7 film di Monicelli su Iris: cosa vedere e cosa (si può) evitare

Della maratona dedicata oggi sabato 16 luglio da Iris (digitale terrestre Mediaset) a Mario Monicelli si è già detto su questo blog in un precedente post. Non avendo nessuno di noi né il tempo né la ferrea volontà di stare incollati al telvisore in un sabato d’estate per vederci tutti e sette-film-sette (che comprendono però due episodi), converrà scegliere. Ecco la mia personale selezione.

DA NON PERDERE

Renzo e Luciana

Renzo e Luciana (episodio da Boccaccio ’70): h. 18,44. Boccaccio ’70 è un film a episodi del 1962 di livello stratosferico in cui – oltre a Il lavoro di Visconti (masterpiece!), Le tentazioni del dottor Antonio di Fellini e La riffa di De Sica (con una Sofia Loren strizzata in rosso su cui Almodovar modellerà fisicamente la Penelope Cruz di Volver) – c’è anche il buono, molto buono Renzo e Luciana di Monicelli: due fidanzati della classe operaia della Milano del boom sempre in cerca di un posto tranquillo dove fare l’amore. Poco più che un pretesto per mostrarci quel momento epocale di trasformazione del nostro paese. Con Marisa Solinas, che fu in quegli anni anche interprete di La commare secca, esordio-prodigio di Bernardo Bertolucci.
Capriccio all’italiana (film a episodi di Steno, Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini, Pino Zac, Mauro Bolognini): h. 12,34. Prodotto da Dino De Laurentiis per celebrare la consorte di allora, quella meravigliosa creatura che rispondeva al nome di Silvana Mangano, che difatti interpreta tutti gli episodi. Il meglio è Che cosa sono le nuvole? di Pasolini, ma anche quello firmato Monicelli, con una Mangano bambinaia che terrorizza i bambini raccontando loro le fiabe di Perrault, non è niente male.
Caro Michele, h. 23,34. Tra i più strani film di Monicelli, perché lontano, anzi agli antipodi, dalla trucibalda ironia dei Brancaleone, I soliti ignoti, Vogliamo i colonnelli ecc., insomma del Monicelli come è stato consegnato alla storia del cinema. Niente commedia all’italiana, qui siamo in una cronaca familiare, anzi in un lessico familiare fatto di sentimenti dimessi e piccole ma profonde lacerazioni, e dolori e silenzi, tratto da un romanzo di Natalia Ginzburg che fu un grande successo nei primi anni Settanta. Un ragazzo di famiglia borghese, coinvolto nel Sessantotto e in fatti e fattacci collegati, è costretto a lasciare l’Italia e andarsene a Londra. Incomincia un dialogo a distanza, e in forma epistolare, con la famiglia e altre persone vicine. Ma lui non tornerà più. Cos’abbia attratto Monicelli in una materia simile, così lontana dalla sua sensibilità corrosiva, non è dato sapere. Ma conviene guardarcelo, questo film anomalo così poco monicelliano, anche perché porta con sè, come pochi, umori e dolori di quegli anni balordi (il film è del 1976). Bellisimo cast: Mariangela Melato, la mitologica Delphine Seyrig di Marienbad, Lou Castel. Può bastare?

DARE EVENTUALMENTE UN’OCCHIATA
La moglie ingenua, il marito malato, h. 19,45 e h. 3,41. Tratto da Achille Campanile, il racconto surreal-boccaccesco fatto da un ladro al signore di cui sta derubando l’appartamento. Un film prodotto per la tv sul finire degli anni Ottanta e scomparso da allora, qualcosa di cui neanche i cultori di Monicelli si ricordano tanto bene. Gran cast: Fernando Rey, Stefani Sandrelli, Diego Abatantuono.
Romanzo popolare
: h. 14,29 e 4,38. Celeberrimo Mario Monicelli primi anni ’70, con Tognazzi operaio sindacalista sposato a una Muti giovanissima di bellezza inimmaginabile. Ovvio che finirà in triangolo e lei cederà a un giovane Miche Placido, ancora nerocapelluto, di professione carabiniere. Jannacci canta Vincenzina, bellissima canzone. Reperto d’epoca. Allora Tognazzi, con quell’accento meneghino fintissimo che solo i cinematografari romani potevano inventarsi, mi sembrò incredibilmente miscast, chissà oggi (il problema dell’accento milanese non s’è mai risolto nel nostro cinema, vedi anche il disastro linguistico del recente Vallanzasca di Michele Placido).

EVITABILI
La mortadella
, h. 16,28 e h. 1,45.
Una Sofia Loren non più al top (siamo nel 1971) è le solita popolana made in Italy, che stavolta vuole introdurre negli Stati Uniti una forma di mortadella da portare al fidanzato ristoratore, ma alla dogana la bloccano. Co-protagonista Gigi Proietti. Un film stanco, che non morde mai e diverte ancora meno.
Il marchese del Grillo
, h. 21,04. Sorry, ma io questo film di un Monicelli già tardo (1981), che ricostruisce le beffe del leggendario marchese dell’era papalina, lo detesto. Forse per via di un Alberto Sordi al vertice del suo insopportabile cinismo romanesco.


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