è una sorta di trasfigurazione di quella reale che le tocca sperimentare quotidianamente. Una selva di simbologie e mitologie popolano anche troppo fittamente il film, che ha quella sovrabbondanza barocca latino-americana a volte indigeribile. C’è pure ahinoi il famigerato Discorso Politico (la parte nera dell’universo fantastico di Ofelia adombra in modo piuttosto trasparente il franchismo). Eccessi e limiti che non intaccano però la resa, altissima, di Il labirinto del fauno.
7. Vuoti a rendere, Sky Cinema Passion, h. 23,05. Piccola, arguta commedia del 2007 del regista ceco Jan Sverak, non proprio uno sconosciuto, visto che si era portato a casa un paio di anni prima l’Oscar per il migliore film straniero con Kolja. Come già in quel film, anche stavolta dirige il padre Zdenek, e ne esce uno spiritoso, puntuto e svelto ritrattino di un neopensionato sessantacinquenne che trova un lavoretto nel reparto resa dei vuoti di un supermercato. Joseph, che di mestiere faceva l’insegnante, non si sente per niente frustrato e depresso, e prende quel lavoro come un’occasione di conoscere il mondo e la gente. Attraverso di lui faremo la conoscenza di un’umanità variopinta, bizzarra e anche divertente. Un film non clamoroso, sommesso e perfino dimesso, ma che sa restituirci la vita nel suo accadere.
8. Nine, Premium Cinema, h. 21,00 . Il musical diretto da Rob Marshall (Chicago) e tratto da 8 e mezzo di Fellini è stato il grande flop dell’anno scorso. Ma un visione e una revisione, almeno in tv, le merita. Difetto: Daniel Day Lewis è antipatico, anzi odioso, e nemmeno per un secondo ti viene voglia di stare dalla sua parte, e poi i dolori, le depressioni, le vigliaccherie e le doppiezze del protagonista, regista-star anni Sessanta, un simil-Fellini, oggi ci appaiono insopportabili e soprattutto improbabili. Però parecchi numeri musicali (uno per ogni donna del protagonista) sono fantastici, in testa quelli di Fergie e di Kate Hudson. Penelope Cruz riesce a non far rimpiangere Sandra Milo in Otto e mezzo, ed era una missione quasi impossibile. L’Italia del boom e della dolce vita così come ce la mostra il film, forse non è mai esistita davvero, ma che importa, Nine è sui miti e le leggende create dal cinema, non sul reale. Un film molto meno brutto di come lo si è dipinto.
9. La chiave, Sky Cinema Max, h. 23,00. L’eros dentro il matrimonio secondo Tinto Brass, fra voyeurismi, tradimenti e una vasta gamma di cosiddette perversioni. Un libro capitale della letteratura giapponese moderna trasposto (1983) tra calli e campielli dal veneziano Brass. Enorme successo al box office. Recupero e rilancio di Stefania Sandrelli, che inizia da qui la sua seconda carriera (altre ne seguiranno). Pornografia? Forse, ma una parola così equivoca e opaca in questo caso, soprattutto in questo caso, non serve a nulla.
10 ex aequo. Agathe Cléry, Sky Cinema Comedy, h. 22,40. Musical, o meglio commedia con musica, del 2008 firmato da quell’Etienne Chatillez che già ci aveva già dato La vita è un lungo fiume tranquillo e Tanguy. Una dirigente di una casa cosmetica lancia una crema esclusivamente per epidermidi bianchissime. Per contrappasso e per una strana patologia una mattina scoprirà, guardandosi allo specchio, che la sua pelle sta diventando nera. Immaginabili le gaffe, i malintesi e gli imbarazzi che seguiranno. Stravagante spunto per imbastire una parabola politically correct in chiave di musical alla francese tra Jacques Démy e il Christophe Honoré di Les belles chiansons, e con molti riferimenti al meraviglioso Alain Resnais di Parole parole parole. Esile ma intrigante. Praticamente mai visto in Italia.
10 ex aequo. (500) giorni insieme, Sky Cinema Passion, h. 1,00. Il goffo titolo italiano purtroppo non rende l’originale (5oo) Days of Summer, ovvero (5oo) giorni di Summer, che non sta per estate ma è il nome della protagonista. O meglio, la ragazza disperatamente amata dal protagonista Tom. Piccola storia d’amore e delusione però senza smancerie, raccontata dalla parte e dal punto di vista di lui, e non di lei, il che è raro per un film di sentimenti (quello che gli americani chiamano romantic comedy). Il film che le donne dovrebbero vedere per capire qualcosa degli uomini. Qui tra Tom e Summer è lui il più innamorato, il lato debole e romantico, quello che vorrebbe una storia seria e duratura, lei invece nicchia, sfugge, si sottrae, non ha voglia di impegnarsi. Si capovolgono i cliché maschili e femminili. I 5oo giorni misurano la durata della storia prima di spezzarsi. Li racconta Tom, saltando su e giù oltre ogni linearità cronologica e narrativa. Si passa dal giorno 300 a quello 25 e così via. Il regista Marc Webb decostruisce, destruttura e ristruttura con grande leggerezza, senza metterla giù dura come certi autori autoreferenziali. Sperimenta, ma racconta anche una storia come si deve che riesce ad appassionarci, a farci sorridere, a immalinconirci un po’. Girato in una Los Angeles quasi umana e vivibile che non sembra Los Angeles. Film del 2009 che negli Usa è stato un gran successo del cinema indie e che in Italia non si è filato nessuno. Peccato. Da vedere. La dedica iniziale rende subito l’idea: “Ogni riferimento a persona vivente è puramente casuale… dico a te, Jenny Beckman, brutta stronza”.

SEGNALAZIONI
11. Shaft colpisce ancora, Steel, h. 22,40.
12. Basta che funzioni
, Sky Cinema Comedy, h. 21,00.
13. Redacted
, Rai4, h. 0,40. FREE
14. Angelica, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
15. Triplo gioco
, Rai Movie, h. 22,50. FREE
16. Rendition – Detenzione illegale, AXN, h. 21,00.
17. Love actually
, La5, h. 21,10. FREE
18. Revolutionary Road, Sky Cinema Passion, h. 21,00.
19. Matrix Reloaded
, Premium Cinema Energy, h. 23,40.
20. Operazione San Gennaro
, Rai Movie, h. 21,05. FREE
21. La signora in rosso
, Premium Cinema, h. 1,00.
22. Memorie di una geisha, Iris, h. 21,00. FREE
23. Più tardi al buio
, MGM Channel, h. 0,15.
24. Turistas
, Sky Cinema Max, h. 0,45.
25. Contact
, Retequattro, h. 23,30. FREE
26. Bride Wars – La mia miglior nemica
, Sky Cinema Hits, h. 23,10.
27.
Robin Hood principe dei ladri, Sky Cinema Family, h. 21,00.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, film, stasera in tv, tv e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (mercoledì 9 marzo 2011)

  1. Pingback: FREE! I migliori film stasera sulle tv gratuite (mercoledì 9 marzo 2011) | NUOVO CINEMA LOCATELLI

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.