FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 15 (lunedì 28 marzo 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per vedere la programmazione completa delle varie reti, consultare Film.tv.it. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.00. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare (prima di vedere un film è meglio controllare, sempre su Film.tv.it, la sua presenza in palinsesto). Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. Deserto rosso, Iris, h. 1,05. FREE
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=UaT46spgdwo&w=480&h=390]
2. Gli uccelli, Premium Cinema Energy, h. 1,00.
3. Exodus
, MGM Channel, h. 0,20.
4. Passerotti, Studio Universal, h. 22,35.
5. La notte dei generali, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
6. Al di là delle nuvole, Iris, h. 21,10 FREE; Eros, Iris, h. 23,20. FREE
7. Un bellissimo novembre, MGM Channel, h. 21,00.
8. The Blind Side, Premium Cinema, h. 23,05.
9. Shutter Island, Premium Cinema, h. 1,15.
10. Lo sceicco bianco, Cult, h. 21,00.
11. Open Water
, RaiDue, h. 0,40. FREE
12. Sesso, bugie e videotape, Sky Cinema Passion, h. 0,25.
13. Bad Boy Bubby, Rai Movie, h. 23,55. FREE
14. Coraggio… fatti ammazzare, Retequattro, h. 23,25. FREE
15 ex aequo. New Jack City, Rai4, h. 0,30. FREE
15 ex aequo. Watchmen, Sky Cinema Max, h. 22,55.
Commento:
1. Deserto rosso, Iris, h. 1,05. Il titolo che chiude nell’anno 1964 la grande stagione dell’alienazione nella filmografia di Michelangelo Antonioni, che anzi quella stagione tutta riassume e nello stesso tempo se ne distanzia grazie alla scelta così eloquente e connotativa del colore al posto del gran bianco e nero e dei grigi dei precedenti L’avventura, La notte e L’eclisse. Per girare Deserto rosso Antonioni sceglie Ravenna, a due passi dalla natia Ferrara, ed è una Ravenna lontana da ogni magia bizantina ma luogo della modernità, con le sue raffinerie e lo skyline delle ciminiere che sputano fumi gialli sul mare plumbeo. E a sottolineare il dominio del cinema e della finzione sul reale, e il potere assoluto del regista-demiurgo, letteralmente fa ridipingere (sì, con la vernice) le vie della città, i muri, le case, gli alberi per adeguare il paesaggio ai suoi sogni e alle sue visioni, e per accordarlo cromaticamente ai tumulti interiori della sua nevrotica protagonista. Ne esce un film  visivamente magnifico, manifesto di un fare cinema che influenzerà successive generazioni di autori fino ai giorni nostri. La storia è quella di Giuliana (naturalmente interpretata da Monica Vitti), moglie in crisi, coniugale e non solo, che si sottrae a ogni tentativo di comprensione e di aiuto da parte del marito, dirigente in raffineria, e si perde nei labirinti della sua nevrosi. Una donna dall’infelicità senza causa, dunque inafferrabile, inesplicabile  e non curabile. L’unico che riesca a sintonizzarsi con lei è un ingegnere (Richard Harris): diventeranno amanti, ma Giuliana continuerà a restare blindata nel suo mondo. Memorabile la battuta, sbeffeggiata a suo tempo da Alberto Arbasino, “mi fanno male i capelli” (ma si sa che Antonioni è sempre meglio vederlo che ascoltarlo, soprattutto quando a firmare la sceneggiatura, cioè quasi sempre, c’è Tonino Guerra). Monica Vitti, alla sua ultima grande performance antonioniana, deambula dissociata lungo tutto il film, feticizzata e iconizzata da una macchina da presa che non la molla un attimo. E qua e là sembra ormai schiava dei manierismi dei suoi personaggi alienati e disturbati, e già involontariamente autoparodistica, come se la Monica Vitti della successiva, imminente stagione di commediante si fosse già messa a fare la caricatura della Monica Vitti dell’incomunicabilità. Deserto rosso del resto è maniera e autocitazione, film maturo, anzi estremo e terminale, un vicolo cieco, una strada senza più sbocchi. Meraviglioso e malato, da fine cinema, o almeno di un certo cinema. Antonioni dopo svolterà verso altri lidi con Blow-up, Monica Vitti se ne andrà a fare la commedia all’italiana, lasciando entrambi dietro di sè questo capolavoro. Leone d’oro a Venezia, tra qualche mugugno.
2. Gli uccelli, Premium Cinema Energy, h. 1,00. Non solo uno dei più grandi successi commerciali di Alfred Hitchcock, ma anche uno dei suoi lavori più geniali e profetici, uno di quei film in cui Hitch riusciva a vedere lontano e ad aprire nuovi orizzonti cinematografici, perfino a fondare nuovi paradigmi narrativi. In Gli uccelli (che è del 1963) c’è già moltissimo dell’horror che verrà, c’è la crudeltà che si fa spettacolo, il sadismo che viene sfacciatamente esibito davanti allo spettatore e non cerca più alcun alibi, alcuna giustificazione alla propria efferatezza: la scena di Tippi Hedren beccata dagli uccelli assassini è terribile almeno quanto la morte sotto la doccia di Psycho, e queste due sequenze sfondano una barriera, varcano un confine, dopo il cinema non sarà più lo stesso (e forse bisogna aggiungere a questi due Hitchcock anche Peeping Tom-Lo sguardo che uccide di Powell-Pressburger). Con Gli uccelli il thriller lascia il posto all’horror nella sua forma moderna. La storia è nota: in una cittadina della baia di San Francisco gli uccelli impazziscono e diventano ferocissimi killer. Contano solo le scene degli assalti omicidi degli orridi pennuti, nient’altro importa. Tra l’altro, è anche il film capostipite del genere animali assassini, anticipatore dei vari squali, piranha, caimani che a partire dagli anni Settanta invaderanno gli schermi e popoleranno i nostri incubi. Perché all’inizio, prima di tutto e di tutti c’è stato lui, Hitchcock.
3. Exodus, MGM Channel, h. 0,20. Quando ancora Hollywood poteva produrre un film sulla nascita dello stato di Israele senza che fioccassero le accuse di sionismo e si facessero le barricate davanti ai cinema. Sembra un’altra era, difatti lo è. Il film è del 1960 e racconta l’epopea (vera) della nave Exodus che portava in Palestina nell’immediato dopoguerra centinaia di sopravvissuti all’Olocausto e che gli inglesi, allora potenza mandataria dell’area, cercarono di boicottare impedendone l’attracco. Sì, la Storia è complicata e parecchio diversa dalla vulgata attuale: gli Inglesi erano contrari agli insediamenti degli Ebrei in Palestina e alla nascita di un loro stato. Il film racconta piuttosto fedelmente gli avvenimenti, certo dal punto di vista di quello che diventerà Israele. Bene, fine della digressione storica e torniamo a Exodus, che ha un respiro epico che cattura e perfino travolge. Dirige con mano fermissima il mitteleuropeo emigré a Hollywood Otto Preminger, c’è Paul Newman nel suo momento aureo e una Eva Marie Saint non più gelida eroina hitchcockiana. Script del blacklisted Dalton Trumbo, a conferma che allora il sostegno a Israele era cosa di sinistra. Con uno dei più famosi e ruffiani score musicali di tutti i tempi.
4. Passerotti, Studio Universal, h. 22,35. Imperdibile appuntamento con il cinema muto. Film Usa del 1926 con la gran diva di quel tempo Mary Pickford nei panni di una ragazza che si occupa di una tribù di bambini, orfani come lei, sballotati da un ricovero all’altra, strutture fintamente assistenziali che in realà fanno da copertura ai traffici della ciminalità in quell’era di proibizionismo. Film piuttosto gothic-dark, un Dickens corretto con abbondante dosi di orrore e brividi alla Edgar Allan Poe. (Nota: curiose le coincidenze ornitologiche di questa serata tv, tra Uccelli hitchcockiani e muti Passerotti).
5. La notte dei generali, Sky Cinema Classics, h. 21,00. Nazismo e perversione sessuale, un binomio che, dopo questo film del 1967, ritroveremo sempre più spesso al cinema (vedi Luchino Visconti, Liliana Cavani e Tinto Brass). Qui c’è un Peter O’Toole, generale psicopatico e dall’erotismo distorto e sadico, in una delle interpretazioni più istrioniche della sua carriera, per qualcuno la migliore in assoluto. Il regista Anatole Litvak (La fossa dei serpenti, Anastasia) è uno di quei cineasti emigrati a Hollywood che hanno portato con sè, dalle loro vite viennesi, berlinesi, est europee, il senso dell’ambiguo, dell’ombra, del rimosso. Litvak, ebreo di Kiev, questo bagaglio lo immette anche in La notte dei generali, un film che allora sembrò di routine e che invece è cresciuto con il tempo fino ad assurgere a classico.
6. Al di là delle nuvole, Iris, h. 21,10; Eros, Iris, h. 23,20. I primi due film della serata tv che Iris dedica al cinema di Michelangelo Antonioni e che culminerà alla 1 di notte con Deserto rosso (vedi scheda precedente). Sono entrambi film a episodi girati da un Antonioni malato e con i postumi dell’ictus. In Al di là delle nuvole – quattro storie di donne tra amori, felicità e infelicità – ad affiancarlo c’è addirittura Wim Wenders, che si presta a far da garante del progetto agli occhi dei produttori e delle assicurazioni (si potrà dire badante di lusso?), preoccupati dalle condizioni del regista di Ferrara. È il 1995, sono dieci anni che il venerato maestro non si mette dietro la macchina da presa, e per lui arrivano attori di prima fascia, da John Malkovich a Fanny Ardant, Irène Jacob, Kim Rossi Stuart, Sophie Marceau, Jean Reno. Apparizioni di Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau, e per chi li ricorda insieme in La notte, capolavoro assoluto di Antonioni, è un’emozione rivederli qui. Eros è invece del 2004, tre episodi di cui uno firmato da Antonioni, gli altri da Steven Soderbergh e Wong Kar-wai. Anche Eros, come Al di là delle nuvole, è stato un grandioso insuccesso, nonostante le ambizioni internazionale e lo sforzo produttivo. Ma che importa, sono pur sempre film di Antonioni, e un maestro molto amato va visto e seguito anche negli errori e nelle opere minori.
7. Un bellissimo novembre, MGM Channel, h. 21,00. Un Mauro Bolognini del 1969, al solito benissimo girato e di squisita fattura. Sull’onda del fresco successo di Grazie zia di Salvatore Samperi, arriva questo Un bellissimo novembre tratto da un racconto siciliano di Ercole Patti su un ragazzino che perde la testa per la bellissima zia. Atmosfere morbose di peccato e voluttuose perdizioni, come si addiceva a quegli anni di scoperta del sesso, al cinema e non solo. Lui è Paolo Turco, la zia è una Gina Lollobrigida in uno dei suoi migliori ruoli maturi, e perfetta come presenza di imperiosa carnalità mediterranea. Sottovalutato, dimenticato. Eppure viene da qui, da questa Sicilia scrigno di ogni desiderio torrido, proibito e solcato di umori, uno dei film di maggior fortuna commerciale del nostro cinema anni Settanta, Malizia. Solo per chi ama, ma davvero, il cinema italiano d’epoca.
8. The Blind Side, Premium Cinema, h. 23,05. Uno di quei film che ti fanno riflettere sulle differenze che ancora resistono, nonostante la globalizzazione, tra i mercati cinematografici dei diversi paesi. Perché questo film negli Stati Uniti è stato un inaspettato e clamoroso successo al box-office, con incassi oltre i 250 milioni di dollari, cosa che raramente capita a una storia di famiglia? Perché in Europa, e in particolare in Italia, invece non se l’è visto nessuno ed è finito nell’home video senza neanche passare quasi dalle sale? Ha pure portato l’Oscar nel 2010 alla sua protagonista Sandra Bullock, ma neanche questo è servito a colmare il gap tra mercato Usa e resto del mondo. La messa in onda di stasera permette almeno di vederlo, questo strano e misterioso oggetto filmico, e di capirci finalmente qualcosa. La storia: una coppia della borghesia bianca, molto centrata sui valori conservatori, contro il parere di tutti e tra molte perplessità proprie si prende in casa in affido un ragazzo di colore. Sarà un confronto complicato, ma il ragazzo riuscirà man mano a integrarsi e a diventare pure un campione di football. Film classicamente ottimista per american dreamers, però non ingenuo, non scemo, anzi debitamente aggiornato alla complessità contemporanea. Un film che ha colpito e convinto l’America profonda, da vedere senza sopraccigli alzati e snobismi ideologici.
9. Shutter Island, Premium Cinema, h. 1,15. Quale mistero nasconde quell’isola maledetta? Che cosa succede ai (presunti) malati di mente che vi sono ricoverati? Il detective Leonardo DiCaprio indaga con l’aiuto Mark Ruffalo (però, che coppia). Grandissimo thriller che, chissà perché, è stato maltrattato da gran parte dei critici, in particolare italiani. Forse non si perdona a Martin Scorsese di aver girato un film deliberatamente (anche cinicamente) mirato al box office (e difatti Shutter Island ha incassato molto bene, quasi 300 milioni di dollari worldwide). Ma che importa. Come gira un film lui non lo sa girare nessuno, e anche questo, pur tra qualche eccesso da primo della classe, è da manuale, anzi da lezione di cinema. Poi, scusate, il gran colpo di scena finale io non me l’aspettavo proprio, mi ha spiazzato, pensare che di un thriller azzecco quasi sempre la soluzione a metà. Tratto da un romanzo del Dennis Lehane di Mystic River e The Town, che stavolta crea fantasmi della mente peggiori di ogni tortura fisica. DiCaprio come in Inception pencolante tra realtà e sogno-incubo.
10. Lo sceicco bianco, Cult, h. 21,00. Nascita di un mito del cinema. Trattasi difatti del primo film che Federico Fellini firma da solo come regista (aveva già girato Luci del varietà insieme a Lattuada). Sembrò allora, 1952, solo una commedia garbatamente corrosiva, era invece molto di più, l’incunabolo del fellinismo, di uno stile e di una visione che avrebbero scaravoltato il cinema. Una coppia è in viaggio di nozze a Roma, lei vuole andare sul set dove si gira (si fotografa?) un fotoromanzo con il suo adorato divo di carta, lo Sceicco Bianco. Naturalmente il mito visto da vicino si rivelerà assai diverso dalla creatura sognata e bramata da lontano dalla neosposa. Fellini prende a pretesto la vicenda (soggetto tra gli altri di Michelangelo Antonioni, sceneggiatura tra gli altri di Ennio Flaiano: che tempi, signora mia, altro che il cinema italico piccino picciò di oggidì) per inscenare una sarabanda visionaria di alterazioni del reale e di deformazioni grottesche già molto sua. Alberto Sordi, allora sodale di Fellini (avrebbero poi girato insieme anche I vitelloni: ma perché poi il loro sodalizio si ruppe?), è il carognesco Sceicco Bianco, la sposina ingenua è Brunella Bovo. Apparizione di Giulietta Masina.
11. Open Water, RaiDue, h. 0,40. Lui e lei decidono di fare un’escursione al largo delle Bahamas. Si tuffano per un po’ di diving, ma per errore vengono abbandonati in un braccio di mare infestato dagli squali, e si ritrovano, soli, nel grande blu. Sopravviveranno? Un’idea semplice, di quelle che riescono però a produrre un film ad alta intensità, ed è questo il caso di Open Water. Quando uscì, nel 2003, fu un ottimo quanto insperato successo e sembrò lanciare il suo regista Chris Kentis verso un radioso avvenire, e invece Kentis dopo Open Water non avrebbe combinato granchè. Ma questo angosciosa cronaca di una coppia alla deriva, che si fa del male e va a fondo, scosse le platee di mezzo mondo.
12. Sesso, bugie e videotape, Sky Cinema Passion, h. 0,25. Il film che incantò Wim Wenders, presidente della giuria a Cannes 1989, tanto che gli diede la Palma d’oro. Gran sorpresa, visto che si trattava di un piccolissimo film indie messo con qualche dollaro, oltretutto girato da un regista esordiente poco più che ventenne che si chiamava Steven Soderbergh. Che da allora ne ha fatti di film, anche di gran successo commerciale, ma che non è mai riuscito ad assestarsi definitivamente, nonostante certi ottimi risultati (Traffic), nella lista dei registi maggiori. Eppure quel lontano Sesso, bugie e videotape (bel titolo) promise benissimo e convinse molti che un autore era nato. Rivisto oggi, il film appare furbetto, ma giusto nel restituire l’aria di quel tempo e l’allora sorgente fascinaziona esercitata dai media e dalla loro tecnologia. Quattro personaggi, due uomini e due donne, in una piccola casa. Un lui e una lei sposati, la sorella di lei che è anche l’amante di lui, e il quarto è un amico che arriva con un videocamera e riprende le confessioni di tutti. Non c’è molto di più di questo gruppo in un interno che parla, si parla addosso, si fa ripendere e si riguarda. La vita come duplicazione e simulazione attraverso le immagini, il narcisismo dell’io che diventa narrazione, l’esposizione di se stessi allo sguardo degli altri. Sono tutti temi che sarebbero diventati negli anni a venire costitutivi del nostro vivere e che il film di Soderbergh coglie allo stato aurorale.
13. Bad Boy Bubby, Rai Movie, h. 23,55. Chi se lo ricorda più? Eppure al suo apparire questo film del 1993 dell’australiano Rolf De Heer fu un piccolo caso e fece sperare nella nascita di un nuovo autore. Presentato a Venezia, si portò via anche il Gran Premio della Giuria e fece un’enorme impressione, anche perché la vicenda che racconta sembra fatta apposta per far sdilinquire gli amanti del cinema trasgressivo e dalle sensazioni forti, quelli che sono soliti misurare la qualità di un’opera (film, romanzo, dramma teatrale ecc.) dalla quantità di sozzerie ivi contenuta. Qui c’è un trentacinquenne mai cresciuto e mal cresciuto che vive in una stamberga con mammà, con la quale va pure a letto. Quando il babbo torna inaspettato a casa scatta l’Edipo e lui lo uccide, e uccide anche mamma, poi se ne va in giro alla deriva, viene arrestato e blindato, e in cella verrà sodomizzato. Questo accumulo di sordidezze e laidezze parve allora molto vicino al capolavoro, adesso pare molto, molto datato e ridimensionato. Anche perché nel frattempo De Heer non ha combinato granchè e si è un po’ perso per strada.
14. Coraggio… fatti ammazzare, Retequattro, h. 23,25. Basti dire che questo film del 1983 dal brutto titolo italiano (in originale fa Sudden Impact, molto meglio) è il quarto della serie dell’Ispettore Callaghan e il primo anche diretto, oltre che interpretato, dall’iconico Clint Eastwood. Dirty Harry stavolta sta tutto dalla parte di una signora decisa a vendicarsi del branco che molti anni prima ha violentato lei e la sorella, e naturalmente le darà una mano andando ben oltre i confini consentiti dalla legge. Gran finale al lunapark che sembra venire dritto da Delitto per delitto di Hitchcock. De’ culto.
15 ex aequo. New Jack City, Rai4, h. 0,30. Grande successo del 1991 di Mario Van Peebles, regista e anche attore (però il protagonista è un demoniaco Wesley Snipes) di questa crime story su un re del ghetto diventato potente grazie allo smercio di crack. Nulla di particolarmente nuovo, l’ennesima variazione sui temi Padrino e Scarface (quello di Brian De Palma). Il film, violentissimo, ha però una sua potenza ed è il perfetto, allarmante ritratto dell’età del crack, la droga più sporca di tutte. Da vedere.
15 ex aequo. Watchmen, Sky Cinema Max, h. 22,55. Dopo aver spaccato i botteghini con l’epopea spartana di 300 Zack Snyder ci riprova con un’altra graphic novel, stavolta di Alan Moore, considerata dai cultori del genere tra le migliori mai apparse. Sempre di eroi si tratta, ma qui da Sparta si passa alla modernità di una modernità allucinata, dove una truppa di supereroi nevrotizzati e esiliati decide di tornare in azione per salvare il mondo. Però l’operazione stavolta ha meno successo al box office di 300, forse Watchmen è un soggetto troppo sofisticato per un muscolare come Snyder. Ma il film è visivamente grandioso e inventivo, un vero spettacolo.


SEGNALAZIONI
16. Miami Vice, AXN, h. 21,00.
17. The Informant!, Joi, h. 21,00.
18.
La dura verità, Sky Cinema Comedy, h. 21,00.
19. Ricatto d’amore, Sky Cinema Family, h. 22,40.
20. Saint Ange, Premium Cinema Energy, h. 22,50.
21. L’udienza
, Sky Cinema Classics, h. 23,30.
22. Per amare Ofelia, Sky Cinema Comedy, h. 0,20.
23. Jennifer’s Body
, Sky Cinema 1, h. 1,00.
24. Great Balls of Fire, Cult, h. 0,00.
25. Pirati di Caraibi – Ai confini del mondo
, Italia 1, h. 21,10. FREE
26. Brothers, Sky Cinema Passion, h. 21,00.
27. Slevin – Patto criminale, Sky Cinema Max, h. 21,00.
28. The Eye 3 – Infinity
, Fantasy Channel, h. 23,45.
29. Venom, Premium Cinema Energy, h. 21,00.
30. Il postino suona sempre due volte
, 7 Gold, h. 21,05. FREE
31. Le streghe di Eastwick
, Studio Universal, h. 0,55.
32. Soldato di ventura
, Rai Movie, h. 22,05. FREE
33. Non è mai troppo tardi
, Premium Cinema Emotion, h. 21,00.
34. Cosmonauta
, Sky Cinema Passion, h. 22,50.
35. Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo…, Sky Cinema 1, h. 21,10.

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