FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (venerdì 8 luglio 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per la programmazione completa delle varie reti, consultare MyMovies Tv. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.00. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare. Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. Jules e Jim, Sky Cinema Classics, h. 22,55.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=JjFHUU9CciE&w=560&h=349]
Immortale storia d’amore che proiettò nel 1962 il suo autore François Truffaut tra i grandissimi. Mitologico. Nella Francia di inizio Novecento due amici, l’austriaco Jim e il francese Jacques, e la stessa donna, Catherine. Lei li ama tutti e due, sposa Jacques e diventa l’amante di Jim, con il consenso di entrambi. Triangolo acclarato, dichiarato e accettato. Ovvio che a quei tempi, primissimi anni Sessanta, il film diventasse il quasi-manifesto della incipiente rivoluzione sessuale (uno sconvolgimento culturale di cui tuttora viviamo e forse scontiamo gli effetti collaterali). Jules et Jim è una storia d’amore moderna che più moderna non si può: anche se poi finisce in melò, colpa anche della Grande Guerra che costringe i due amici a separarsi (e, dopo, nulla sarà più come prima). Domina su tutto Jeanne Moreau as Catherine, che il film se lo divora e lo fa suo. Sontuoso bianco e nero, naturellement, come si conviene a un capolavoro d’epoca. De’ culto Moreau che canta (insomma: canta-recita, declama cantando) Le tourbillon de la vie.

2. Somewhere, Premium Cinema, h. 21,15.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=oYVc0YX-iio&w=560&h=349]Il film con cui Sofia Coppola si è portata a casa lo scorso settembre il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia, complice l’ex fidanzato Quentin Tarantino presidente di giuria. Un verdetto che fu male accolto, e che non ha mai smesso da allora di far discutere. Somewhere (lo dico dopo aver letto gli acidi commenti alla recensione che ho scritto su questo blog) è di sicuro il film più detestato degli ultimi anni dallo spettatore medio italiano, insieme a The Tree of Life di Malick, e non si capisce il perché, o forse lo si capisce anche troppo bene. Si rinfaccia alla Coppola di essere una figlia di papà nata e cresciuta nel privilegio hollywoodiano (questo, si sa, è un paese familista che perdona e assolve il familismo proprio ma condanna quello altrui), si liquida Somewhere come ‘noioso’, un film dove ‘non succede niente’, con un livore ingiustificato e alquanto sospetto. Allora, prendiamo questa messa in onda televisiva (per chi ha Premium, ovviamente) come un’occasione per riconsiderarlo con sguardo sereno e scevro da pregiudizi. Allora si vedrà che il film è girato con mano sicura e forte senso dello stile, che la Coppola al di là dei privilegi di casta ci sa fare. La storia: un divo di Hollywood ormai scivolato nella serie B, anche se ancor giovane, si lascia andare al nulla esistenziale – che vuol dire abbondante uso di alcol e sostanze alteranti, e una indefessa promiscuità sessuale – in quel luogo di sinistri incantamenti che è lo Chateau Marmont, l’hotel più lussuoso, cool e lugubre di Los Angeles. A scompaginare la sua routine e deriva verso l’abisso, giunge la figlia tredicenne, a lui mollata dalla ex moglie in procinto di partire per un’imprecisata meta. Tra la ragazzina saggia e il debosciato padre si rovesciano i ruoli, lei diventa protettiva e rassicurante, lui si accorge di non poter fare e meno di lei, e forse (forse) troverà per lei la forza di tirarsi su. Sofia Coppola racconta questo apparente nulla narrativo con estrema sapienza. Il guaio, semmai, è che gira sempre lo stesso film. Anche qui c’è un albergo non-luogo di vite in transito (come in Lost in translation), anche qui un uomo maturo e una ragazza giovane (sempre Lost in translation), anche qui ragazze sul difficile crinale tra adolescenza e post-adolescenza (come in Le vergine suicide e, in fondo, anche Marie Antoinette). Madame Coppola dovrebbe cimentarsi con temi nuovi, buttarsi, avere coraggio, scommettere sul proprio talento anzichè ripetersi. E poi, la smetta con quel grugno da icona fashion internescional che la rende così odiosa e allontana anche i meglio disposti nei suoi confronti. Il fatto che Somewhere sia andato molto male in America (scarsi incassi, e niente premi), accolto da un tiepido consenso solo da parte della critica amica dei fashion magazine e affini, dovrebbe indurla a qualche riflessione. Ciò detto, il film non è una ciofeca ed è molto meglio della cattiva fama che si è fatto. Da rivedere. Già di culto le scene milanesi della Notte dei Telegatti: un trionfo trash.

3. West Side Story, MGM Channel, h. 21,00.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Qy6wo2wpT2k&w=425&h=349]
Uno dei dieci musical più belli di sempre. Credits da urlo: regia di Robert Wise e, per i numeri danzerecci, di Jerome Robbins (nientemeno), musica di Leonard Bernstein su testi di Stephen Sondheim. Cast: Natalie Wood, Rita Moreno e George Chakiris nel ruolo della vita. La storia è quella, sempiterna, di Romeo e Giulietta, solo ambientata nei bassifondi newyorkesi degli anni postbellici. Lui e lei si amano, ma appartengono a clan rivali e etnie rivali. Finirà come possiamo immaginare. Numeri di danza che non si dimenticano più, un pieno di energia, rabbia, perfezione tecnica, filtrate con la sensibilità e i linguaggi della modern dance. E Bernstein azzecca almeno (almeno) tre standard, America, Maria e Tonight. Natalie Wood meravigliosa e, come sempre, commovente. Vertice, insieme, di Hollywood e Broadway. Dieci Oscar.

4. Black Hawk Down, Sky Cinema +24, h. 0,40.
Bellico testosteronico del 2001 di Ridley Scott che va molto al di là del genere. Trattasi difatti del primo film sulle nuove guerre asimmetriche, quelle che scoppiano da qualche parte lontana del mondo e nelle quali l’Occidente è coinvolto in ambigue missioni dette di pace per paura di chiamarle con il loro nome e di allarmare l’opinione pubblica. Black Hawk Down ricostruisce un episodio cruciale degli ultimi decenni nei rapporti tra Stati Uniti (e Occidente) e paesi terzi, il massacro di un gruppo di soldati delle forze americane inviate in Somalia. Siamo nel 1992, il paese del Corno d’Africa si è inabissato in una crisi senza fine che alla carestia endemica aggiunge i conflitti tribali tra i vari signori della guerra. Senza più un governo e senza più un centro (e la crisi continua ancora oggi), e con il rischio di un genocidio, la Somalia diventa un problema internazionale. Washington decide di mandare, nell’ambito dell’operazione Unosom sotto egida Onu, una forza di pronto intervento per un periodo limitato di tempo: un’apparente missione di peacekeeping che sarebbe diventata per gli americani una trappola. In un raid contro il quartier generale di Aidid, il più potente signore della guerra somalo, i marines rimangono incastrati, 18 di loro moriranno, alcuni orrendamente trucidati e trascinati per le strade di Mogadiscio a perenne monito. Fu uno shock per l’opinione pubblica americana che spinse il presidente Clinton a ritirare le truppe. Il film di Ridley Scott ricostruisce quell’episodio traumatico, e lo fa secondo i canoni del più puro film bellico e d’azione contemporaneo, con ritmi vertiginosi e tensione adrenalinica. Il primo obiettivo del film è lo spettacolo, com’è nella tradizione del produttore Jerry Bruckheimer. Ma, rivisto oggi, in tempi di interventi in Afghanistan e in Iraq, e con un mondo sempre più complesso e destabilizzato, Black Hawk Down ci appare attuale e interessante soprattutto perché ripropone il dilemma fondamentale, per gli Stati Uniti e per l’intero Occidente, su che fare o non fare in simili crisi. Un film imperfetto, anche troppo lungo, che non riesce ad essere l’Apocalypse Now di Ridley Scott come fors’era nelle ambizioni di partenza, ma che per primo sa restituire il senso di smarrimento dei militari d’Occidente dislocati in territori del mondo islamico non solo lontani geograficamente ma culturalmente, antropologicamente ostili, di cui non si riescono a penetrare le ragioni e i valori. Nel cast la meglio gioventù della Hollywood di inizio Duemila, Ewan McGregor, Eric Bana, Josh Hartnett, più il veterano Sam Shepard.
5. La cosa
, Steel, h. 22,50.
Horror & sci-fi del periodo aureo di John Carpenter, tra anni Settanta e primi anni Ottanta (La cosa è del 1982). Remake di un classico della fantascienza di mostri repellenti, La cosa da un altro mondo di Howard Hawks, è anche il primo film di Carpenter di alto budget, e si vede. Torna a recitare con lui, dopo Fuga da New York, Kurt Russell. In una base antartica succede qualcosa di strano. A poco a poco si capirà che creature mostruose sono arrivate dallo spazio: uccidono le persone e poi ne assumono le sembianze. Ma chi è rimasto umano e chi è posseduto dalla Cosa? Si instaura nella base antartica un delirio paranoico collettivo in cui tutti sospettano di tutti. Grande suspense e grande spettacolo. Paesaggi ghiacciati che sembrano un’immensa prigione bianca e aumentano il senso di claustrofobia.
6. Dillinger
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
Chi se lo ricorda più, questo film del 1973 che segnò l’esordio alla regia di John Milius destinato a darci poi Conan il barbaro e Un mercoledì da leoni? Eppure resta a tutt’oggi il migliore sul mitologico bandito-rapinatore degli anni Trenta, molto meglio del recente (2009) Nemico pubblico – Public Enemies di Michael Mann, ambizioso e sontuoso che, tentando molte letture del personaggio Dillinger, non ne trova alla fine neanche una, colpa anche dell’interpretazione depotenziata e non convinta di un Johnny Depp fuori parte e stranito. Il Dillinger di John Milius è narrato nelle cadenze della ballata popolare, come andava ideologicamente di moda in quegli anni, e diventa un sorta di eroe proletario che espropria e punisce le banche sentina di ogni turpitudine capitalistica e di ogni avidità (secondo il paradigma fissato qualche anno prima da Arthur Penn con Bonnie & Clyde e applicato pure da Robert Altman in Gang). Ma Dillinger, secondo il vitalista-nicciano Milius, è anche l’uomo-superuomo che si erge contro tutti e sfida le regole a rischio di perdersi e distruggersi. Lo insegue un poliziotto, con cui si innesca un duello guardie e ladri che non manca di fair play, ma il finale sarà lo stesso tragico. Warren Oates conferisce al suo personaggio brutalità e modi spicci, m anche una malinconia da sconfitto esistenziale. Richard Dreyfuss è l’agente che gli dà la caccia. Straordinaria la scena del ballo all’aperto, con un presagio di fine imminente. Me lo ricordo bello, cupo e dolente.
7. Fast and furious
, Italia 1, h. 21,10. FREE
Il film che nel 2001 fonda una saga arrivata proprio quest’anno all’episodio numero cinque, e che promette di non finire qui. L’epopea delle gare automobilistiche clandestine, bolidi lanciati a folle velocità di notte per le strade della città in un’ossessione motoristica tutta americana che al cinema risale almeno a Gioventù bruciata di Nicholas Ray con James Dean. Stavolta il genere si ibrida con il film di rapina e di guardie-e-ladri, dando vita a una mistura che spaccò il box office di tutte il mondo e affascinò le platee popolari giovanil-maschili-testosteroniche. Un prototipo di vitalità inaudita che sorprese i suoi stessi realizzatori. Vin Diesel diventa di colpo una superstar dell’action, ma non riuscirà mai più a levarsi di dosso quel ruolo. Tanto che nell’ultimo F&F ritorna, rassegnato, a rifare se stesso.
8. Amore, bugie e calcetto
, Premium Cinema Comedy, h. 23,05.
Uno dei primi titoli dell’attuale, poderosa (almeno come risultati al box office) Renaissance della commedia italiana, quella per dire dei vari Manuali d’amore, Benvenuti al Sud, Immaturi, Una bella giornata ecc. che l’ha finalmente portata fuori dall’abisso del cinepanettonismo e del tardo-vanzinismo (cioè non i Vanzina, ma i loro epigoni degeneri, Neri Parenti, Oldoini ecc.). Qui dirige Luca Lucini, uno dei nomi storici di questo cambiamento insieme a Veronesi, Brizzi, Miniero, Carteni. Anche se il vero autore qui è probabilmente lo sceneggiatore Fabio Bonifacci, uno dei meglio in circolazione (suoi anche gli script di Diverso da chi? e Oggi sposi, quest’ultimo in onda su Sky Cinema 1 alle 23.20). Amore, bugie e calcetto mette in campo un pugno di amici che si ritrovano per giocare a pallone, tra piccoli grandi problemi esistenziali e inevitabili incompresnioni con le donne. Con Claudio Bisio, un bravissimo Filippo Nigro e Claudia Pandolfi.
9. Right at your door
, Rai4, h. 21,10; The Hamiltons, Rai4, h. 22,55; Wolf Creek, Sky Rai4, h. 0,25. FREE
Rai4 è, secondo dati recenti, il canale digitale terrestre più visto, e una ragione ci sarà. La ragione si chiama innanzitutto Carlo Freccero, mago di antichi palinsesti che non ha perso nulla delle sue abilità quasi sciamaniche nell’intercettare i gusti dello spettatore e che, se fossimo in un paese normale che normalmente guarda ai meriti, sarebbe lì a dirigere una rete ammiraglia e invece si ritrova responsabile di questa rispettabile ma minore Rai4. La sua mano si vede, eccome, nei palinsesti: i quali, come la sua vecchia Italia 1, mescolano alto e basso e puntano dritto al pubblico giovane-giovanilista. La programmazione cinematografica è lo specchio fedele di questa strategia comunicativa e di marketing: B movies, che vuol dire molto spazio ai generi e poco all’autorialità (e vuol dire anche costi bassi). La programmazione di stasera è esemplare della rete, e va vista con lo sguardo, se non dello studioso, del curioso di comunicazione tv. Right at Your Door è uno sci-fi thriller con qualche citazione colta (in letteratura La nube purpurea, al cinema Fog), raccontando di una Los Angeles avvolta e minacciata da strane esalazioni fumiganti: un film del 2006 che ebbe il suo battesimo al Sundance. Si prosegue con The Hamiltons, un horror abbastanza degenerato che sembra prendere alla lettera la tesi surrealista della famiglia come luogo omicida. Infine, Wolf Creek, buonissimo horror australiano su due ragazze e un ragazzo che, cercando aiuto, finiscono come esigono le regole del genere nel posto sbagliato.
10 ex aequo. Master & Commander
, Iris, h. 22,40. FREE
Film di forti ambizioni, anche commerciali, firmato Peter Weir, che non ha avuto però l’esito atteso. Forse Weir, sempre teso al Gran Discorso e alla seriosità, qui esagera in estenuanti dialoghi sui massimi sistemi trascurando il nocciolo spettacolare della vicenda. Ma insomma, si tratta pur sempre di un film nobile e più che vedibile. Era napoleonica. Nell’Atlantico al largo del Brasile la nave britannica Surprise ingaggia un estenuante duello con la nave francese nemica Acheron. Come I duellanti di Ridley Scott, solo con le navi al posto delle lame. Il capitano Russell Crowe e il suo medico di bordo Paul Bettany si confrontano e discettano sul che fare e il senso della vita. Mah. Per estimatori di Peter Weir (io, come si sarà capito, non lo sono).
10 ex aequo. Breaking News
, Rai Movie, h. 22,55. FREE
Innanzitutto, è di Johnnie To, signor regista del cinema hongkonghese in versione noir-action. Poi è una riflessione (si potrà ancora usare una parola del genere?) sul potere dei media, tv in testa. Del 2004, Breaking News narra della polizia che in diretta tv fa una figuraccia arrendendosi a un pugno di malfattori. Si decide in alto loco che si deve riguadagnare il terreno perduto, proprio usando i media per dare delle forze dell’ordine un’immagine di forza ed efficienza. Ma le cose si riveleranno più complicate del previsto.

E ancora:
11. Shrek e vissero felici e contenti, Sky Cinema 1, h. 21,10.
Quarto estenuato capitolo della saga dell’orco più brutto e simpatico del mondo, solo che stavolta la storia è contorta e lambiccata, e forse è meglio finirla lì.
12.
Death Race, Premium Cinema Energy, h. 21,15.
In un futuro prossimo, i detenuti di un carcere speciale costretti dalla sadica direttora a gare automobilistiche della morte: chi vince vive, chi perde perisce. Giochi gladiatori in versione sci-fi. Non male.
13. Little Children
, Premium Cinema, h. 23,00.
Film Usa indie del 2006 su coppie e famiglie all’apparenza perfette e invece, come dicono le psicologhe da magazine femminili, terribilmente disfunzionali. Risultato buono ma al di sotto delle ambizioni, con un cast di lusso che comprende Kate Winslet e Jennifer Connelly. Solo che Todd Field, il regista, ara un terreno che Todd Slonds ha percorso ben prima (e dopo) di lui con maggior forza: c’è perfino un padre pedofilo, esattamente come nei solondziani Happiness e Perdona e dimentica.
14. Apocalypto, Sky Cinema 1, h. 0,55.
Il tramonto dell’impero maya secondo Mel Gibson, che fa parlare filologicamente i suoi personaggi in maya yucateco. Naturalmente dei cruenti riti sacrificali maya nulla ci viene risparmiato.
15. Alba rossa
, Studio Universal, h. 21,15.
Solo un regista dalla scorza dura come John Milius, uno che aveva già girato Un mercoledì da leoni e Conan il barbaro, poteva pensare nel 1984 a un film così. Intendo, un film così smaccatamente anticomunista, così apertamente e spudoratamente patriottico-americano e reaganiano. La storia è, letteralmente, pura fantapolitica: si immagina che l’Unione Sovietica insieme all’alleato cubano invada gli Stati Uniti. Crollano come birilli le prime difese dell’esercito Usa, mentre un pugno di ragazzi decide di ritirarsi sulle montagne e di passare alla guerriglia contro gli invasori. Come in Vietnam, solo che stavolta i vietcong sono gli americani e i cattivi da mandare via sono i comunisti. Gran sberleffo di Milius a tutta la retorica liberal di Hollywood e non solo. Il film non ebbe alcun successo, non poteva averlo, pochi si arrischiarono ad andarlo a vedere, e finì presto nel cono d’ombra. Vale la pena ripescarlo, se non altro per la sua assoluta eccentricità. Tra gli interpreti Charlie Sheen e il povero Patrick Swayze. Di culto, ma davvero.
16. Film per non dormire: Spettro
, Rai Movie, h. 0,25. FREE
Buon film di paura della serie tv spagnola Peliculas para non dormir che ha cercato di replicare in chiave europea l’americana Masters of Horror, riuscendo abbastanza nello scopo. Questo espisodio, chiamato Spettro per il mercato straniero, ha alla regia Mateo Gil, più conosciuto come sceneggiatore per Alejandro Amenabar (Mare dentro, Agorà). Un buon horror sull’illusorietà del ritorno al proprio passato.
17. Drugstore Cowboy
, Cult, h. 23,05.
Il secondo film di Gus van Sant, con un Matt Dillon bello e dannato nei panni di un tossicomane rapinatore. Vite sbandate da GVS prima maniera. Occhio, cameo dello scrittore William Burroughs, uno dei padri di tutte le trasgressioni anni Cinqunata/Sessanta.
18. Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo, Cult, h. 21,00.
L’ultimo e più folle, e più incontinente che mai, Terry Gilliam. Di speciale c’è che il povero Heath Ledger se ne andò (per sempre) mentre lo si girava e che il suo ruolo è stato poi distribuito fra tre grandi nomi accorsi in aiuto di Gilliam, Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. Una frantumazione-moltiplicazione del main character che è un ulteriore motivo per guardarsi (almeno una volta) Parnassus.
19. The Warlords – La battaglia dei tre guerrieri, Sky Cinema Max, h. 0,35.
Non è il solito wuxiapian seriale che ci giunge dal cinema made in China. Certo, le arti marziali non mancano (e come potrebbero?), ma qui siamo più dalle parti del kolossal cinese storico tipo La battaglia dei tre regni di John Woo, cui questo Warlords si ispira. Che sia di scuola Woo, lo dimostra anche il fatto che a dirigerlo sia un allievo del regista di Face-off, Peter Chan. Siamo nella Cina della seconda metà dell’Ottocento, in preda alle immancabili guerre dinastiche. Tre uomini, che hanno stretto tra di loro un patto di sangue, vengono coinvolti in vario modo nei conflitti che scuotono il paese e culmineranno in un assassinio politico a Nanchino destinato a segnare la successiva storia patria. Film colossale ed epico come in Occidente non si riesce più a fare per motivi di costi ma, soprattutto, ideologici e di sentire collettivo. Chi mai potrebbe mettere in scena un simile spettacolo su un pezzo di storia patria, oggi che nella nostra cultura i sentimenti nazionali si sono affievoliti fino a rasentare in taluni casi l’estinzione? Warlords segna anche il ritorno a casa del divo Jet-Li dopo un lungo soggiorno a Hollywood.
20. Lo spazio bianco
, Sky Cinema Passion, h. 1,15.
Una bambina nasce prematura, ce le farà a vivere? Lo spazio bianco è quello dell’attesa in cui precipita la madre, una Margherita Buy che domina il film da mattatrice. Tratto dal bestseller di Valeria Parrella, diretto da Francesca Comencini. Buon successo al femminile di un paio di anni fa.

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