Mostra di Venezia: ecco la giuria (ed è una bella giuria)

Diramata venerdì 8 luglio 2011 la lista dei componenti della giuria internazionale che assegnerà i premi ufficiali della 68esima mostra del cinema di Venezia.

Presidente:
Darren Aronofsky
, il regista americano di Black Swan – Il cigno nero e The Wrestler.

Giurati:

Eija-Liisa Ahtila – artista visuale e regista (Finlandia). (ecco un video-intervista alla Ahtila)
David Byrne – musicista già leader dei Talking Heads, artista visivo, anche regista (USA)
Todd Haynes – il regista di Lontano dal paradiso e Io non sono qui (USA)
Mario Martone – regista teatrale e di cinema, autore di Noi credevamo (Italia)
Alba Rohrwacher – attrice (Italia)
André Téchiné – regista, autore tra l’altro di Rendez-vous e Loin (Francia)

da sin., Aronofsky, Téchiné, Ahtila

da sin., Byrne, Haynes

da sin., Rohrwacher, Martone

Buona giuria, davvero. L’artista finlandese (donna) è il solito nome semisconosciuto alle masse però molto cool che nelle giuria della Venezia mülleriana non manca mai. Presiede un autore, Darren Aronofsky, oggi al suo massimo e che sa mettere insieme molto bene autorialità e cinema di larga comunicazione. Il suo Black Swan, che ha aperto l’anno scorso Venezia, è stato uno dei grandi successi al box office dell’anno, e nello stesso tempo un film fortemente personale. Da uno come lui, capace anche di follie come The Fountain, c’è da aspettarsi un verdetto non banale. David Byrne è quell’artista curioso e coraggioso e di molte visioni ed esperienze che sappiamo, propenso, immaginiamo, a privilegiare un cinema indie e non mainstream, e fortemente visuale. Rohrwacher e Martone rappresentano (bene) l’Italia, Todd Haynes è tra gli americani della sua generazione uno dei più dotati e meno omologati, Téchiné è un regista grande, che forse non ha mai ottenuto i riconoscimenti che meritava, ma che si è ormai assestato come uno dei saggi del cinema francese, un autore classico (io ho molto amato i suoi Loin e Niente baci sulla bocca). Una giuria di personalità nette, che rispecchia bene l’immagine di aristocratica autorialità che la Mostra vuol dare di sè. Poi, molto, anzi tutto dipenderà dai film in concorso. Staremo a vedere. Nota: c’è un certo sbilanciamento geopolitico. Ci sono ben tre americani e due italiani su un totale di sette. Forse era il caso di aprire anche verso altri mondi.

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