Festival di Locarno: recensione di ‘Tokyo Koen’

Tokyo Koen (Tokyo Park)
di Shinji Aoyama (Giappone). Interpreti: Nana Eikura, Haruka Igawa, Manami Konishi, Haruma Miura. E’ stato assegnato il Premio speciale della giuria al regista Shinjii Aoyama.
Parte come Blow-up: un ragazzo in un parco fotografa gli sconosciuti che gli passano davanti. Con tanto di camera (del regista Aoyama) che si alza a inquadrare lo stormire di fronde, esattamente come in una celebre inquadratura del capolavoro di Antonioni. Sembra un omaggio e un quasi remake, Tokyo Koen: poi però cambia tutto. Il ragazzo viene ingaggiato da un uomo  misterioso perché segua e fotografi ogni giorno una donna con bambino al parco. A questo punto sembra che stia per incominciare un thriller alla Brian De Palma, invece no, il film non è nemmeno questo. Passa parecchio tempo (e ci annoiamo parecchio) prima di capire che si tratta del racconto di formazione del suddetto ragazzo, che di nome fa Koji, che si muove nella Tokyo contemporanea all’interno di una rete di rapporti complicati: una sorellastra che di sicuro lo ama, un fratello minore scontroso, una strana ragazza che piange il ragazzo perduto e innamorata dei film di zombie. E poi c’è la madre morta ma incombente. Un film esasperante, di minuzie e dialoghi qualunque che non riesce a interessare granchè. Invece poi, anche se un po’ tardi, Tokyo Koen decolla, o almeno ci si abitua, e un po’ ci si affeziona a Koji, un bravo ragazzo in cerca di sè. E Blow-up? Blow-up è un’altra cosa.

Il regista Shinji Aoyama, cui è andato il premio speciale della giuria

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