La principessa Sissi
Mica ci sarà ancora qualcuno che lo liquida sprezzantemente come zuccheroso, spero. Altro che melassa. Questo è il film che, oltre a fondare una trilogia entrata nella storia del cinema, ha fondato anche parecchi miti del secondo Novecento. Romy Schneider innanzitutto, una delle più belle creature, e conturbanti, che abbia solcato il cinema del dopoguerra, e che proprio da qui ha incominciato la sua scalata, interpretando la volubile ma determinata Sissi di Baviera che finirà sposa di Francesco Giuseppe alla corte di Vienna. Ma è anche il film che riporta alla coscienza (o incoscienza? ) delle masse il sogno della perduta Mitteleuropa, che fonda la nostalgia per quell’Austria Felix e relativo impero cacanico dove i popoli convivevano felicemente sotto la corona di Cecco Beppe, e il governo era buongoverno e la cosa pubblica veniva amministrata da funzionari capaci e onesti. Vero o falso (più falso che vero, ovvio), ma questo è il mito, che ancora perdura. Sissi prefigura Claudio Magris, anzi in un certo senso ne crea le condizioni di esistenza. Di incantevoli frivolezza e leggerezza davvero viennesi. Una risorsa a costo zero di Rai Uno, che puntualmente lo riprogramma da alcuni decenni ogni luglio-agosto che Dio manda in terra, tirando sempre su la sua bella paccata di ascolti.
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