FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (sabato 16 luglio 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per la programmazione completa delle varie reti, consultare MyMovies Tv. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.00. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare. Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. Rosemary’s Baby, Sky Cinema Classics, h. 22,40.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=otPyEsObI1M&w=425&h=349]Capolavoro, ma davvero. Il miglior Polanski del periodo americano insieme ovviamente a Chinatown. Uno dei massimi film di paura mai girati, un thriller-horror che prende molto sul serio la presenza del Male e del Maligno nel nostro mondo, nella nostra modernità, stilisticamente sofisticato senza mai scadere nell’estetizzazione, e film che stabilisce un paradigma, un modello, che verrà da quel momento (1968) in poi applicato in centinaia di esperienze cinematografiche successive. Circondato anche da una fama sulfurea e assai dark: poco dopo l’uscita nei cinema di Rosemary’s baby qual pazzo di Manson e la sua banda avrebbero massacrato nella villa di Polanski a Bel Air la moglie Sharon Tate (incinta, come la Rosemary del film) e con lei un gruppo di amici. E il Dakota Building, dove il film è stato girato, sarebbe diventato anche, nel 1980, la location di uno degli assassinii più celebri del secondo Novecento, quello di John Lennon, che proprio lì abitava. Anche rivisto oggi, il film mette i brividi. La storia della povera Rosemary, una Mia Farrow così perfetta che non si sarebbe mai più liberata dal personaggio, ci incatena alla poltrona come allora. Si è appena sposata con Guy (John Cassavetes, sì, il regista), attore in cerca di fama e denaro, ma la cui carriera stenta a decollare. Una coppia di anziani e sinistri vicini (Ruth Gordom, fantastica, e Sidney Bleckmer), che poi scopriremo essere membri di una cosca satanica, gli propongono un patto scellerato: avrà il successo se permetterà che Rosemary rimanga incinta del Demonio, che non vede l’ora di reincarnarsi e tornare in questo mondo a compiere i suoi misfatti. Lo sventurato dice di sì. E accade quel che deve accadere. Rosemary circuita, tradita e venduta dal marito, espropriata del suo corpo, alienata, è un personaggio femminile indimenticabile, e Mia Farrow, con quelle occhiaie, quella fragilità, aderisce al personaggio fisicamente, quasi dolorosamente. Scena finale pazzesca: dura un lampo, una frazione di secondo (quegli occhi gialli), ma non te la togli più dalla mente. Polanski dimostra qui di essere un maestro del thriller, più europeo, più mitteleuropeo, più ambiguo e spietatamente moderno di Hitchcock, cui è pari per grandezza. Con lui tornano a Hollywood (dopo Fritz Lang, Billy Wilder, Siodmak, Ulmer, Preminger) le ombre e i terrori dell’Europa profonda, quella che ha generato i mostri del nazismo, che il maligno l’ha concepito e cullato e fatto diventare grande. Attenti alla scena del party: tra gli invitati compare anche la povera Staron Tate.

2. La grande fuga
, MGM Channel, h. 21,00.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=MbsuAbTTsV8&w=425&h=349]Magnifico prison-movie del 1963. Un gruppo di soldati inglesi e americani detenuti in un campo di prigionia tedesco durante la guerra progettano l’evasione. Ce la faranno. Steve McQueen salta i reticolati con la moto ed entra nella leggenda. Dirige John Sturges. Epico. Un prototipo che verrà copiato e replicato infinite volte, compresa la fuga dei giocattoli dall’asilo-lager di Toy Story 3.

3. Il colosso di Rodi, Premium Cinema Energy, h. 1,00.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=KMVon3ULHV8&w=425&h=349]Formidabile peplum che segna nel 1961 l’esordio dietro la mdp di un certo Sergio Leone. Film d’occasione e su commissione, girato per motivi alimentari come il regista ammise in un’intervista, che fu palestra per il futuro signore del western all’italiana, e dove già si vede la mano virile di Leone, poco incline alle smancerie e alle mollezze del sandaloni-movie (la deboscia delle corti, le danze scostumate ecc.) e molto più all’azione. A Rodi il popolo rumoreggia contro il tiranno Serse, che fortissimamente ha voluto la statua del colosso a protezione del porto e della città (e del suo palazzo). Intanto si fa sotto la minaccia dei Fenici, che riusciranno a penetrare in Rodi grazie all’aiuto di alcuni traditori eccellenti. Georges Marchal e Rory Calhoun – perfette icone della fisicità maschile di quegli anni – nei ruoli principali, ma a dominare il film è Lea Massari, nella parte di una carognesca principessa. Una dark lady in peplum.

4. Mogliamante, Sky Cinema Classics, h. 1,00.
No, non è un capolavoro, ma vale la pena non perderlo perché non lo si vedeva da una vita. Un film virtualmente desaparecido per decenni (è del 1977), come quasi tutti quelli firmati dal regista (e produttore) Marco Vicario, da Sette uomini d’oro ai più famosi Buzzanca-movies, mai concessi per il mercato dell’home video. Da dove salti fuori questo Mogliamante non lo so, ma conviene beccarlo al volo. La storia: in un Veneto Belle Époque la moglie di un torpido commerciante costretto a nascondersi per sfuggire a un’ingiusta accusa di omicidio, scopre che la mancanza del marito può essere un vantaggio, e da timorata di Dio si trasforma in libertina. Il marito assiste dal nascondiglio e non può intervenire. Lui è Marcello Mastroianni, non più all’apice della carriera, la moglie una meravigliosa Laura Antonelli, lei sì in quegli anni al top. Un film molto anni Settanta, nel bene e soprattutto nel male.
5. X-Men 2, Sky Cinema Max, h. 21,00.
X-Men non è una serie qualsiasi. Il regista che l’ha iniziata e ideata, Bryan Singer (e che firma anche questo secondo episodio), è quello dello strepitoso I soliti sospetti ed è da sempre sensibile alle diversità sociali ed esistenziali. Gli X-Men sono degli outsider, creature che hanno tutte in sè il gene dell’alterità. Mutanti, dunque dei diversamente normali, mal addatati alla vita e oscuramente in cerca di una affermazione di sè, e di accettazione. Il che conferisce a X-Men una profondità e un pathos che altre serie di super eroi non hanno. In questo sequel i vari Wolverine, Magneto ecc. proseguono nelle loro avventure e disavventure abbastanza prevedibili. Ma si consolidano e fissano nelle menti del pubblico come prototipi assoluti. Tant’è che arriveranno poi serie tv come Heroes e Misfits che di X-Men sono una derivazione palese, per non parlare del recente fenomeno del web italico, quella serie Freaks messa su con un pugno di euro e molte idee da quattro ragazzi romani e che, mandata su Youtube, ha raccolto milioni di spettatori.
6. Caro Michele, Iris, h. 23,25. FREE
Uno dei film della maratona che Iris dedica a Mario Monicelli, a partire dal pomeriggio e fino a tarda notte (ecco il palinsesto di Iris). Questo è tra i suoi più strani di Monicelli, perché lontano dalla trucibalda ironia dei Brancaleone e Soliti ignoti. Niente commedia all’italiana, qui siamo in una cronaca familiare, anzi in un lessico familiare fatto di sentimenti dimessi e piccole ma profonde lacerazioni, e dolori e silenzi, tratto da un romanzo di Natalia Ginzburg che fu un grande successo nei primi anni Settanta. Un ragazzo di famiglia borghese, coinvolto nel Sessantotto e nei fatti e fattacci collegati, è costretto a lasciare l’Italia e andarsene a Londra. Incomincia un dialogo a distanza, e per iscritto, con la famiglia e altre persone vicine. Ma lui non tornerà più. Cos’abbia attratto Monicelli in una materia simile, così lontana dalla sua sensibilità corrosiva, non è dato sapere. Ma conviene guardarcelo, questo film anomalo così poco monicelliano, anche perché porta con sè, come pochi, umori e dolori di quegli anni balordi (il film è del 1976). Bellisimo cast: Mariangela Melato, la mitologica Delphine Seyrig di Marienbad, Lou Castel. Può bastare?
7. La principessa Sissi
, RaiUno, h. 21,10. FREE
Mica ci sarà ancora qualcuno che lo liquida sprezzantemente come zuccheroso, spero. Altro che melassa. Questo è il film che, oltre a fondare una trilogia entrata nella storia del cinema, ha fondato anche parecchi miti del secondo Novecento. Romy Schneider innanzitutto, una delle più belle creature, e conturbanti, che abbia solcato il cinema del dopoguerra, e che proprio da qui ha incominciato la sua scalata, interpretando la volubile ma determinata Sissi di Baviera che finirà sposa di Francesco Giuseppe alla corte di Vienna. Ma è anche il film che riporta alla coscienza (o incoscienza? ) delle masse il sogno della perduta Mitteleuropa, che fonda la nostalgia per quell’Austria Felix e relativo impero cacanico dove i popoli convivevano felicemente sotto la corona di Cecco Beppe, e il governo era buongoverno e la cosa pubblica veniva amministrata da funzionari capaci e onesti. Vero o falso che sia (più falso che vero, ovvio), questo è il mito, che ancora perdura. Sissi prefigura Claudio Magris, anzi in un certo senso ne crea le condizioni di esistenza (letteraria). Di incantevoli frivolezza e leggerezza davvero viennesi. Una risorsa a costo zero di Rai Uno, che puntualmente lo riprogramma da alcuni decenni ogni luglio-agosto che Dio manda in terra, tirando sempre su la sua bella paccata di ascolti.
8. Alta tensione
, Cielo, h. 21,00. FREE
Un Mel Brooks del periodo d’oro (1978), quando gli riusciva tutto. Una parodia dei thriller di Alfred Hitchcock, che è anche un omaggio a un maestro e un esercizio di devozione cinefila. I compulsori maniacali di archivi cinematografici hanno rintracciato in Alta tensione decine di citazioni hitchockiane, da Gli uccelli a Intrigo internazionale. Ma si strizza l’occhio anche ad Antonioni (Blow-up) e Steven Spielberg (Duel). Film di una intelligenza oggi impensabile.
9. Shrek Terzo, Sky Cinema 1, h. 0,35.
Confesso di non essere un cultore di Shrek e, più in generale, dei prodotti Pixar. Questo Shrek Terzo l’ho visto con una certa fatica, divertendomi moderatamente e annoiandomi non poco alle avventure dell’orco più brutto e simpatico del mondo, della sua Fiona, dell’asino parlante, del furbo gatto e degli altri del seguito. Tra tutti i personaggi quello che mi è rimasto in testa è l’antipatico – e di un narcisismo rivoltante – Principe Azzurro. Vorrà pur dire qualcosa.
10. Mare dentro, Rai5, h. 23,35. FREE
Ispirato alla vera storia di uno spagnolo che, rimasto tetraplegico in seguito a un incidente in mare, chiese per anni l’eutanasia senza che gli venisse concessa. Il film è la drammatizzazione di queste istanze diverse, di chi vuole che la fine-vita (come oggi ipocritamente ed eufemisticamente si dice, ed è l’ipocrisia peggiore) possa essere una libera scelta e chi non lo ritiene eticamente accettabile. Era il 2004, e il film prefigurava quello che nel giro di qualche anno sarebbe diventato uno dei temi più controversi in Occidente, anzi un vero scontro culturale. Pur girato con sapienza e sensibilità da Alejandro Amenabar e interpretato alla grande da Javier Bardem, il film ha un che di didascalico, di predicatorio, di programmatico e rischia di scivolare da racconto di una vicenda umana a spottone pro-eutanasia.

E ancora:
11.
Prince of Persia – Le sabbie del tempo, Sky Cinema Family, h. 0,40.
L’avventuroso-fantastico diretto da Mike Newell e tratto da un videogame molto amato. Prodotto da quel volpone di Jerry Bruckheimer per la Disney, doveva essere un blockbuster e non lo è stato, almeno in America. Questa storia, con protagonista un Jake Gyllenhaal irriconscibile e anche imbarazzante come eroe iper macho dai muscoli gonfiati, mescola in una Persia piuttosto immaginaria elementi e stilemi incongrui che vengono un po’ dalle Mille e una notte e un po’ da mondi e immaginari pre-arabi e pre-islamici. Ne esce un’avventura colorata dal sapore orientalista che, se non è piaciuta in America e Europa (dove gli incassi sono stati deludenti), ha funzionato invece benissimo nel resto del mondo, diciamo quello più culturalmente lontano dall’Occidente. Prince of Persia ha realizzato incassi mostruosi in paesi come Turchia, Egitto, Marocco, in tutto il Medio Oriente, in Africa. Strana duplicità e strano (ma neanche troppo) strabismo del pubblico. Una case history affascinante, questo esito diverso sui vari mercati, che meriterebbe di essere indagata e analizzata, e che rende Prince of Persia molto interessante al di là del dato puramente filmico.
12. La prima cosa bella
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
Il film di di Paolo Virzì continua a essere replicato vorticosamente in tv. Un’operazione nostalgia sulla Livorno anni Settanta, rivisitata attraverso le memorie di un quarantenne disilluso trapiantato a Roma e costretto a tornare nella sua hometown per le gravi condizioni di salute della madre. Ripercorrerà tutti i fantasmi della sua storia familiare, governata e dominata da quella madre amorevole ma ingombrante ed eccessivamente anarchica e libera, che gli ha segnato irrimediabilmente la vita. La prima cosa bella ha realizzato buonissimi incassi e incamerato premi di ogni tipo, ed è stato anche scelto come candidato italiano all’Oscar: designazione suicida, nessuno da quelle parti conosce Virzì ed era in grado di apprezzare un film così localistico. E difatti non ha ottenuto la nomination. Avrebbero dovuto candidare Io sono l’amore di Luca Guadagnino che in America è andato molto bene. Ottimi Micaela Ramazzotti, una rivelazione, e Valerio Mastandrea. La Sandrelli rifà un po’ se stessa un po’ il suo indimenticabile personaggio di Io la conoscevo bene.
13. Tornando a casa
, Studio Universal, h. 23,30.
Film-manifesto della Hollywood liberal anni Settanta, firmato da uno dei registi più rappresentativi di quel clima, quegli umori, quel gusto, quell’impegno civile, Hal Ashby. C’è di mezzo anche la guerra del Vietnam, bersaglio di tutti i liberal e i radical di allora, e c’è, scusate se è poco, la pasionaria jane Fonda (che proprio per Tornando a casa si portò via il secondo Oscar della sua carriera). Lei, moglie di un ufficiale dei marines, si innamora di un soldato rimasto paralizzato in un’azione di guerra. Triangolo lui-lei-lui con Vietnam e impegno: molto Seventies.
14. C’era una volta in America, Premium Cinema Emotion, h. 23,15.
Non mi è mai piaciuto. Penso che questo ultimo film di Sergio Leone (anno 1984) sia il suo meno riuscito. Un film decrepito, rugoso, giunto fuori tempo massimo, quando ormai Leone era lontano dalla sua grande stagione western e non aveva più molto da dire, se non rifare manieristicamente i propri film passati e queli altrui. L’ambizione di tracciare, lui italiano, un grane affresco americano – anzi, la grande storia americana – non poteva che portare al fallimento. Tutto suona falso in questo film, che ricostruisce in studio a Cinecittà un’America solo immaginata, mai conosciuta davvero. C’è molta presunzione, nel racconto della vicenda parallele di due amici dei bassifondi newyorkesi di inizio Novecento – Robert DeNiro e James Woods – che poi daranno vita a storie di gangster e vario malaffare: la presunzione di ricrerare come proprio un mondo che invece è estraneo.
15. Il marchese del Grillo
, Iris, h. 20,55. FREE
Segnalazione obbligatoria, visto il livello dell’interprete (Alberto Sordi) e del regista (Mario Monicelli). Ma io questo film che ricostruisce le beffe del leggendario marchese dell’era papalina lo detesto.
16. Vuoti a rendere
, Sky Cinema Passion, h. 22,55.
Piccola, arguta commedia del 2007 del regista ceco Jan Sverak, non proprio uno sconosciuto, visto che si era portato a casa un paio di anni prima l’Oscar per il migliore film straniero con Kolja. Come già in quel film, anche stavolta dirige il padre Zdenek, e ne esce uno spiritoso, puntuto e svelto ritrattino di un neopensionato sessantacinquenne che trova un lavoretto nel reparto resa dei vuoti di un supermercato. Joseph, che di mestiere faceva l’insegnante, non si sente per niente frustrato e depresso, e prende quel lavoro come un’occasione di conoscere il mondo e la gente. Attraverso di lui faremo la conoscenza di un’umanità variopinta, bizzarra e anche divertente. Un film non clamoroso, sommesso e perfino dimesso, ma che sa restituirci la vita nel suo accadere.
17. I leoni di Castiglia, 7 Gold, h. 21,10. FREE
Un piccolo kolossal iberico del 1963, di quando anche la Spagna franchista cercava con produzioni nazionali o coproduzione di ritagliarsi uno spazio sul mercato internazionale. Questo è uno storico-eroico in costume che rievoca la figura di Fernan Gonzales in lotta contro gli arabi invasori nella Spagna tesa alla Reconquista. Una pallida copia della megaproduzione El Cid del 1961, con Charlton Heston e una Sofia Loren meravigliosa, che trattava temi analoghi e che aveva sfondato al box office di tutto il mondo. Ma a rendere per me di culto I leoni di Castiglia è la presenza di Alida Valli, la nostra attrice esule, colei che, mal amata in patria per i suoi tascorsi nel cinema del Ventennio e poi per il suo coinvolgimento nel caso Montesi, dovette fare le valigie e andarsene in giro per il mondo, dalla Spagna agli Stati Uniti alla Francia all’Argentina. Ecco, questo film è una delle tappe del suo vagare.
18. Amadeus – Director’s Cut
, Cult, h. 22,55.
Venti minuti in più di scene tagliate nella prima versione, nuovo suono, nuovo doppiaggio. Ma nonostante i restauri filologici, non riesco ad amare questo film di Milos Forman molto celebrato, molto premiato e molto sopravvalutato. Quando mi capita di rivederlo mi viene da fare il tifo per il povero Salieri, che si è visto rovinare per sempre l’immagine da questo finto capolavoro così ruffiano, così furbetto.
19. The Blind Side
, Premium Cinema, h. 23,20.
Uno di quei film che ti fanno riflettere sulle differenze che ancora resistono, nonostante la globalizzazione, tra i mercati cinematografici dei diversi paesi. Perché questo film negli Stati Uniti è stato un inaspettato e clamoroso successo al box-office, con incassi oltre i 250 milioni di dollari, cosa che raramente capita a una storia di famiglia? Perché in Europa, e in particolare in Italia, invece non se l’è visto nessuno ed è finito nell’home video senza neanche passare quasi dalle sale? Ha pure portato l’Oscar nel 2010 alla sua protagonista Sandra Bullock, ma neanche questo è servito a colmare il gap tra mercato Usa e resto del mondo. La messa in onda di stasera permette almeno di vederlo, questo strano e misterioso oggetto filmico, e di capirci finalmente qualcosa. La storia: una coppia della borghesia bianca, molto centrata sui valori conservatori, contro il parere di tutti e tra molte perplessità proprie si prende in casa in affido un ragazzo di colore. Sarà un confronto complicato, ma il ragazzo riuscirà man mano a integrarsi e a diventare pure un campione di football. Film classicamente ottimista per american dreamers, però non ingenuo, non scemo, anzi debitamente aggiornato alla complessità contemporanea. Un film che ha colpito e convinto l’America profonda, da vedere senza sopraccigli alzati e snobismi ideologici.
20. Studio 54, Italia 2, h. 23,50. FREE
Ricostruzione dell’epopea della disco-tempio della New Yotk fine anni Settanta. Musica, danze e sfrenatezze di una Golden Age che di lì a poco sarebbe finita.
21. Viaggio nella vertigine, Sky Cinema Passion, h. 21,00.
Della serie: ripeschiamoli, che non se li è filati nessuno. Questa è la vera storia di Yevgenia Ginbzburg che negli anni Ttrenta diventa vittima delle purghe staliniane e finisce in un gulag siberiano. Dieci anni di dura lotta per sopravvivere e salvare la dignità. Un film del 2009 con la Emily Watson di Le onde del destino, sempre a suo agio con i ruoli di donne devastate.
22. Squadra antifurto
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
Uno dei film con al centro Nico Giraldi, il trucido commissario ex-ladro di borgata interpretato e reso leggendario da Tomas Milian. Puro trash anni Settanta, però illuminante di un certo periodo e di una certa Italia. Dirige come sempre Bruno Corbucci.
23. Terra e libertà
, Rai Movie, h. 1,20. FREE
La guerra civile di Spagna secondo Ken Loach.
24. Mediterraneo
, Sky Cinema Comedy, h. 22,55.
Il film che incredibilmente procurò l’Oscar a Gabriele Salvatores. Fintissima commedia bellica su un gruppetto di soldati italiani che, dimenticati dalla guerra in un’isola del Dodecaneso, ammazzano il tempo flirtando e giocando a pallone. La realtà purtroppo non fu così.
25. Cabin Fever
, Fantasy Channel, h. 23,40.
Film del 2002 di quell’Eli Roth che poi sarebbe diventato un campione dell’horror-splatter con i vari Hostel e attore per Tarantino in Inglorious Basterds. Truculenta anche questa storia di un gruppo di amici che la pessima idea di trascorrere unn weekend in una casa nel bosco. Si troverà nel mezzo di un incubo fatto di virus letali, cani inferoci e altro. Tra gli sponsor dell’operazione c’è David Lynch, ringraziato nei credits. Cabin Fever in effetti ha qualcosa della visionarietà del maestro, ed è quello che lo rende anomalo e interessante, anche se poi Roth abbandonerà questa cifra quasi autoriale per inoltrarsi nel puro prodotto horror e nell’adesione senza riserve al genere.
26. Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo
, Sky Cinema Passion, h. 0,45.
L’ultimo e più folle, e più incontinente che mai, Terry Gilliam. Di speciale c’è che il povero Heath Ledger se ne andò (per sempre) mentre lo si girava e che il suo ruolo è stato poi distribuito fra tre grandi nomi accorsi in aiuto di Gilliam, Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. Una frantumazione-moltiplicazione del main character che è un ulteriore motivo per guardarsi (almeno una volta) Parnassus.
27. Talk Radio, Cult, h. 21,00.
Uno dei primi film, anno 1988, di Oliver Stone. Un entertainer radiofonico è troppo fuori dalle convenzioni per non destare sospetti e odi.
28. Ma che colpa abbiamo noi
, Premium Cinema Comedy, h. 21,15.
Uno dei tanti Verdone. Anzi, uno dei tanti Verdone con Margherita Buy. Questo è del 2002 e mette in scena una terapia di gruppo. Si ride un po’, si sorride un po’ di più, un po’ ci si immalinconisce e ci si annoia. Alla Verdone, appunto.
29. Tu la conosci Claudia?
, Sky Cinema 1, h. 21,10.
Tipico Aldo-Giovanni-e-Giacomo-movie. Però c’è Paola Cortellesi.
30. F.F. S.S. cioè… Che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?, Sky Cinema Comedy, h. 0,40.
Reduce dall’enorme e inaspettato successo del suo film d’esordio, Il Pap’occhio, Renzo Arbore alza il tiro e le ambizione con questo suo secondo lavoro dal titolo impossibile. Ma anche se ci sono Benigni, De Crescenzo e parecchi altri amici della banda, è un flop colossale. Sgangherato e anche sordido. Il lato oscuro dell’arborismo, quello che si cela dietro la giocosità e il garbo. A tratti insostenibile, inguardabile. Se qualcuno ci prova, poi mi sappia dire. Grazie.

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