Festival di Locarno: i FAVORITI per il Pardo d’oro (e per gli altri premi)

Postato alle ore 0.32 di sabato 13 agosto
Aria di fine festival. Stasera in Piazza Grande annuncio e premiazione dei vincitori, a partire dal riconoscimento più atteso, il Pardo d’oro. Niente rumors sui nomi e i film da podio. O meglio, il rumor è che la giuria potrebbe scegliere tra almeno dieci film, non essendoci quello che si stacca nettamente sugli altri, il capolavoro indiscusso in grado di mettere tutti d’accordo (ma in quale festival succede? perfino il sublime The Tree of Life ha avuto a Cannes i suoi detrattori e la Palma se l’è dovuta sudare). Formulare una previsione, azzardare un’ipotesi purchessia su chi e quale film la giuria premierà a questo punto è un esercizio che somiglia alla divinazione. Ma perché non provarci? (Addirittura in America certi siti già si lanciano nelle predictions sui prossimi Oscar, si potrà pur fare lo stesso con il ben più vicino Pardo locarnese. O no?). Innanzitutto, ricordiamo chi c’è in giuria, il profilo professionale e la provenienza dei componenti ci potrebbe dare qualche indicazione. Presiede il portoghese Paulo Branca, produttore di De Oliveira e molti autori francesi (Honoré compreso), affiancato dall’attore-regista Louis Garrel (Francia), dall’attrice Sandra Hüller (Germania), dalla regista Bettina Oberli (Svizzera) e dal nostro Luca Guadagnino (il regista di Io sono l’amore che qui ha presentato  il docu Inconscio italiano).
Allora, a chi il Pardo? Il giornalista medio, chiamato anche giornalista unico (quello che non si espone mai con una sua opinione, ma fiuta l’aria che tira e si adegua), ha già scelto il suo vincitore. Trattasi del rumeno Crulic, via crucis di un ragazzo emigrato in Polonia che finisce in carcere ingiustamente e ci lascia la pelle. Nobile, coinvolgente, ma con l’inevitabile manicheismo del film di denuncia. Di diverso c’è che il regista è ricorso all’animazione, il che conferisce a Crulic un’aura di sperimentalismo che molto potrebbe giovargli presso i giurati.
Personalmente, come ho già indicato nella mia classifica, ho amato di più altri film: innanzitutto il francese Low Life e il giapponese Saudade (la vera rivelazione del festival), seguiti dall’americano Terri. Però Terri è una commedia adolescenziale, che per quanto acuta e rispettosa nel tratteggiare il suo protagonista obeso, e straordinariamente ben fatta, difficilmente potrà convincere uno come Paulo Branco, abituato al cinema altissimo e rarefatto di Manoel De Oliveira. Più nelle corde del giurato presidente mi pare il bressoniano Low Life, ma Branco potrebbe anche aver apprezzato, nella sua tensione al sublime, l’italiano Sette opere di misericordia (che qui a Locarno ha esasperato quasi tutti; solo che il giornalista unico, quando poi ha letto le recensioni entusiaste su certa stampa italiana, ha subito cambiato idea e s’è messo a parlarne come di un capolavoro). Dando invece un’occhiata ai siti stranieri si scopre che Un amour de jeunesse della francese Mia Hansen-Løve, scarsamente apprezzato da queste parti alle proiezioni stampa e passato nella massima indifferenza, è considerato tra i più seri candidati alla vittoria. La sensazione del resto è che il Pardo andrà proprio alla Francia, in concorso con ben quattro titoli e paese, come dire?, geopoliticamnte egemone in questo festival. Dunque, oltre a Low Life e Un amour de jeunesse, potrebbe farcela anche Les chants de Mandrin, pompatissimo dalla stampa parigina e pure lui passato qui nell’indifferenza (molti giornalisti di casa nostra neanche sono andati a vederlo, lo stesso vale per Low Life). Il quarto francese è Dernière Séance, horror cinemaniaco già in odore di culto e decisamente interessante, ma è un film di genere che, per quanto sofisticato e iperconsapevole, non credo abbia molte chance con questa giuria. Essendo stato un festival di buonissimo livello, il Pardo potrebbe andare ad altri titoli, imperfetti ma degni, e a questo punto azzardare un’ipotesi è come puntare alla roulette.
Cineasti del presente: tutti dicono che vincerà il kazaco. Ora, se del Concorso internazionale ho visto tutti i 20 film, di Cineasti del presente, che è la seconda sezione per importanza del festival, ho visto solo una parte (fare il pieno dei due concorsi è impossibile, le proiezioni si sovrappongono e devi scegliere). Però il passaparola ha già decretato il vincitore: dovrebbe essere il russo-kazaco Solnetchniye Dni (Giorni di sole), girato da un regista giovane e timido che di nome fa Naryman Turebayev (oggi l’ho visto tutto solo alla fermata dell’autobus che cercava di prendere il biglietto alla macchinetta, e m’è parsa una scena del suo film). Solnetchniye Dni, girato assai bene, racconta di un povero ragazzo kazaco senza soldi e solo come un cane cui va male tutto, che passa da una disgrazia all’altra: come un Accattone pasoliniano scagliato nello squallore di una città post-sovetica del Centro Asia. Due ore di calvario, una storia che a me è parsa troppo programmatica, troppo meccanica e prevedibile nei suoi sviluppi, e anche insostenibilmente troppo lunga. Però ha ottenuto consensi entusiastici, tutti erano commossi e anche un membro della giuria (erano tutti seduti nella fila davanti alla mia) ha vistosamente applaudito.
Personalmente ho preferito, tra i film che sono riuscito a vedere di Cineasti del presente, l’uzbeco-coreano Hanaan e l’americano The Color Wheel, commedia con un fratello e una sorella che mal si sopportano e di dialogni velenosi e scintillanti. Staremo a vedere.
Il miglior attore. Non mi è piaciuto per niente Sette opere di misericordia, però la performance di Roberto Herlitza è notevole, il premio potrebbe essere suo (e così la stampa italiana sarebbe contenta). Straordinario il John C. Reilly di Terri, ma mi sa che è troppo hollywoodiano per Locarno. Altro candidato che potrebbe farcela è il trentenne protagonista della commedia famliare rumena Din Dragoste Cu Cele Mai Bune Intentii. Qualche vaga possibilità anche per il protagonista di Dernière Séance.
La migliore attrice. Il premio potrebbe andare alla ragazza che nell’argentino Abrir puertas y ventanas (uno dei film migliori del festival) interpreta la parte di Marina, una delle tre sorelle protagoniste (ma a essere premiate potrebbero essere anche le tre insieme). Ben piazzata è l’attrice che ha il ruolo della mamma ricoverata in Din Dragoste Cu Cele Mai Bune Intentii, qualche chance anche per la protagonista dell’americano Another Earth. Altra possibile candidata è la Olimpia Melinte di Sette opere di misericordia. Però la presenza femminile che più ha colpito le platee maschili è la libanese Darine Hamzé di Beirut Hotel: è goffa, non recita come Meryl Streep, è perfino un po’ troppo rotonda per i canoni di bellezza femminili europei, ma è di una carnalità sconvolgente. Se la giuria volesse osare, dovrebbe premiare lei, l’attrice che più ha trafitto lo schermo in questo Locarno 2011. Che importa se non è la più brava.

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