Venezia 2011. Chi vincerà? Ecco i favoriti (e tra qualche ora il verdetto)

Vince chi vincerà, per cantarla con la prima Nannini (quando era ancora sopportabile). Il buzz è incessante da queste parti, e i nomi che girano sono tanti. È che questa mostra è stata buonissima, almeno dieci, e non esagero, sono i film che meriterebbero un premio, cinque o sei quelli da Leone d’oro (e non esagero nemmeno qui).
Allora: si chiacchiera parecchio stamattina di Alexander Sokurov, un maestro consacrato per il quale un bel Golden Lion sarebbe un riconoscimento strameritato, più per la carriera che per il Faust che ha portato qui, l’opera più eccentrica e aliena del festival, forse non il meglio sokuroviano ma di sicuro un prodotto con il marchio dell’unicità. Altro nome obbligatorio: Roman Polanski e il suo Carnage, che è strapiaciuto (a me non ha convinto: testo brillante ma regia fiacca e distratta del grande Roman). Gli americano fanno il tifo per George Clooney e il suo The Ides of March, una delle belle sorprese di Venezia 2011, e il Leone o un riconoscimento importante sarebbero tutt’altro che scandalosi, anche se ci sarebbe di meglio da premiare.
Tutto però può succedere, dipende dagli equilibri gepolitici all’interno della giuria, dai voti e soprattutto dai veti incrociati. Spesso vince non il film preferito dai giurati, ma quello che meno è dispiaciuto e su cui si riesce a trovare una qualche convergenza. Si parla perfino di Marjane Satrapi e del suo Poulet aux prunes, di un realismo poetico insopportabile però film dalla forte impronta visuale che potrebbe aver convinto Aronofsky & Co.
Si dà in pole position per fortuna anche il titolo migliore di tutto il festival, Shame di Steve McQueen, anche se l’odore di scandalo che si porta dietro potrebbe nuocergli. Io spero che vinca, meglio dare il massimo Leone a un giovane che a un maestro venerato, che di un premio così non ha bisogno. Gli altri miei preferiti li ho già chiaramente espressi, basta dare un’occhiata (se ne avete voglia) alla mia classifica. Se si deve premiare un maestro, allora che sia David Cronenberg con A Dangerous Method, se vogliamo stare sulle rivelazioni e/o sugli outsider allora, oltre a Shame: Wuthering Heights (Cime tempestose) di Andrea Arnold, Dark Horse di Todd Solondz e il tostissimo cinese People Mountain People Sea di Cai Shangjun. Ma io terrei d’occhio anche il commoventissimo, bellissimo hongkonghese A Simple Life di Ann Hui. Se alla sua interprete Deanie Yip non danno il premio come miglior attrice è uno scandalo.

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