FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (domenica 27 marzo 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.00. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. Eyes Wide Shut, Retequattro, h. 23,25. FREE
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=kC-J3DJ7d_o&w=480&h=390]
2. A Serious Man
, Joi, h. 22,55.
3. Lolita, Iris, h. 1,00. FREE
4. Nessuna qualità agli eroi, Iris, h. 23,10. FREE
5. Soul Kitchen, Sky Cinema 1, h. 21,00.
6. Kill Bill vol. 1, Sky Cinema Hits, h. 21,10; Kill Bill vol. 2, Sky Cinema Hits, h. 23,10.
7. Diamond 13
, Premium Cinema, h. 22,40.
8. Tropic Thunder
, Italia 1, h. 21,25. FREE
9. La maschera della morte rossa, MGM Channel, h. 21,00.
10 ex aequo. Ong-bak – Nato per combattere
, Rai4, h. 22,55. FREE
10 ex aequo. Blood Simple, Studio Universal, h. 0,55.
Commento:
1. Eyes Wide Shut, Retequattro, h. 23,25. Film inquietante come pochi, film-limite: Stanley Kubrick morì una settimana prima che EWS uscisse nei cinema, e la coppia protagonista Tom Cruise-Nicole Kidman non si sarebbe mai più riavuta dalle ferite psicologiche di quel set durissimo, logorante, insostenibile, e si sarebbe spezzata di lì a poco. Ha qualcosa di distruttivo, Eyes Wide Shut, film terminale e testamentario (anno 1999) del maestro Kubrick che, settantenne, affronta con quella sua inconfondibile grandeur, sconfinante talvolta nel (cattivo) gusto pompier, un tema così privato e fragile come la sessualità. Ne fa come al suo solito una rappresentazione teatrale, geometrica, fredda, ipertrofica e magniloquente. Epicizza ciò che non è epicizzabile, come la relazione di desiderio, sogno e tradimento di un lui e una lei. Tratto dal Doppio sogno di Athur Schnitzler, Eyes Wide Shut sembrò allora inattuale e opera senile e stanca del suo autore. Ma il passare del tempo ne ha fatto crescere la statura e la necessità. Cruise e Kidman che un po’ si tradiscono e un po’ no, che un po’ vivono nel sogno-delirio e un po’ ne sono fuori, sono lo specchio allarmante di qualcosa che è di tutti noi. La terribile scena dell’orgia, quei corpi nudi con le maschere, quell’eros mortifero e mortificato, si fissa nella mente e non se ne va più via. Kubrick è riuscito a spiazzarci e farci suoi prigionieri anche con questo suo ultimo film.
2. A Serious Man, Joi, h. 22,55. A serious man resta il miglior esito dei fratelli Coen negli ultimi anni (sì, anche meglio del pur buono Il grinta), il loro film più personale e intimo. Dopo tante scorribande tra generi e linguaggi, i fratelli di Minneapolis tornano qui a una storia fors’anche in parte autobiografica, affondata nell’humus della cultura yiddish americana. Un ritorno a casa per i Coen, che costruiscono questa parabola (con prologo nell’Europa orientale degli shtetl), tutta inscritta nella tradizione ebraica, su un pover’uomo, un professore che i guai sembra tirarseli addosso. Il lavoro va male, la moglie lo tradisce e lo molla, i figli se ne fregano di lui. Siamo negli anni Sessanta e il poveretto chiede lumi ai rabbini, senza cavarne apparente beneficio. La sua vita scalcagnata prosegue, forse per una punizione del cielo, forse come espiazione di una colpa oscura e inconsapevole. Il tutto nei toni della commedia, però teso e angosciante. Una meditazione sul male che può colpire l’innocente, sugli strani destini dell’uomo e (forse) sugli imperscrutabili disegni divini. Bellissimo.
3. Lolita, Iris, h. 1,00. Secondo capolavoro kubrickiano di questa serata tv dopo Eyes Wide Shut, Lolita resta un film esemplare dei rapporti (sempre complicati) tra cinema e letteratura. Vladimir Nabokov non fu per niente soddisfatto di questa trasposizione cinematografica del suo libro più famoso, anche se a firmarla c’era in quel remoto 1962 uno che si chiamava Stanley Kubrick. Ma, come sempre, anche in questo caso è meglio vedere il film in sè e non per quanto è fedele o infedele al testo di partenza. E il film ancora oggi regge bene, resituendoci in pieno l’attrazione-follia del professor Humbert Humbert per Lolita, l’adolescente (ma forse sarebbe meglio dire pubescente) figlia della sua padrona di casa. Perde la testa per lei, ne sposa la madre, vedova, per poterle stare vicino, l’avrà, ma lei lo abbandonerà. Un altro professore distrutto e perduto dal desiderio, come in L’angelo azzurro di Joseph von Sternberg da Klaus Mann. La guerra dei sessi messa in scena in un rapporto asimmetrico, lui maturo e con un posto nella vita, lei ragazzina apparentemente priva di mezzi se non la sua carica seduttiva. Eppure sarà lei a prevalere. Kubrick impagina con un rigore geometrico, e tratta questa battaglia (o partita a scacchi) di sentimenti e passioni tra due avversari senza entrare in sottigliezze psicologiche, e invece sempre con il suo approccio forte, titanico, nauralmente colossale. I due protagonisti sono pedine militari di una sfida implacabile, esattamente come in Spartacus, come in Barry Lyndon. Lolita è un kolossal da camera, ma pur sempre un kolossal. Fortunatamente, Kubrick non sa neppure cosa siano gli psicologismi, mentre sa bene cosa siano le passioni e la loro enorme distruttività. Molto controllato nelle scene di erotismo per non imbattersi nella censura. Con James Mason e la ragazzina Sue Lyon, che poi non si ripeterà mai più agli stessi livelli, e che sarà consegnata alla storia del cinema attraverso quell’immagine col lollipop e gli occhiali a forma di cuore. Strepitosa apparizione collaterale di Peter Sellers, ma la migliore è Shelley Winters nei panni dell’ambigua, sciagurata madre.
4. Nessuna qualità agli eroi, Iris, h. 23,10. Secondo, ambizioso film di Paolo Franchi dopo l’inaspettato buon successo di La spettatrice, e clamoroso flop a Venezia 2007, dov’era molto atteso. Può anche infastidire, questo Nessuna qualità agli eroi, fin dal pretenzioso titolo, e via via per il tono insopportabilmente alto da capolavoro annunciato. Ma non si può non apprezzare in Franchi, allievo di Ermanno Olmi, la voglia di fare un cinema finalmente non mainstream, un cinema italiano degno dei grandi maestri del passato che che non teme di inoltrarsi in percorsi impervi e ostici. Paolo Franchi ha stile, ha il tocco scabro e mai retorico di Olmi, ma anche di Rossellini, Ozu, Bresson, tutti i grandi del cinema non gridato. È interessato ai destini degli individui e alle loro derive e alle loro fratture interiori, a un cinema umanistico dove le persone sono tutto e il resto poco. Bruno è un quarantenne in preda a una crisi abissale, ha poblemi di soldi e di identità. Viene perseguitato da un usuraio che all’improvviso scompare. Subentra, nello stalking, il figlio di lui. Attori presi dal cinema francese-europeo d’autore (il Bruno Todeschini di La petite Jérusalem e poi di Lourdes, la kieslowskiana Irène Jacob e Maria de Medeiros) e un Elio Germano al solito teso e schizzato, che si esibisce pure in un’erezione che fu la scena-scandalo di cui si parlò molto a Venezia, ma che non servì a suscitare interesse nel pubblico. Esempio anomalo del nostro cinema recente, uno di quei film non riusciti che sono molto interessanti e anche importanti, e che crescono con il tempo.
5. Soul Kitchen, Sky Cinema 1, h. 21,00. Adoro il cinema del turco-tedesco Fatih Akin e i suoi meravigliosi La sposa turca, Ai confini del paradiso e Crossing the Bridge. I primi due – melodrammi potenti e strazianti – ne hanno fatto l’unico, legittimo erede in terra tedesca di Fassbinder, Crossing the Bridge è invece un docu che esplora la musica contemporanea di Istanbul e diventato in questi ultimi anni un riferimento per molti altri autori: l’altro giorno il giovane regista egiziano Ahmad Abdalla, prima della proiezione a Milano al Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina del suo bellissimo Microphone sulla scena hip-hop di Alessandria, ha dichiarato di aver avuto l’idea del film vedendo proprio Crossing the Bridge. Akin è già un maestro del cinema europeo, per questo mi ha deluso e mi fatto arrabbiare Soul Kitchen, il suo film presentato con gran successo a Venezia 2009 (dove ha vinto anche un premio), ruffiano, piacione, corrivo, costruito implacabilmente e perfino cinicamente e furbescamente per piacere a molti e incassare soldi al box office. Difatti è andato molto bene e credo sia a oggi il suo maggior successo commerciale. Intendiamoci, non è mica una colpa fare film che piacciono al pubblico, dipende da come lo si fa, ovvio. Stavolta Akin abbandona le passioni fiammeggianti e travolgenti e distruttive dei suoi mélo e si butta sulla commedia etnica, con risvolti anche da commediaccia sgangherata e sguaiata. Zinos è un ragazzo di Amburgo di famiglia greca che gestisce un ristorante di infimo ordine per gente che si accontenta di qualche piatto mal cucinato e di molta birra da trangugiare. Ha un fratello appena uscito di galera che gli sta sempre addosso con le sue richieste, una fidanzata tedesca-tedesca che fa la giornalista e parte per la Cina, e intanto si fa avanti pure un ex compagno di scuola sciacallo, uno speculatore che non vede l’ora di mettere le mani sul ristorante. Il povero Zinos tracolla e collassa ed è costretto a curarsi per un po’, così deve assumere un altri cuoco, che è un matto scatenato, un tipo intrattabile e con un’inquietante consuetudine con i coltelli più affilati, e che però è un genio della nuova cucina. Detto fatto, il ristorante si riscatta e diventa uno dei più fighi in città. Fatih Akin non si risparmia niente per piacere al pubblico, compresa la scena dell’assatanamento collettivo per via degli afrodisiaci abbondantemente messi nei piatti e nei beveroni, una delle cose più sordide e becere viste al cinema negli ultimi anni. Però ho troppo rispetto per Akin e il suo talento, ho troppo amato i suoi film precedenti per bocciarlo per questo scivolone (ed è anche il motivo per cui segnalo nonostante tutto Soul Kitchen in questa lista).
6. Kill Bill vol. 1, Sky Cinema Hits, h. 21,10; Kill Bill vol. 2, Sky Cinema Hits, h. 23,10. Mandati in onda in sequenza da Sky Cinema Hits le due parti di uno dei più famosi Tarantino-movies. Riaccendendo un’annosa questione: ma qual è il capolavoro-capolavoro di Quentin, Kill Bill o Pulp Fiction? I tarantinologi se lo chiedono, si confrontano, si dividono (io mi chiamo fuori dalla mischia e butto lì Inglorious Basterds). Di sicuro Kill Bill è una svolta e apre la fase ipercitazionista di Quentin, che abbandona ogni residuo rapporto con la realtà extracinematografica per chiudersi nell’autoreferenzialità cinefila. Ogni scena, ogni momento è rigorosamente citazione e ripetizione e ricalco di altro già visto in un altro film, in un altro cinema, o comunque nel recinto della pop culture e delle sue icone. La storia della Sposa che finisce in coma e poi si ridesta e si dà alla vendetta (Kill Bill vol. 1), è una lunga scia di déjà vu genialmente reinventati e riproposti con infinito amore.
In Kill Bill vol. 2 continua la vendetta della Sposa contro l’ex boss e quel che rimane dei suoi sodali. Meno potente del primo episodio, ma è l’inesorabile destino che tocca a tutte le parts two.
7. Diamond 13, Premium Cinema, h. 22,40. Il polar francese sta benissimo, e questo film del 2009 lo dimostra. Non sarà all’altezza dei vertici toccati negli ultimi dieci anni da altri titoli del genere, titoli ormai classici come 36 Quai des Orfèvres e Truands, ma resta pur sempre un prodotto rispettabile, dove si sente la mano del guru del nuovo polar Olivier Marchal, ex poliziotto passato alla scrittura e poi alla regia, uno che lo sporco mestiere del flic lo conosce bene. E che stavolta è produttore e autore della sceneggiatura ma non regista. Anche in Diamond 13 c’è un losco poliziotto, che è poi un attore-totem come Depardieu, con i suoi sporchi affari, tra colleghi che non sono meglio di lui e malavitosi ancora più carogne. Una fogna, come sempre in Marchal. Stavolta l’azione si svolge nel Belgio, le plat pays, tra Charleroi e Anversa, scenari brumosi e lugubri, dunque perfetti. Asia Argento è la femme fatale.
8. Tropic Thunder, Italia 1, h. 21,25. Un bellico-demenziale diretto nel 2008 da Ben Stiller, che ha il fegato di riproporre in commedia grottesca la guerra del Vietnam. Un regista pazzo che deve girare un film in stile Apocalypse Now/Il cacciatore porta i suoi attori, uno più fuori di testa dell’altro (c’è anche un eroinomane interpretato da Robert Downey jr.!), in piena giungla indocinese ancora infestata di mine e ordigni vari perché imparino dal vivo e dal vero la parte. Si ride. Oltraggioso e coraggioso.
9. La maschera della morte rossa, MGM Channel, h. 21,00. Uno dei classici dell’orrore che il guru del cinema indipendente (e dei B-movies) Roger Corman trasse negli anni Sessanta da Edgar Allan Poe. In un improbabile vilaggio dell’Italia meridionale la Morte Rossa si impossessa degli abitanti del vilaggio, solo chi vive all’interno del castello del tiranno Prospero ne sembra immune. Ma non sarà così facile arrestare il contagio. Un film del 1964 che fa ormai parte della storia del cinema bis e imperdibile non solo per i devoti del culto cormaniano. Con Vincent Price. Curiosità: tra le interpreti c’è Jane Asher, allora fidanzata del beatle Paul McCartney.
10 ex aequo. Ong-bak – Nato per combattere, Rai4, h. 22,55. Forse il film thailandese – anno 2003 – di maggior successo commerciale di sempre, di sicuro uno dei più famosi (ancora non era arrivato lo Zio Boonmee di Apichatpong Weerasethakul a vincere la Palama d’oro e a dividere il pubblico globale tra favorevoli e ferocemente contrari). Un prodotto tipico di quella cinematografia molto vitale soprattutto nei film di genere, dall’action all’horror. Qui un campione di arti marziali se la vede con i soliti cattivi che hanno rubato la testa di un Budda. Il protagonista Panom Yeerum è considerato tra i migliori epigoni Bruce Lee e il regista Prachya Pinkaew un degno erede dei maestri hongkonghesi. Anche per chi non è interessato alle arti marziali, Ong-Bak è l’occasione di fare la conoscenza del cinema made in Bangkok.
10 ex aequo. Blood Simple, Studio Universal, h. 0,55. Esordio molto riuscito (siamo nell’anno 1984) dei fratelli Coen, che girano uno psycho-thriller assai citazionista e cinefilo su un sicario incaricato da un martito di far fuori la moglie traditrice e il suo amante. Ma gli sviluppi e il finale saranno a sorpresa. Incunabolo di parecchio del cinema successivo dei due fratelli di Minneapolis (molti i punti di contatto ad esempio con Fargo, con cui condivide la protagonista, Frances McMormand, moglie di Joel Coen). Attenzione, sta per uscire distribuito dalla BIM il remake che ne ha fatto l’anno scorso il cinese Zhang Yimou (sì, proprio il maestro di Lanterne rosse e Hero), A Woman, a Gun and a Noodle Shop (Una donna, una pistola e una spaghetteria) e appena visto a Milano in apertura del Festival del cinema africano, d’Asia e America latina: remake alquanto stravagante, che Zhang Yimou ambienta in una lontana provincia cinese dell’Ottocento, e che ha l’andamento di una black comedy alla Corn con però i modi e gli stilemi piuttosto indigesti al nostro gusto dell’Opera di Pechino (quella, oltretutto, in versione farsesca). Mah.

SEGNALAZIONI
11. Dorian Gray, Sky Cinema Passion, h. 21,00.
12. Velvet Goldmine, Cult, h. 1,15.
13. I Buddenbrook, Sky Cinema 1, h. 0,40.
14. I magnifici sette, La7, h. 21,30. FREE
15. Pollock, Iris, h. 21,00. FREE
16. Dillinger, Sky Cinema Classics, h. 23,10.
17. Terminator Salvation, Sky Cinema Max, h. 21,00.
18. Into the Wild, Cult, h. 21,00.
19. Le tre sepolture
, Rai Movie, h. 22,55. FREE
20. Le streghe di Eastwick, Studio Universal, h. 22,45.
21. Amabili resti, Sky Cinema Passion, h. 23,00.
22. Fascino
, Sky Cinema Classics, h. 1,00.
23. Matrimoni e altri disastri, Premium Cinema, h. 21,00.

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