FILM STASERA IN TV: gli imperdibili 10 (domenica 17 luglio 2011)

I migliori film della sera e della notte tv: la scelta è personale. Per la programmazione completa delle varie reti, consultare MyMovies Tv. Si prendono in considerazione solo i film che incominciano tra le 21.00 e la 1.00. Attenzione, la programmazione potrebbe cambiare. Buona visione.
La scritta FREE indica i canali non a pagamento.

1. The Prestige, Joi, h. 22,55.
Questo The Prestige di Christopher Nolan, il gran regista di Inception, è tra i film più belli degli ultimi anni. A raccontarlo, come tutti i lavori del regista inglese, sembra un delirio. Comunque proviamoci: siamo nella Londra vittoriana, tra vapori, ciminiere, macchinerie e clangori metallici. In questo mondo ottocentesco colmo di cieca fiducia nell’avvenire e nei prodigi della scienza, agiscono due illusionisti che ridanno spazio a quel senso dell’irrazionale e del meraviglioso di cui la gente ha bisogno nonostante il (o proprio a causa del) freddo trionfo della tecnica. Il film è il duello tra i due, interpretati da Hugh Jackman e da un torvo, al solito, Christian Bale. Prima amici, poi separati da molto di più che una rivalità professionale (c’è anche di mezzo una donna, Scarlett Johansson). Tra trucchi che forse non sono tali, mirabolanti esperimenti, segreti trafugati, botole, vasche magiche, ricerca ossessiva dell’illusione perfetta. E l’effetto più speciale di tutti, il trasporto umano: come passare in una frazione di secondo da un punto all’altro del teatro in cui si dà lo show. Colpi di scena a ripetizione, in un’escalation che lascia senza fiato, e rovesciamenti di fronte e depistaggi continui che sono ormai il segno distintivo del regista inglese (vedi anche The Dark Knight) e incasinano anche un po’ troppo il plot. Un film, come Inception, con slittamenti continui dal reale all’oltre-reale. Nolan ormai è un maestro.
2. L’illusionista
, Sky Cinema Family, h. 21,00.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=mPdLrxxo4mg&w=560&h=349]Film d’animazione che riporta la gloriosa tradizione europea nel settore (meno tecnologica, più artigianale) ai fasti del passato. Copn un paziente lavoro di tradizione, old-fashioned ma di suggestione indubbia, il francese Sylvain Chomet – che già aveva fatto centro con Appuntamento a Belleville – propone nel 2010 una storia che viene nientemeno che da una sceneggiatura sempre sognata e mai realizzata in cinema da Jacques Tati, e concessa a Chomet dalla figlia dell’autore di Monsieur Hulot. Un anziano illusionista sul finire degli anni Cinquanta deve lasciare le sale del circuito maggiore e ritirarsi in provincia perché ormai la sua arte non attira più il pubblico, più interessato alle star del nascente rock. Incontra una bambina che crede ciecamente nella sua magia e che gli restituirà la stima di sè, e una visione più placata dell’esistenza. Il protagonista è tratteggiato sulla silhouette di Tati, con quella sua inconfondibile goffaggine, e questo rende il film ancora più intenso nel suo commovente omaggio. Anche se forse è proprio il patetismo il suo limite invalicabile. Grande successo in tutta Europa, ma anche il mercato americano lo ha accolto bene. Premi e nomination ovunque, compresa quella all’Oscar come migliore film di animazione.
3. Avatar, Sky Cinema 1, h. 21,10.
La prima televisiva il 31 gennaio ha fatto il record d’ascolti per un canale satellitare, a conferma che Avatar continua a essere il film dei primati. Da qualuque parte lo si prenda un film evento, epocale, quello che ha stabilito il maggior incasso nella storia del cinema arrivando a realizzare, anche grazie al 3D e al circuito Imax, oltre due miliardi di dollari worldwide, per essere esatti 2.021.699.345 (dati presi dal sito Mojo Box Office). Cifra paurosa. Ma epocale Avatar lo è anche per l’uso della tecnologia e degli effetti speciali, mai così grandioso e consapevole e mai così ben finalizzato alla narrazione, che lo trasforma in esperienza polisensoriale per il nuovo, scafatissimo spettatore globale, ormai aduso a (ir)realtà virtuali e mondi paralleli grazie alla dilagante digitalizzazione. James Cameron confeziona l’ennesimo dei suoi prodotti ad altissima spettacolarità, aggiungendovi quel senso del mistero, dell’alterità, degli universi inesplorati che lo ha sempre attratto, fin dai tempi di Abyss. Questo Avatar è una fantasmagoria barocca che non si nega nulla per risucchiare dentro di sè lo spettatore e immergerlo in un modo di sogni, incubi e visioni. Cameron in questo è il più grande, non c’è George Lucas che tenga al confronto, e i tanti signori e signorotti del gigantismo cinematografico, da Peter Jackson a Terry Gilliam a Tim Burton, al suo confronto sembrano ragazzetti che giocano con le figurine. Davvero, e non è solo uno slogan promozionale, Avatar ha spinto parecchio in là i confini del cinema, e ha segnato uno spartiacque. C’è un prima e un dopo-Avatar, piaccia o meno. Quel che riesce meno bene a James Cameron è mettere in piedi una storia all’altezza della messinscena. Se la trovata degli avatar fabbricati in laboratorio perché attraverso di loro gli umani possano sbarcare sul pianeta Pandora è geniale, quel che segue lo è meno. Il paradisiaco pianeta ove gli abitanti sono blu e puri e buoni, e tutti vivono in armonia con la natura in una specie di ecosistema globale in cui ogni cosa è interconnessa all’altra, è per dirla tutta una stupidata, l’ennesima proiezione delle utopie organiciste, comunitaristiche, ecologiste che da qualche decina d’anni a questa parte ci affliggono. Così come è ridicola la demonizzazione degli umani e dei loro apparati politico-militari (che adombrano la potenza imperiale americana), che vogliono colonizzare Pandora per poter mettere le mani su certe preziose miniere. Ma dài. Messo in cantiere nei momenti più critici dell’intervento americano in Irak, Avatar è apparso un manifesto pacifista-ecologista molto antibushiano e già molto politically correct e obamiano. Certe sequenze sono ridicole e imbarazzanti, come i pandoriani allacciati in circolo per trasmettere l’energia mentale. Ma che importa, quel che conta è il senso del meraviglioso che Cameron riesce a comunicarci.
4. Home, RaiTre, h. 23,20. FREE
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=NF31GuvJ-Io&w=425&h=349]Uscito un paio di anni fa in qualche sala e subito sparito dalla vista degli spettatori, Home sconcertò anche i critici di scorza dura adusi a esperienze filmiche estreme. Di una regista franco-svizzera, Ursula Meier, ci mostra una Isabelle Huppert (e già la scelta dell’actrix maxima ci fa capire da che parte possa andare Home) madre di famiglia che vive con il marito e i tre figli ai bordi di un’autostrada mai aperta al traffico. Un non luogo di cui loro si sono impossessati facendone il proprio territorio etologico-tribal-familiare, marchiandolo con la propria presenza. Ma un giorno l’autostrada viene aperta, e le macchine incominciano a sfrecciare. Dopo quell’esproprio psicologico, la vita di Marthe e dei suoi non sarà più la stessa. Che dire? Cinema dell’assurdo e di piccola surrealtà, del vuoto e del poco, cinema anche del disagio che spiazza e turba ma da cui non riesci a distogliere lo sguardo. E poi Huppert è Huppert. Home ha raccolto premi e riconoscimenti ovunque, dai César al festival di Mar della Plata.
5. Mamma Mia!
, Premium Cinema Emotion, h. 21,15.
Lo adoro, anche perché adoro le canzoni degli Abba, che sono del sano, geniale, irresistibile pop come pochi hanno saputo realizzare. Vidi il film qualche anno fa in una grande sala qui a Milano un sabato sera, straesaurita: famiglie, gente di ogni generazione, ragazzi da soli, genitori e nonne con figli e nipoti. Un pubblico trasversale e transgenerazionale, tutti a battere le mani e a seguire le canzoni. Una festa. Una serata da cinema popolare come non me ne capitavano più da decenni. Il cinema com’era una volta e come non è più, se non in rarissime occasioni. Bisognerebbe ringraziare Mamma Mia! se non altro per questo. Poi c’è il film. Che è solo un pretesto per rimettere in scena in modo travolgente i pezzi degli Abba. La storia della matura ex hippie (Meryl Streep) che in vista del matrimonio della figlia convoca sull’isola greca in cui vive i tre possibili padri diventa una piccola commedia degli equivoci e di qualche inganno con un andamento vagamante alla Shakespeare, quello più divertito (Molto rumore per nulla, La dodicesima notte) e anche, per via dell’isola, della Tempesta. Genialmente qualcuno, non ricordo chi, difatti ha paragonato Mamma Mia! a uno di quegli Shakespeare approssimativi e ruspanti messi in scena con gran divertimento e tirando un po’ via da Kenneth Branagh. Su tutto e tutti domina la matriarca Meryl Streep, che qui mostra ancora una volta di essere una creatura oltre l’umano, perché non solo recita come sappiamo, ma balla e canta da professionista, con una voce incredibile che sembra Barbra Streisand, come non avesse fatto nient’altro nella vita. Sbalorditiva. A quasi 60 anni Meryl Streep non solo è tornata a essere una moneymaker di Hollywood (tutti i suoi ultimi film sono andati molto bene al box office) ma si è permessa il lusso con Mamma Mia! di realizzare il maggior successo commerciale della sua carriera: 609.841.637 dollari in tutto il mondo. Chapeau, Meryl.
6. Il gusto degli altri, Rai Movie, h. 0,40. FREE
Film del 1999 che rivelò il gran talento della sceneggiatrice-regista francese Agnès Jaoui, una capace di raccontare storie e vite di quotidiana normalità (e minime anormalità) con scintillante acume, rispetto per i personaggi, aderenza al reale come è raro trovare al cinema. Dialoghi incessanti (quello di Jaoui è un cinema di conversazione) e perfetti, in un marivaudage postmoderno molto disincantato e anche acido, però mai feroce. Un industriale di non eccelsa cultura, imbottito di luoghi comuni televisivi, va a teatro e si innamora di un’attrice. Attraverso di lei entra in contatto con un mondo che gli è estraneo ma che lo affascina, e si fa circuire dagli attori della compagnia, molto interessati al suo denaro. Una ronde di personaggi e figurine che mostrano man mano desideri, ambizioni, generosità e crudeltà. Il protagonista è un credibile Jean-Claude Bacri, compagno di vita e di professione della Jaoui, che con lei firma la sceneggiatura. E Agnès Jaoui è anche tra gli interpreti, a siglare come interamente suo questo film che resta a tutt’oggi il più grande successo della sua carriera e che funzionò molto bene anche con il pubblico italiano, di solito restio a premiare prodotti simili.
7. A Single Man, Cult, h. 21,00.
Con il suo bell’Oscar in mano appena guadagnato con l’interpretazione di Il discorso del re, la notte del 27 febbraio Colin Firth ha ringraziato anche Tom Ford per averlo chiamato per il suo primo film da regista: questo A Single Man, che tra l’altro già l’anno scorso aveva portato Firth in zona Oscar procurandogli la nomination. Film dalla storia interessante. Quando ancora era lo stilista di Gucci, Tom Ford continuava a ripetere ai giornalisti che la sua vera passione non era la moda ma il cinema, e che un giorno avrebbe girato un film. Nessuno lo prendeva sul serio, naturalmente, sembrava la civetteria dandistica di un uomo al culmine del successo. Invece no, a un certo punto il fashion-designer americano si è ritirato da Gucci e, pur senza abbandonare la moda, si è dedicato al cinema realizzando questo A Single Man. Sorpresa doppia. Perché Mr Ford decide di fare cinema sul serio, e perché sceglie come soggetto del suo film un libro meraviglioso ma poco conosciuto e considerato minore di Christopher Isherwood. Un uomo solo è il romanzo-quasi verità di un omosessuale di mezz’età dietro cui è facilissimo scorgere lo stesso Isherwood che, nella California primi anni Sessanta, cerca di elaborare come può il lutto per la scomparsa del compagno di una vita (fatto accaduto allo stesso Isherwood). Libro scabro, senza autoindulgenze e senza vittimismo, di un dolore pudico e per così dire minimale, sommesso, trattenuto, come una scia di malinconia che segna ogni momento della giornata, ogni passaggio esistenziale. Il film riprende questa stessa traccia, e intorno al professore protagonista fa muovere una vecchia amica e uno studente che incomincia a fare i conti con la propria omosessualità. Difficile capire come mai una materia così privata e volutamente sommessa, così lontana da ogni accensione melodrammatica ma anche da ogni possibile glamourizzazione, abbia attratto Tom Ford. Sì, c’è l’omosessualità, ma nulla che assomigli pur vagamente alla smagliante, narcisistica, spettacolare gaytudine del fashion-system e delle passerelle. Eppure, nonostante questa distanza, il film che ne è uscito è buono, qua e là molto buono. Certo, chi ha amato il libro di Isherwood fatica un po’ a riconoscerlo nella perfetta confezione formale, accuratissima, che ne dà Tom Ford, nella levigatezza dell’operazione. Anche l’enfasi sulla crisi missilistica di Cuba (siamo nel 1962, presidenza Kennedy) non corrisponde a quanto c’è nel libro. Diciamo che il film è di molto superiore a quel che ci si aspettava da uno stilista che mai aveva fatto cinema, ma è un po’ inferiore alle ambizioni dello stesso Tom Ford. Che si rivela essere un regista vero, non un calligrafico illustratore, ma che non riesce del tutto a emanciparsi e liberarsi dalla maledizione che perseguita i professionisti della moda – stilisti e fotografi – che decidono di passare dietro alla macchina da presa, cioè un eccessivo formalismo, una cura maniacale dell’immagine a detrimento della narrazione. Diciamo che Tom Ford è di gran lunga meglio di altri del fashion system passati al cinema, ma ancora appesantito da un eccesso di estetizzazione. Il film, presentato in prima mondiale a Venezia 2009, è andato piuttosto bene al box office e ha portato parecchie soddisfazioni a Colin Firth . Ottima la perfomance di Julianne Moore nella parte dell’amica (e, nella vita, amica vera e sodale di Tom Ford. Erano insieme anche poche settimane fa a Londra sul red carpet dei Bafta, gli Oscar inglesi). A questo punto la curiosità è vedere cosa farà Tom Ford con il prossimo film.
8. Collateral, AXN, h. 21,00.
Picco nella carriera del suo regista, Michael Man, e del suo interprete, Tom Cruise, che allora (2004) sembrò potersi riscattare dalla sua immagine di belloccio buono per il box office ma non per il buon cinema. Cruise invece è anche attore capace quando trova come qui o in Magnolia la giusta occasione. Un tassista in una sinistra Los Angeles di buio e luci imbarca un cliente che lo assolda per tutta la notte. Incomincia una discesa all’inferno, giacché il il passeggero è un killer di mestiere che deve colpire ben cinque bersagli, e uno, si scoprirà, sta molto a cuore al conducente. Una partita a due (il driver è Jamie Foxx, il killer Cruise) che ricorda l’altra grande riuscita manniana, The Heat, e che non lascia un attimo di tregua allo spettatore.
9. Last Days
, Studio Universal, h. 21,15.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=HFWnZW3esb8&w=425&h=349]Gli ultimi giorni di qualcuno che assomiglia molto a Kurt Cobain prima del suicidio, ma che non è lui per via di problemi legali e diritti vari. Tra i film più radicali di Gus Van Sant, regista diviso tra l’autorialità pura e il compromesso con Hollywood. In questo suo eterno pendolarismo, stavolta si colloca sul versante ‘piccolo film di piccolo budget’ con linguaggio arrischiato. Difatti in Last Days si esagera in piani sequenza, il marchio di fabbrica da Antonioni in poi del cinema altissimo, ma anche, all’opposto, in camera fissa. Blake, il rocker protagonista interpretato dal biondo (siamo in un film di Gus Van Sant, no?) Michael Pitt già visto nel bertolucciano The Dreamers, si aggira catatonico nei boschi, mentre agente, compagna, amici e perfino un detective lo cercano disperatamente. Attenzione, la donna di Blake è Asia Argento (e non dite che fa la parte di Courtney Love, sennò la vedova Cobain se la prende di brutto). Freddo e atono, un film che dispiace a molti e piace a pochi (io mi colloco nella seconda categoria, dunque consiglio caldamente la visione).
10 ex aequo. Mission: Impossible
, Sky Cinema Max, h. 21,00.
Lo amo molto, l’ho visto e rivisto più volte, è la perfetta spy-story del dopo guerra fredda e del dopo Muro, meravigliosa soprattutto nella sua parte ambientata in una Praga sinistra e per niente magica teatro di tutte le ombre post-sovietiche. Uno dei migliori Brian De Palma, con perfino un Tom Cruise sopportabile e la memorabile sequenza del furto con lui che si cala dall’alto, citazione di Topkapi di Jules Dassin.
10 ex aequo. Harry Potter e la pietra filosofale, Premium Cinema Energy, h. 21,15.
Adesso che la saga cinematografica del maghetto con gli occhiali è arrivata alla sua conclusione con l’ultima puntata Harry Potter, i doni della morte 2 – Tutto finisce (appena uscito nei cinema e già arrivato a incassi da vertigine), conviene rivedere questo primo, seminale espisodio. Quello da cui tutto si origina: la mitologia del personaggio, interpretato con piena aderenza da Daniel Radcliffe, e un successo misurabile a svariate migliaia di milioni di dollari al box office.

E ancora
11. Haïti Chéri
, La7, h. 1,10. FREE
12. Col cuore in gola
, Sky Cinema Classics, h. 1,15.
13. Doppia personalità, Iris, h. 0,30. FREE
14. Scream 2, Italia 2, h. 21,00. FREE
15. L’alba dei morti viventi
, Italia 2, h. 0,15. FREE
16. Terapia e pallottole
, Premium Cinema Comedy, h. 21,15.
17. Sepolto vivo
, MGM Channel, h. 0,40.
18. The Opposite of Sex, Rai4, h. 21,10. FREE
19. L’ultimo Capodanno
, Cult, h. 1,10.
20. I figli degli uomini, Rete4, h. 23,55. FREE

21. Giovani aquile – Flyboys, Rete4, h. 21,30. FREE
22. Il diario di Bridget Jones, Sky Cinema Emotion, h. 23,10.
23. Il risolutore
, Fantasy Channel, h. 22,00.
24. V per Vendetta, Sky Cinema Energy, h. 23,50.
25. Fantozzi
, Premium Cinema Comedy, h. 1,00.
26. Papillon
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
27. Carlito’s Way, Cult, h. 22,45.
28. Codice Genesi, Sky Cinema Max, h. 0,50.
29. Dead Man Walking, MGM Channel, h. 21,00.
30. L’incredibile viaggio della tartaruga, Rai5, h. 21,05. FREE
31. Susanna
, Sky Cinema Classics, h. 21,00.
32. Il tassinaro
, Sky Cinema Comedy, h. 21,00.
33. Cabin Fever
, Fantasy Channel, h. 22,00.
34. Genitori & Figli: agitare bene prima dell’uso
, Sky Cinema Family, h. 22,35.
35. Amistad
, Sky Cinema Passion, h. 22,40.

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