Festival di Locarno: recensione di ‘The Loneliest Planet’

The Loneliest Planet
Regia di Julia Loktev. Interpreti Hani Furstenberg, Gael García Bernal, Bidzina Gujabidze. Stati Uniti. Sezione Concorso internazionale, in corsa per il Pardo d’oro.
L’unico film del Concorso internazionale che abbia per protagonista un quasi-divo, Gael Garcia Bernal (sì, certo, ci sarebbe anche il John C. Reilly di Terri). Anche il film più laido e greve. La prima battuta che sentiamo è: “Ma sei andata in bagno stamattina?”, seguono scene con funzioni corporali di umani e non umani, e via degradando. Due fidanzati americani con la smania del trekking, Alex e Nica, arrivano in una remota valle della Georgia (quella caucasica, non statunitense) intenzionati a una full-immersion nella natura. Se avesssero visto Un tranquillo weekend di paura saprebbero che ogni ritorno allo stato selvaggio nasconde il suo lato oscuro. Ma son troppo giovani e anche un po’ stupidi per averlo visto, dunque con la guida del locale Dato, un tipo genere filosofo contadino dotato di uno humor non proprio finissimo (la barzelletta sui cinesi è micidiale), si avventurano tra il verde, le cascate e i fiumi. Per un’ora assistiamo alle camminate e soprattutto alle insopportabili battute tra i tre (il peggio è quando per insegnare a Dato la corretto pronuncia di bitch e beach la coppia gli fa ripetere qualche decina di volte l’elegante frase “I take a bitch on the beach”, quindi segue analoga lezione con “I shit on the sheet”). Dopo, finalmente succede qualcosa, qualcosa di drammatico, e il film sembra ingranare la marcia e vagamente decollare. La coppia entra in crisi in seguito a quanto accaduto, si introduce nel film una nota drammatica di un qualche interesse, i due la smettono di fare i cretini. Ma è troppo tardi per salvare questo The Loneliest Planet. Restano i paesaggi, peraltro non così abbaglianti. Però la regista Julia Loktev se ci voleva mostrare le bellezze della Georgia poteva girare un docu per il National Geographic senza ammorbarci con i due insopportabili trekker. La protagonista dai capelli rossi è l’attrice più antipatica del festival, il povero Bernal non si capisce come sia capitato in questo The loneliest planet. Si diceva: il film più laido visto a Locarno. Poi dicono delle registe donne, del cinema della differenza ecc. ecc. Ma questa signora Loktev ha il garbo e la leggerezza di un maniscalco. Almeno si spicciasse, invece anche lei fa parte di quegli autori che adorano la lentezza.

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