diario dal LocarnoFestival: recensione di ‘The Color Wheel’

Locarno, 6 agosto
The Color Wheel. Regia di Alex Ross Perry. Interpreti: Alex Ross Perry, Carlen Altman, Anna Bak-Kvapil, Bob Byington, Ry Russo-Young, Kate Lyn Sheil.
Stati Uniti 2011. Sezione: Concorso Cineasti del presente
Una delle sorprese di Locarno. Un piccolissimo film indie in b/n. Fratello e sorella on the road nell’America profonda, un lessico familiare con un po’ d’amore e molti odi e risentimenti. Dialoghi scintillanti, acuminati, cinici, meravigliosamente scritti. Gran colpo di scena finale.

Lei, Jr (come quello di Dallas), bellezza aguzza e assertiva, è un’aspirante giornalista televisiva che non riesce a trovare un ingaggio, però di alte ambizioni: “non voglio tv locali, solo network nazionali”. Lui, Colin, è il fratello minore, ex obeso ora un lungagnone con l’aria da nerd che se ne sta con una ragazza aggressiva e già stanca di lui. Non sono mai andati d’accordo i due fratelli, anche adesso che si ritrovano continuano a farsi del male. La sorella, con quell’aria da jena in carriera di molte ragazze d’oggidì, lo preleva e lo imbarca in una missione molto possibile, andare a casa di un professore universitario di media che è stato oltre che l’insegnante di Jr anche il suo amante, e portar via le cose di lei. Colin la segue passivo e riluttante su una scassata macchina, in un on the road minimo tra la solita provincia americana profonda di gente ai margini (anche della sanità mentale e del buonsenso). Devono faticare a convincere il tenutario di un motel assai fervente cristiano (si presume cattolico, viste le tante immagini della Madonna nella recption) che possono dormire insieme, essendo fratelli e non una coppia di lussuriosi e adulterini peccatori, poi stremati per convincerlo del tutto gli dicono di essere sposati, e lui esige come prova un bacio davanti a lui (e la cosa avrà poi la sua importanza nello svolgimento successivo della storia). Quindi a casa del prof, uno stronzo che sta già con un’altra studentessa, poi a una festa di amici d’infanzia, dove Colin ritrova il grande amore frustrato della sua adolescenza e riesce quasi a portarsela a letto. Insomma, cose così, minime. Due fratelli che volendosi bene non possono fare a meno di farsi del male. Però i dialoghi sono strepitosi, acuminati, acidi e impietosi, si parla molto di sesso (“ti ricordi di quella volta che abbiamo trovato il vibratore della mamma?”), i due non si risparmiano nulla, sembra di sentire il Woody Allen dei tempi migliori aggiornato alle sensibilità e insensibilità e  disincanto odierni. Un teatro familiare quello di Jr e Colin che trova la sua espressione nella parola, nel verbo, strumento di comunicazione, di distanziazione, arma di difesa e offesa. In macchina pende dallo specchietto un rosario (sì, rosario) con una stella di David, il che lascia presumere che ci sia qualcosa nei due sceneggiatori del film, che ne sono poi anche i protagonisti, dell’umorismo ebraico americano tendenza yiddish. Finale con un grandissimo coup de théatre, che mi verrebbe voglia di svelare, anche perché chissà mai quando il film arriverà in Italia se mai ci arriverà. Diciamo che succede un fattaccio tra i due che li riavvicinerà definitivamente e insieme li allontanterà. Racconto di doppia formazione ed emancipazione dai fantasmi di famiglia (“come, è morta la zia e neanche me l’avete detto?” “rompiballe come sei, nessuno aveva voglia di averti tra i piedi al suo funerale a Portorico”) in puro stile indie, straordinariamente ben scritto. Bianco e nero, ovvio. The Color Wheel è una delle belle sorprese di Locarno, finora uno dei miei film preferiti.
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