FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (mercoledì 16 marzo 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. Avatar, Sky Cinema 1, h. 21,10.

2. Gli spietati, Retequattro, h. 23,40. FREE
3. Nemico pubblico n. 1 – L’ora della fuga, Sky Cinema Hits, h. 0,55.
4. School of Rock
, Sky Cinema Comedy, h. 22,45.
5. Garage Olimpo, Cult, h. 1,10.
6. Ultimo tango a Parigi
, Sky Cinema Classics, h. 0,15.
7. Al di là della vita, Rai4, h. 21,10. FREE
8. Novecento atto I
, la7d, h. 23,00. FREE
9. L’ultimo imperatore, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
10. El Dia de la Bestia, Rai Movie, h. 0,20. FREE
Commento:
1. Avatar, Sky Cinema 1, h. 21,10. La prima televisiva il 31 gennaio ha fatto il record d’ascolti per un canale satellitare, a conferma che Avatar continua a essere il film dei primati. Da qualuque parte lo si prenda un film evento, epocale, quello che ha stabilito il maggior incasso nella storia del cinema arrivando a realizzare, anche grazie al 3D e al circuito Imax, oltre due miliardi di dollari worldwide, per essere esatti 2.021.699.345 (dati presi dal sito Mojo Box Office). Cifra paurosa. Ma epocale Avatar lo è anche per l’uso della tecnologia e degli effetti speciali, mai così grandioso e consapevole e mai così ben finalizzato alla narrazione, che lo trasforma in esperienza polisensoriale per il nuovo, scafatissimo spettatore globale, ormai aduso a (ir)realtà virtuali e mondi paralleli grazie alla dilagante digitalizzazione. James Cameron confeziona l’ennesimo dei suoi prodotti ad altissima spettacolarità, aggiungendovi quel senso del mistero, dell’alterità, degli universi inesplorati che lo ha sempre attratto, fin dai tempi di Abyss. Questo Avatar è una fantasmagoria barocca che non si nega nulla per risucchiare dentro di sè lo spettatore e immergerlo in un modo di sogni, incubi e visioni. Cameron in questo è il più grande, non c’è George Lucas che tenga al confronto, e i tanti signori e signorotti del gigantismo cinematografico, da Peter Jackson a Terry Gilliam a Tim Burton, al suo confronto sembrano ragazzetti che giocano con le figurine. Davvero, e non è solo uno slogan promozionale, Avatar ha spinto parecchio in là i confini del cinema, e ha segnato uno spartiacque. C’è un prima e un dopo-Avatar, piaccia o meno. Quel che riesce meno bene a James Cameron è mettere in piedi una storia all’altezza della messinscena. Se la trovata degli avatar fabbricati in laboratorio perché attraverso di loro gli umani possano sbarcare sul pianeta Pandora è geniale, quel che segue lo è meno. Il paradisiaco pianeta ove gli abitanti sono blu e puri e buoni, e tutti vivono in armonia con la natura in una specie di ecosistema globale in cui ogni cosa è interconnessa all’altra, è per dirla tutta una stupidata, l’ennesima proiezione delle utopie organiciste, comunitaristiche, ecologiste che da qualche decina d’anni a questa parte ci affliggono. Così come è ridicola la demonizzazione degli umani e dei loro apparati politico-militari (che adombrano la potenza imperiale americana), che vogliono colonizzare Pandora per poter mettere le mani su certe preziose miniere. Ma dài. Messo in cantiere nei momenti più critici dell’intervento americano in Irak, Avatar è apparso un manifesto pacifista-ecologista molto antibushiano e già molto politically correct e obamiano. Certe sequenze sono ridicole e imbarazzanti, come i pandoriani allacciati in circolo per trasmettere l’energia mentale. Ma che importa, quel che conta è il senso del meraviglioso che Cameron riesce a comunicarci.
2. Gli spietati, Retequattro, h. 23,40. Se permettete, la miglior regia di Clint Eastwood di sempre. Questo western è un capolavoro senza se e senza ma, e che allora al suo apparire, 1992, lasciò senza fiato per il livello inimmaginabile di autorialità raggiunto da Clint, uno che era partito dagli spaghetti western (anche se di Leone) e da Dirty Harry. Un film di violenza primordiale, assoluta, belluina. Titolo fantastico, Unforgiven, letteralmente i mai perdonati, ma va bene anche i mai riconciliati, con sè e gli altri. “Unforgiven” sono due pistoleros famosi per le loro efferate gesta del passato ma ormai ritiratasi a più comoda e pacifica vita, solo con quei lontani ricordi a tormentarli. Sono Clint Eastwood, naturalmente, con quella faccia da Clint Eastwood già sulla via della piena e rugosa maturità, e Gene Hackman. Tornano in attività su ingaggio delle prostitute di un bordello dell’Ovest ansiose di vendicarsi dei sadici cowboy che hanno sfregiato una di loro. Tornano in attività perché hanno bisogno di soldi e lo fanno dapprima riluttanti, poi sempre più coinvolti nel meccanismo infernale di azione-reazione-controreazione, per cui ammazzano uno dei tuoi e tu devi ammazzare loro. Tosto come pochi western, con un incombente senso di fatalità e necessità, come se fosse impossibile il riscatto dalla violenza e dal sangue, come se non si potesse più uscire dal cerchio di fuoco una volta che ci hai messo piede. Ricordo che quando lo vidi rimasi sbalordito per quanto Clint Eastwood era riuscito a fare, e per il commovente disincanto (sì, lo so che le due cose non vanno insieme, epppure è così) che traspariva da ogni sua scena.
3. Nemico Pubblico n. 1 – L’ora della fuga, Sky Cinema Hits, h. 0,55. Secondo film del dittico di Jean-François Richet dedicato al fuorilegge francese anni ’60-70 Jacques Mesrine. Stavolta si racconta il consolidarsi del suo mito, le numerose, incredibili evasioni di Mesrine dal carcere, il suo flirtare con i gauchiste e la lotta armata. Performance pazzesca di Vincent Cassel, che lo situa tra i massimi attori europei. Con lui Ludivine Sagnier (una delle mie attrici preferite). Notevole polar. Sceneggiatura del franco- algerino Abdel Raouf Dafri, che di lì a poco avrebbe scritto il capolavoro di Jacques Audiard Un prophète, e che non sbaglia un dialogo. Tra poco vedremo se il Vallanzasca di Michele Placido, che forse non si sarebbe mai fatto senza il successo europeo di Nemico pubblico n. 1, è riuscito  a esserne il corrispettivo italiano.
4. School of Rock, Sky Cinema Comedy, h. 22,45. Aspirante rockstar, che è poi Jack Black nel ruolo della sua vita, frustrato dall’insuccesso finisce a insegnare in una scuola e si mette in testa di trasformare la scolaresca in una rockband e farla partecipare a un contest. Probabilmente il maggior successo dell’intellettuale regista Richard Linklater (Prima dell’alba), qui alle prese con un film più popolare che gli è riuscito molto bene. Amato negli Usa, in Europa non ha avuto lo stesso impatto. Eppure è travolgente, con i suoi omaggi alle rockband storiche come AC/DC, The Who e Led Zeppelin.
5. Garage Olimpo, Cult, h. 1,10. Lo chiamavano così, Garage Olimpo, il posto segreto dove nell’Argentina dei generali dittatori si torturavano i dissidenti. Il film dell’argentino-italiano Marco Bechis, che quella realtà l’ha conosciuta lui stesso, racconta una storia mille volte accaduta in quel tempo e in quei luoghi, la storia di una persona di colpo rapita e portata via dalla sua famiglia, dagli affetti, solo perché non in linea con il regime. Qui è una donna, Maria, che viene tradito da un ragazzo innamorato di lei, e che lei non ama. Del 1999, Garage Olimpo è un risultato alto perché non ricatta lo spettatore con l’urlo e il sangue, e nemmeno con l’ideologia, ma sceglie la strada del rigore, della sobrietà. In questa via crucis laica c’è un’eco di Bresson, e anche del Dreyer di Giovanna d’Arco.
6. Ultimo tango a Parigi, Sky Cinema Classics, h. 0,15. Bernardo Bertolucci compie oggi 70 anni (è nato il 16 marzo 1941 a Parma). Per celebrarlo, stasera in tv vengono trasmessi tre dei suoi più celebri film: su Sky Cinema Classics Ultimo tango e L’ultimo imperatore, su la7d Novecento atto I. Ultimo tango a Parigi resta a tutt’oggi il film italiano di maggior successo di ogni tempo, un titolo nel bene e nel male leggendario. Marlon Brando (e già questo) e Maria Schneider chiusi in un appartamento parigino a desiderarsi e farsi del male. Il sesso come ancora e ultima spiaggia di due disperati prima del naufragio. Tutto è stato detto e scritto su Ultimo tango: la famosa scena del burro, il rogo cui la censura condannò il film, le impressionanti file ai cinema di tutto il mondo, il citazionismo cinefilo di Bertolucci (che omaggia Visconti e la Nouvelle Vague attraverso le presenze di Massimo Girortti e Jean-Pierre Léaud). Si tratta adesso di rivederlo per capire se i 39 anni trascorsi da quel lontano 1972 l’hanno oltraggiato o no. La mia impressione è che sia molto invecchiato, e che la mistica del sesso – un po’ Bataille un po’ Sade – su cui si regge il film, sia oggi un fossile culturale. Resta tutta la sapienza registica di Bernardo Bertolucci, la sua morbidezza e il suo gusto squisito, che però da sempre sono anche i suoi limiti. Da vedere anche ricordando la povera Maria Schneider, recentemente scomparsa.
7. Al di là della vita, Rai4, h. 21,10. Uno degli Scorsese meno amati. Ma lui resta un maestro, anche nei film (considerati) minori, anche nei film sbagliati. In questo Al di là della vita del 1999 tratta il tema della morte, in una sfida esistenziale e filmica da parte di Scorsese che ricorda quella di Clint Eastwood in Hereafter. Un infermiere (Nicolas Cage) ha a che fare con persone incidentati, pazienti all’ultimo stadio, patologie e orrori del corpo di ogni tipo. Si sente impotente. Un paziente muore per causa sua, e lui precipita in una crisi che non è solo depressione, ma allucinazione, alterazione percettiva della realtà, confusione tra realtà e incubo, tra questo mondo e l’oltre-mondo. Fantasmi, visioni e ossessioni si affollano nella mente di Frank, che trova rifugio dai propri tormenti solo in casa, con la moglie (Patricia Arquette). Frank è ai bordi della follia come il Travis di Taxi Driver, anche lui è un ossessionato, un posseduto. Film terribile, in cui Scorsese dà fondo a tutti i suoi pessimismi e umori atrabiliari. Forse per lui una catarsi, chissà se lo è anche per lo spettatore.
8. Novecento atto I, la7d, h. 23,00. Confesso: non l’ho mai amato. Però devo anche ammettere che, rivisto oggi, il film resiste, nonostante l’obsolescenza della sua ideologia così insopportabilmente anni Settanta. Bertolucci mette in scena la rivoluzione contadina nella Bassa, dispiega bandiere rosse grandi come poderi a mezzadria, dipinge fascisti cattivissimi e pervertiti, epperò realizza uno spettacolo che ti avvince e non ti dà tregua, magniloquente e ipnotico come certi film di propaganda sovietici anni Venti (cui chiaramente si ispira). Il tutto, e qui sta l’astuzia bertolucciana, con i dollari dei produttori americani che, dopo il successo mondiale di Ultimo tango a Parigi, concessero al regista tutto quello che voleva. Solo che oggi Novecento funziona non tanto per il suo engagement, ma in quanto furibondo melodramma, verdiano all’ennesima potenza, corrusco, turgido come una romanza tenorile.
9. L’ultimo imperatore, Sky Cinema Classics, h. 21,00. Piovvero nove Oscar su Bertolucci per questo suo The Last Emperor, enorme successo ovunque e il più grande della sua carriera dopo Ultimo tango a Parigi. Estenuato melodramma sulla decadenza dell’impero cinese mentre ormai stanno arrivando i nazionalisti e, appena visibili dietro di loro, i comunisti di Mao. Il tutto visto attraverso infanzia, giovinezza e maturità dell’ultimo malcapitato imperatore, Aisin Gioro Pu Yi, uomo abbastanza inetto travolto da eventi e persone più grandi di lui. Quel che attira Bertolucci è in tutta evidenza il sapore decadente e vagamente malato della vicenda. Confezione scintillante, il bertoluccismo al suo massimo tra sete rosse e dorate, città proibite, dragoni fimmeggianti e quant’altro. Un po’ di eros di orientale perversione e raffinatezza. Sontuoso ma, come spesso accade al regista parmigiano, drammaturgicamente molle, registicamente poco energico. Quel che diverte e convince di più è questo suo rifare consapevolmente i kolossal della Hollywood di una volta, come 55 giorni a Pechino, ma con lo sguardo e il gusto di un autore europeo.
10. El Dia de la Bestia, Rai Movie, h. 0,20. Come ho giàscritto, detesto lo spagnolo Alex De La Iglesia e il suo cinema turpe e sordido. Eppure la giuria veneziana presieduta da Mister Tarantino ha assegnato quest’anno ben due premi al suo Balada triste de trompeta. Se lo segnalo qui, è perché è un autore oggi al suo massimo, premiato e stracitato e di cui si parlerà molto quando, l’8 aprile, uscirà nei nostri cinema Balada (con lo strampalato titolo Ballata dell’odio e dell’amore). Allora guardiamoci questo horror anni Novanta intriso di satanismo, sangue e pseudoesorcismi con Anticristo incombente sul Natale. Anzi, guardate e sappiatemi dire. Grazie.

SEGNALAZIONI
11. Shaft e i mercanti di schiavi, Steel, h. 22,40.
12. Un pesce di nome Wanda
, Studio Universal, h. 23,25.
13. Vesna va veloce
, Iris, h. 23,15. FREE
14. The Eye 2
, Fantasy Channel, h. 23,40.
15. Debito di sangue, Retequattro, h. 21,10. FREE
16. Gioco d’amore
, La5, h. 21,10. FREE
17. Matrix Revolutions
, Premium Cinema Energy, h. 23,20.
18. Non ti muovere, Studio Universal, h. 21,10.
19. Vento di passioni
, Sky Cinema Passion, h. 21,00.
20. Harry Potter e l’Ordine della Fenice
, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
21. 84 Charing Cross Road
, Sky Cinema Passion, h. 23,20.
22. Ilona arriva con la pioggia, Iris, h. 1,00. FREE

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