FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (giovedì 24 marzo 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.0o. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. Lolita, Iris, h. 23,00. FREE
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=nwkeANL6cD8&w=480&h=390]
2. L’uccello dalle piume di cristallo
, Rai Movie, h. 0,35. FREE
3. The Elephant Man, Studio Universal, h. 0,40.
4. Volver, Retequattro, h. 23,20. FREE
5. Il concerto
, Sky Cinema 1, h. 21,10.
6. Quella sporca ultima meta, Sky Cinema Classics, h. 23,00.
7. Sherlock Holmes
, Premium Cinema, h. 21,00.
8.
Passaggio in India, MGM Channel, h. 21,00.
9. Mr. Butterfly, 7 Gold, h. 23,30. FREE
10. Alien Nation, Cult, h. 1,00.
Commento:
1. Lolita, Iris, h. 23,00. Film esemplare dei rapporti (sempre complicati) tra cinema e letteratura. Vladimir Nabokov non fu per niente soddisfatto di questa trasposizione cinematografica del suo libro più famoso, anche se a firmarla c’era in quel remoto 1962 uno che si chiamava Stanley Kubrick. Ma, come sempre, anche in questo caso è meglio vedere il film in sè e non per quanto è fedele o infedele al testo di partenza. E il film ancora oggi regge bene, resituendoci in pieno l’attrazione-follia del professor Humbert Humbert per Lolita, l’adolescente (ma forse sarebbe meglio dire pubescente) figlia della sua padrona di casa. Perde la testa per lei, ne sposa la madre, vedova, per poterle stare vicino, l’avrà, ma lei lo abbandonerà. Un altro professore distrutto e perduto dal desiderio, come in L’angelo azzurro di Joseph von Sternberg da Klaus Mann. La guerra dei sessi messa in scena in un rapporto asimmetrico, lui maturo e con un posto nella vita, lei ragazzina apparentemente priva di mezzi se non la sua carica seduttiva. Eppure sarà lei a prevalere. Kubrick impagina con un rigore geometrico, e tratta questa battaglia (o partita a scacchi) di sentimenti e passioni tra due avversari senza entrare in sottigliezze psicologiche, e invece sempre con il suo approccio forte, titanico, nauralmente colossale. I due protagonisti sono pedine militari di una sfida implacabile, esattamente come in Spartacus, come in Barry Lyndon. Lolita è un kolossal da camera, ma pur sempre un kolossal. Fortunatamente, Kubrick non sa neppure cosa siano gli psicologismi, mentre sa bene cosa siano le passioni e la loro enorme distruttività. Molto controllato nelle scene di erotismo per non imbattersi nella censura. Con James Mason e la ragazzina Sue Lyon, che poi non si ripeterà mai più agli stessi livelli, e che sarà consegnata alla storia del cinema attraverso quell’immagine col lollipop e gli occhiali a forma di cuore. Strepitosa apparizione collaterale di Peter Sellers, ma la migliore è Shelley Winters nei panni dell’ambigua, sciagurata madre.
2. L’uccello dalle piume di cristallo, Rai Movie, h. 0,35. Così Dario Argento inventò Dario Argento e il nuovo thriller-horror. Quando uscì questo suo primo film (1970) non furono in molti a capire che avrebbe rivoluzionato non solo il nostro cinema di genere e aperto un filone con centinaia di imitazioni, ma che avrebbe ridisegnato anche l’horror tout-court. Argento veniva dalla critica cinematografica e dalla sceneggiatura – aveva collaborato con Bertolucci allo script di C’era una volta il West di Leone – e fu proprio Bertolucci a proporlo alla produzione per la regia di L’uccello dalle piume di cristallo. Uno scrittore americano a Roma – è Tony Musante – indaga su alcuni omicidi seriali. Il pazzo omicida sceglie preferibilmente donne giovani e sole, e le sequenze delle loro morti hanno già il sigillo argentiano, quel suo inconfondibile tocco voyeuristico-sadico, ma come mediato e anestetizzato dall’alto livello di stilizzazione. Così come già si precisa la capacità del regista romano di inventare universi da incubo autorerenziali e chiusi in se stessi, spazi metafisici e come sospesi, che Argento ricrea assemblando e accostando attraverso il montaggio ambienti incongrui, presi da luoghi e perfino città diverse. Il plot conta pochissimo, l’indagine pure. Importano solo le efferatezze. A tutt’oggi L’uccello dalle piume di cristallo resta uno dei vertici di Argento. Imperdibile, per chi non l’avesse mai visto.
3. Elephant Man, Studio Universal, h. 0,40. Uno dei film che sta alle origini del percorso cinematografico di David Lynch, anno 1980, e il suo primo successo commerciale. Magnifico, anche emozionante capolavoro su un povero ragazzo della Londra vittoriana affetto da una malattia che ne deforma i connotati e costretto a esibirsi come mostro-attrazione da fiera. Uno studioso lo prenderà in cura e cercherà di restituirgli la dignità di essere umano. Girato in un meraviglioso bianco e nero, fu a suo tempo la rivelazione del talento di Lynch. Un film sulla diversità degno dei grandi capolavori come Freaks e ormai classico.
4. Volver, Retequattro, h. 23,20. Glorificazione da parte di Pedro Almodóvar della sua musa di allora Penelope Cruz. Del 2006, è un vero e proprio vehicle per Penelope, bellissima e molto, molto brava (l’accoppiata delle due cose non è così diffusa) nel ruolo di Raimunda, una casalinga con figlia adolescente e convivente brutale. Il quale tenta di violentare la ragazzina e verrà punito da Penelope/Raimunda con la morte. Ma il fattaccio riporterà al passato Raimunda, farà riemergere i traumi che anche lei ha subito e i rapporti difficili con la madre che non è mai stata dalla sua parte. Racconto di famiglia con slittamenti nel surreale (la madre che ritorna dall’al di là, ed è Carmen Maura ripescata da Almodóvar dopo anni e anni di incomprensioni e lontananza) dove, come sempre e più di sempre nei film del regista della Mancha, le protagoniste sono le donne, e i maschi pure comparse, perlopiù rozze e/o fastidiose. Pedro acconcia fisicamente Penelope a immagine delle grandi dive italiane del cinema anni Cinquanta-Sessanta, Anna Magnani e soprattutto Sofia Loren, e lei risponde con una strepitosa perfomance, la migliore della sua carriera, che le procurerà anche la nomination all’Oscar come attrice protagonista (lo avrebbe vinto due anni dopo come best supporting actress per Vicki Cristina Barcelona).
5. Il concerto, Sky Cinema 1, h. 21,10. Prima tv del film di Radu Mihăileanu che è stato l’anno scorso un gran successo nel circuito Art House di mezzo mondo, Italia compresa.  Per il regista rumeno, attivo però soprattutto in Francia (paese che ha prodotto anche questo film) e Israele, è il miglior risultato della carriera insieme al precedente e celebratissimo Train de vie. In effetti le analogie tra i due film sono molte. Anche nel Concerto ci sono i temi dell’ebraismo e della fuga da una situazione difficile attraverso la messinscena, un gioco virtuosistico di finzione e di inganni ai danni dell’oppressore. In Train de vie era un intero villaggio ebraico che con un’astuta recita riusciva a beffare i nazisti e a salvarsi, qui c’è un direttore d’orchestra che negli anni brezneviani dell’Unione Sovietica viene sollevato dall’incarico per essersi rifiutato di espellere i suoi musicisti ebrei come ordinato dalle autorità. Finisce a fare le pulizie, e quando molti anni dopo intercetta per caso un invito a Parigi per l’orchestra, si finge ancora direttore e rintraccia i suoi vecchi musicisti: se ne andranno tutti insieme al parigino Theatre du Chatelet spacciandosi per l’orchestra del Bolshoi. La beffa, che è anche una vendetta e un riscatto, riuscirà. Travolgente, secondo lo stile poco minimalista e molto balcanico-yiddish di Radu Mihăileanu. Con Melanie Laurent, l’eroina di Inglorious Basterds.
6. Quella sporca ultima meta, Sky Cinema Classics, h. 23,00. Muscolare film di Robert Aldrich del 1974 che racconta la partita di football di una squadra di carcerati contro quella delle guardie di sorveglianza. Si può immaginare cosa ne verrà fuori. Molte le analogie con il precedente, fortunatissimo film di Aldrich Quella sporca dozzina, a partire dall’ambientazione e cast completamente maschili. Protagonista Burt Reynolds.
7. Sherlock Holmes, Premium Cinema, h. 21,00. Enorme, inaspettato successo al box office delle vacanze natalizie 2009: qualcosa come 530 milioni di dollari incassati nel mondo, ottimi risultati anche in Italia. Guy Ritchie con questo suo Sherlock Holmes adrenalinico e poco compassato, per la prima volta nella sua vita di regista centra in pieno il bersaglio commerciale. Era ora, dopo i tanti piccoli bei film però di nicchia, e soprattutto dopo il matrimonio con Madonna che l’aveva come creativamente bloccato: non più un film decente, da quando stava con lei. Poi, a separazione avvenuta, ecco la rinascita con Sherlock Holmes (gli psicanalisti indaghino, per favore). Niente a che vedere con tutte le precedenti versioni cinematografiche del detective di Conan Doyle. Qui SH non ha più niente dell’aplomb british, è un nevrotico signore che si nuove freneticamnente in una Londra vittoriana molto steampunk: vapori, fabbriche, vicoli bui. muri e antri fuligginosi, porti e angiporti plumbei, ferraglia meccanica ovunque.  Lo aiuta l’amico-assistente Watson, stavoltà più che una spalla e una comparsa, una sorta di angelo bonario che assiste il deragliante (psicologicamente e socialmente) Sherlock. Trama di un giallo molto venato di nero, con brividi oltrtetombali. Ma che importa la storia, lo spettacolo lo fanno lui e lui: Sherlock è un enorme Robert Downey Jr che si sarebbe meritato l’Oscar, Watson un Jude Law che si diverte a non fare più il figaccione ma l’uomo posato in grigio. Gran coppia maschile. La rivedremo: è in lavorazione l’inevitabile (visto il successo) sequel.
8. Passaggio in India, MGM Channel, h. 21,00. Il film che il grande David Lean. maestro del cinema epico, trasse nel 1984 da Passaggio in India di Edward M. Foster, il più bel romanzo mai scritto sui rapporti di fascinazione-attrazione-repulsione tra Occidente e altri mondi, in questo caso l’India, che tutti li rassume e li rappresenta. Un’anziana signora inglese parte per l’India coloniale con la ragazza destinata a sposare suo figlio. Le due donne sono aperte e benevolenti verso quella cultura lontana, sinceramente desiderose di conoscerla, amarla e penetrarla. Aziz, un giovane, brillante e colto medico indiano-musulmano, con cui entrano in amicizia, sarà il loro tramite, il ponte verso quel mondo. Ma durante la visita ad alcune famose grotte la ragazza subirà un tentativo di violenza sessuale, o crederà di averlo subito. Realtà? Allucinazione? Paranoia? Si sospetta di Aziz, ma lui si proclama innocente, e Forster lascia volutamente senza risposta l’enigma. Ma la fragile amicizia tra lui e le due donne non reggerà alla prova, si spezzerà per sempre. Forster ci suggerisce con straordinario acume antropologico-politico, che non bastano la tolleranza e la comprensione per stabilire un ponte tra civiltà diverse, e che le differenze e i pregiudizi sono sempre incombenti, e sono più forti di ogni buona intenzione. Apologo disincantato e amarissimo, di cui David Lean non coglie la sottigliezza, la complessità, le implicazioni. Il regista inglese impagina da par suo, ci restituisce un quadro perfetto di vita coloniale e di inglesità, ma non riesce a trasmetterci il nocciolo duro di Forster, non lo penetra, non lo capisce, se ne mantiene sempre all’esterno. Peccato, poteva essere un capolavoro da storia del cinema, non lo è. Memorabile Peggy Ashroft nei panni dell’anziana lady.
9. Mr. Butterfly, 7 Gold, h. 23,30. Una Madame Butterfly in versione contemporaneizzata, e con l’ambiguità sessuale. Cina, 1964: un travestito cinese dell’opera di Pechino fa innamorare il diplomatico francese Jeremy Irons. Lui non solo non si renederà conto che trattasi di una spia, ma nemmeno che è in realtà un uomo. Finché non scoprirà il doppio inganno. Da un play anni Ottanta di grande successo, un film con la regia nientemeno che di David Cronenberg. Non è il lavoro migliore del maestro canadese (allora non all’apice della sua fortuna e costretto a film alimentari come questo), ma si tratta pur sempre di un Cronenberg, e merita la visione a prescindere.
10. Alien Nation, Cult, h. 1,00. Una comunità di alieni in fuga trova rifugio sulla terra, ma l’integrazione con gli umani è difficile e finiscono tutti a vivere in ghetti, decimati da una droga che li colpisce più di ogni altra popolazione. Un poliziotto terrestre e uno alieno collaborano per sgominare la banda di spacciatori. Film del 1988 con riferimenti abbondanti e anche troppo espliciti alla situazione dei vari migranti e alla difficile convivenza tra culture diverse. Molto buonista, molto politically correct, ma straordinariamente attuale. Con James Caan.

SEGNALAZIONI
11. Il silenzio degli innocenti, Sky Cinema 1, h. 23,20.
12. Baarìa, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.
13. Proibito
, Sky Cinema Classics, h. 1,05.
14. Uomini che odiano le donne, Sky Cinema Hits, h. 21,00.
15. Le tre sepolture, Rai Movie, h. 21,00. FREE
16. Desperado
, Sky Cinema Max, h. 22,40.
17. Giulia non esce la sera, Sky Cinema Hits, h. 23,45.
18. L’isola perduta
, Premium Cinema Energy, h. 23,20.
19. Come tu mi vuoi, La5, h. 21,10. FREE
20. Les dents de la nuit
, Rai Movie, h. 23,05. FREE
21. She-Devil – Lei, il diavolo
, Cult, h. 21,00.
22.
Princesas, Cult, h. 23,00.
23. A proposito di Henry
, Sky Cinema Passion, h. 0,15.

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