da Locarno: Daniel Craig, Harrison Ford e il Pardo alla carriera

Locarno, 6 agosto
Dio mio, ma quando smetterà di piovere su Piazza Grande? Sono le 21,25, mancano cinque minuti solo alla cerimonia (si spera breve) della consegna del Pardo d’oro alla carriera a Harrison Ford e il cielo non perdona. La gente però non demorde, ha tiempito la piazza nonostante l’acqua e i 5 franchi di ingresso, aspetta paziente e senza dare il minimo segno di nervosismo (sarà perché ci sono abituati o perché sono svizzeri?) sotto ombrelli di tutti i colori e impermeabili preferibilmente gialli (che è il colore dominante del festival).
Mi apposto ai lati del palco, a una decina di metri dal punto in Harrison Ford e gli altri si piazzeranno, protetti dalla pioggia da un ombrellone da terrazza. Certo li vedrò di profilo e schiena, ma insomma meglio che vederli frontali ma da 200 metri.
21,35: piove più che mai. Qui rischia di saltare il programma, che prevede consegna di Pardo al suddetto Harrison Ford, accompagnato da Daniel Craig e Olivia Wilde, interpreti con lui di Cowboys & Aliens, blockbuster anunciato che subito dopo la premiazione verrà proiettato qui in Piazza Grande in prima europea.
21,40: Dio c’è. Smette di colpo di piovere. Che la festa cominci, dunque. Dopo un paio di signore che introducono la soirée, fa il suo ingresso sul palco il direttore artistico Olivier Père, bravo e astuto, stasera di nero vestito e non del suo consueto bianco, che verrà anche dalla stampa fichissima e arci-cool (les Inrocks), ma ha i modi curiali e la sapienza diplomatica del Gianluigi Rondi dei tempi d’oro. I suoi discorsi sono rotondi come la sua figura, smussati e privi di ogni asperità. Père è un soave incantatore di serpenti e non si smentisce neanche stavolta. Introduce il film (in inglese) decantandone la qualità e le tante citazioni del cinema spielberghiano anni Ottanta e fa salire sul palco il regista Jon Favreau, quello per intenderci dei due Iron Man, un signore in abito chiaro, piuttosto corpulento e che non è il giovanotto che ti aspetteresti come regista di un popcorn-movie. Dice le sue quattro parole di circostanza, ringrazia tutti e in particolare il pubblico che ha atteso nonostante la pioggia, e stop. Tocca adesso a Olivia Wilde, che raccoglie la sua dose di applausi e ha il buon gusto di lasciare subito il campo a quelli che verranno. Perché l’attesa ovviamente è per i due divi massimi. Viene chiamato sul palco Daniel Craig, ed eccolo apparire in abito grigio chiaro, assolutamente identico a com’è sullo schermo, con quel corpo da nuovo Bond che è riuscito a oscurare in sex appeal perfino il ricordo di Connery. La piazza è tutta per lui. Ringrazia e si dice onorato di essere lì per un attore come Harrison Ford. Il quale si fa aspettare un po’, poi eccolo, in grigio scuro e con occhiali. Il passo non è atletico, dà l’idea di essere affaticato. Prende la parola, e quasi non lo si sente da tanto è fioca la voce. Un uomo che sembra avere più dei suoi 69 anni (fatti il 13 luglio) e che è ormai lontano dall’icona Indiana Jones. Non resta più di un paio di minuti, ritira il suo Pardo d’oro, si fa fotografare un attimo, poi se ne va tra gli applausi educati ma non fragorosi. Ne ha avuti di più Daniel Craig.
Segue Cowboys & Aliens, ma io, che l’ho visto ieri sera in proiezioone stampa, mi defilo (la recensione al prossimo post).

Scusate, ma è la foto meno indecente tra quelle che sono riuscito a scattare con l'iPhone manovrando con una mano sola (nell'altra tenevo l'ombrello). Ecco la guida all'identificazione delle ombre: Harrison Ford è quello a sinistra in scuro, alla sua destra il retro poderoso di Daniel Craig. Non appena arrivano foto decenti, le posto.

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