Festival di Venezia 2011: ecco W.E., il film di Madonna (recensione)

W.E.,
regia di Madonna. Interpreti: Andrea Riseborough, Abbie Cornish, James D’Arcy, Oscar Isaac. Presentato fuori concorso a Venezia 68.



Allora, com’è W.E.? Inferiore alle ambizioni, parecchio alte, della sua regista
, che con questo suo secondo film spera di fare il salto nell’empireo dei veri autori. La volitiva Madonna ha raggiunto nella vita e nella carriera tutto quello che si era prefissata, adesso il suo nuovo traguardo si chiama cinema, il cinema d’autore, quello da festival importanti. Difatti ecco il suo W.E. presentato in prima mondiale (fuori concorso) al Lido. Se nel suo film d’esordio Sacro e profano (che era molto meglio di questo), Madonna aveva sorpreso quei pochi che l’avevano visto (gran parte dei critici italiani lo aveva al solito snobbato) per la freschezza della messinscena, per la sveltezza e l’assenza di ogni smanceria, qui invece fa la regista sciuretta e confeziona un film col birignao, tutta una cosa arty per far capire al mondo di quale classe sia fatta Madonna Ciccone. Puro wannabe-ismo, ansia di upgrading sociale e intellettuale, voglia di farsi accettare nel salotto buono del cinema rispettabile. Vorrebbe tanto raccontare la Più Grande Storia d’Amore di Sempre, quella di Wallis e del principe Edward che per lei riunciò al trono d’Inghilterra, ma teme l’effetto fotoromanzo, così si inventa una storia parallela, con incastri e rimandi tra l’una e l’altra, rispecchiamenti, sdoppiamenti e così via. Dunque, nella New York del 1998 c’è una ragazza di nome Wally malmaritata a uno stronzo di mestiere psichiatra che la tradisce spudoratamente dicendole “stasera devo andare all’ospedale”, non fa più l’amore con lei, non vuole figli da lei. In un tale deserto esistenziale la poveretta sviluppa una fissazione, anzi un’ossessione per la figura di Wallis Simpson, legge libri su di lei, va da Sotheby’s tutti i giorni a passare in rassegna gli oggetti che appartennero a lei e a Edoardo prima e che stanno per essere messi messi all’asta (il che consente a Madonna di darsi della arie di nobiltà inquadrando preziose scatoline, gioielli, profumi vintage, abiti altrettanto vintage, insomma di giocare a fare la stylist di Vogue). Wallis incarna forse agli occhi della sua quasi omonima l’amore perfetto, la possibilità di dare corpo ai propri sogni. Forse Wally si sente anche una reincarnazione di Wallis, in una sorta di psico-possessione alla Malombra. L’idea non è male, ne sarebbero potuti venir fuori un cine-discorso amoroso, una storia di spettri, invasamenti, identificazioni e anche allucinazioni. Però bisognava avere delle idee, una visione non banale del cinema e del mondo: cose che qui latitano.
Il parallelismo tra le vite di Wallis e Wally è pedissequo e greve a partire dai nomi Wallis-Wally, suggerito con scene in montaggio alternato di didascalica pesantezza e insostenibilità: Wallis si immerge nella vasca, e poi Wally fa altrettanto, una si serve del tè, l’altra pure. Però Madonna non è proprio una sprovveduta, sa girare più che decentemente, ha gusto e un certo stile. Dev’essere per questo che ieri alla proiezione stampa W.E. è piaciuto ai giornalisti, forse perché il pregiudizio era fortissimo e radicato, tutti si aspettavano da Madonna un disastro, e quindi sono rimasti spiazzati e sorpresi dalla professionalità dell’operazione, e anche da una certa indubbia qualità. Il guaio è però che Madonna, pur sforzandosi eroicamente e mettendocela tutta ma proprio tutta, non riesce ad andare oltre i propri limiti. I suoi orizzonti e i riferimenti estetici sono, e si vede, quelli dei servizi di moda dei magazine patinati di fascia alta e di certi video musicali, un’estetica viziata e limitata dal glamour. Della storia di Wallis e Edward ha una visione irrimediabilmente convenzionale, da rotocalco si sarebbe detto una volta, non coglie le implicazioni sociali e storiche di quella clamorosa vicenda, non coglie nemmeno le possibili ombre di quella relazione. Illustra piuttosto bene (e azzecca l’attrice che interpreta Wallis, Andrea Riseborough), gira decorosamente. Ma non evita il ridicolo quando fa incontrare fantasticamente Wally e Wallis, con Wallis che lascia cadere sentenze tipo “Vivi la vita! Non permettere che gli altri ti neghino la felicità”. La migliore invenzione resta quella del vigilante russo che si rivela essere un uomo amorevole e sensibile. Però quella scena in cui Wally scopre tra i libri di lui le poesie di Rilke Madonna se la doveva e ce la doveva risparmiare: la preferivamo quando faceva la ragazzotta truzza di Like a Virgin, adesso che ci tiene tanto a far sapere che traffica con Rilke e la cultura alta ci piace di meno.

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