Festival di Locarno: recensione di ‘Abrir puertas y ventanas’ (vincitore del Pardo d’oro)

Abrir puertas y ventanas (Aprire porte e finestre)
Regia di Milagros Mumenthaler. Interpreti: Julián Tello, Maria Canale, Martina Juncadella, Ailín Salas. Argentina. Nella Sezione Concorso internazionale, in corsa per il Pardo d’oro.

La regista Milagros Mumenthaler

Questa recensione è stata scritta cinque giorni prima dell’assegnazione del Pardo d’oro al film.

Per i primi 40 minuti ti convinci di trovarti di fronte finalmente al Grande Film, a quel Santo Graal che tutti cercano a ogni festival, all’opera che fa gridare al miracolo, al capolavoro misconosciuto e finalmente portato alla luce. La 34enne regista argentina (con lungo soggiorno in Svizzera) Milagros Mumenthaler al suo primo lungometraggio folgora gli spettatori mettendo in scena tre sorelle per niente cecoviane in una Buenos Aires di anonimato piccolo-borghese. Sofia, Violeta e Marina non si sopportano, non perdono occasione per ferirsi, umiliarsi, fare e farsi del male. Di loro non sappiamo niente, se non che la nonna è morta di infarto lasciandole sole. Ma i genitori? Buio assoluto. Un teatro della crudeltà tra salotto e camere (con letto dotato di meccanismo vibratore), vecchi televisori, vecchi computer, cose di buono e pessimo gusto. Uomini detestati e uomini desiderati (il vicino falegname). Soldi misteriosi che entrano, portati dalla sorella maggiore, vestita sempre troppo bene e troppo sexy e con telefonini sempre troppo nuovi per fare solo la studentessa di architettura. Mumenthaler ha il dono dell’ellisse, del sottinteso, non ci annoia con spieghe e fatti espliciti, semplicemente mostra, benissimo, il reticolo di relazioni crudeli che imprigiona le tre sorelle. Una se ne va senza salutare e senza nemmeno dire dove. La maggiore, Sofia, sospetta che Marina, così diversa fisicamente, sia stata adottata (un’allusione ai figli dei desaparecidos?). Ottimo cinema di perfidie e veleni (con anche qualcosa di Che fine ha fatto Baby Jane?), regia assai abile nel suggerire disagio e minaccia. Poi il film si blocca, si incarta, si ingorga, si ripete, si ammoscia, interrompe i già scarsi percorsi narrativi che sembrava fino a quel momento avere imboccato, si impiomba in un finale aperto e fintissimo abbastanza consolatorio che nega tutto quello che abbiamo visto fino a quel momento. Peccato. Per metà è un gran film. Se la regista avesse asciugato e tagliato une ventina di minuti, e ci avesse detto qualcosa di più delle ragazze e del loro passato, Aprire porte e finestre ci avrebbe guadagnato. Comunque, questa signora Milagros Mumenthaler è da tenere d’occhio.

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