Milano Film Festival: due o tre cose che vorrei dire

Il marchio Milano si merita (ed esige) un festival cinematografico di primissima fascia.

Quanti sanno che esiste un Milano Film Festival? Quanti sanno che si è appena concluso (ieri 18 settembre) la sedicesima – dico sedicesima, mica prima o seconda – edizione? Quanto sanno che il lungometraggio vincitore, il più votato dal pubblico, si chiama Italy: love it, or leave it? Quanti sanno degli altri premi?
Sì, gli appassionati, i cinefili duri, gli informatissimi, gli affezionati del MFF, che sono molti di più di quanti non ci si aspetti, lo sanno e seguono le proiezioni. Io però mi riferisco al milanese, e non solo milanese, mediamente ben informato sui fatti di cinema, quello che legge i quotidiani più importanti e qualcosa online, che segue Cannes e la Mostra di Venezia attraverso i report e le recensioni dei critici più famosi, quello che ama il cosiddetto cinema di qualità (perdonate l’orrida definizione, però rende l’idea) e decreta in città il successo di film come Le donne del sesto piano o Il ragazzo con la bicicletta, insomma il pubblico del ceto medio-alto intellettual-intelligente (diciamo così perché è così che si autopercepisce) che è poi lo zoccolo duro del cinema arthouse. Bene, scommetto che di loro pochi sanno del Milano Film Festival, di cui quest’anno si è parlato e scritto soprattutto per l’arrivo di Jonathan Demme (se ne presentava la retrospettiva) e la sua lectio magistralis di cinema affiancato da Luca Guadagnino. Dei film poco, quasi niente sugli organi maggiori di informazione, figuriamoci sui minori. Cos’è, distrazione dei suddetti organi, carenza nella comunicazione da parte dei responsabili del festival, oppure è il festival a non avere materia mediaticamente sufficiente per far parlare di sè? Un po’ di tutto, ma con prevalenza del fattore numero tre. Questo festival, dignitosissimo e con parecchi punti di interesse, non riesce però a fare il grande salto e a issarsi tra le rassegne top di cinema, quelle di cui bisogna parlare per forza perché non si può non parlarne (tautologico, ma è così che funzionano le cose). Resta una manifestazione minore pur se in via di progressivo consolidamento (quest’anno il programma mi è sembrato più ricco e articolato), che anche in Italia è surclassata e messa in ombra da altre. Venezia ovviamente, poi i festival di Roma e Torino, ma anche il Far East Festival di Udine e il Noir di Courmayeur.
Io, che sono un milanese bauscia, di quelli che vorrebbero la loro Milano sempre al primo posto anche adesso che si ama odiarla e se ne parla sempre malissimo, ecco, a me piacerebbe tanto vedere il nome e il marchio Milano associati a un festival cinematografico di primissima fascia. Cosa che il dignitosissimo MFF ancora non è, e se mi sbaglio convincetemi con argomentazioni vere e forti che mi sto sbagliando, sarei lietissimo di ricredermi. Che poi ho scoperto per caso qualche mese fa che non c’è solo il MFF, ma anche un MIFF, Milano International Film Festival  che assegna premi, anzi awards (fa più international) che si chiamano Cavalli di Leonardo. Festival giunto alla sua decima edizione, e io che mai me n’ero accorto, che quando mi è arrivata una email che ne parlava ho pensato ingenuamente fosse il Milano Film Festival, invece macchè, sono due cose diverse. Ora, vi pare sensato che ci siano un MFF (Milano Film Festival) e un MIFF (Milano International Film Festival)? Mi confondo io, che un po’ addetto ai lavori sono, figuriamoci i non addetti.
Credo che da potenziare sia il MFF, per la sua storia più lunga e per la maggiore attrattività dimostrata nel corso della sua esistenza. È un peccato però che resti confinato nella serie cadetta (come dicevano i calciocronisti un po’ tromboni di una volta), si merita la massima divisione, la serie A. Un cinefestival che ha il nome Milano incorporato deve stare ai vertici, non ce n’è. Come si debba fare per potenziare l’esistente non lo so, e nemmeno spetta a me dirlo, ci pensino i responsabili, e pure le istituzione cittadine.
Calendario punto dolente. Perché non modificare le date? Ora, a me non pare ragionevole che le date del Milano Film Festival si sovrappongono in parte a quelle del festival di Venezia, con il rischio, anzi l’effetto garantito, di restarne stritolati. Quest’anno il MFF è partito il 9 settembre, a Venezia ancora in corso (che si è conclusa con la consegna dei Leoni, cioè il momento clou, il 10). Io che ero lì sono tornato a Milano l’11, a MFF già incominciato. Credo che lo stesso sarà capitato ad altri. E dopo l’indigestione di Venezia hai bisogno di un attimo di respiro, di decompressione, non ce la fai a ributtarti subito in un altro festival. Sarà successo immagino ad altri giornalisti e addetti ai lavori. La parziale sovrapposizione di date penalizza il Milano Film Festival in modo evidente, possibile che nessuno abbia pensato di spostare l’inizio al 15 o al 20 settembre? Si dirà, ma che c’entra, Venezia e MFF hanno mission diverse e pubblici differenti. Dico: è proprio questo il punto, che il MFF è festival di nicchia, io penso invece che debba uscire dalla sua conclamata differenza e confrontarsi alla pari con i massimi festival, come deve fare una manfestazione che ha il nome di Milano nel suo logo.
Non bastasse, è partita il 15 settembre (conclusione il 21) anche la rassegna che ha portato a Milano molti film di Venezia, ben 14 del concorso su 23, più altri di sezioni collaterali (Orizzonti, Fuori concorso, ecc.). Cosa che ha sottratto altro pubblico al MFF. Il numero di spettatori potenziali non è illimitato, il bacino cui le due manifestazioni attingono è grossomodo lo stesso, possibile che anche in questo caso non si sia pensato di differenziare le date per non farsi del male? In un paese in cui si invocano tavoli per ogni questione (lo chiede anche Della Valle a Moratti per ridiscutere lo scudetto 2006), perché non aprire almeno un tavolino con gli organizzatori delle varie rassegne cinematografiche in città perché non si pestino i piedi a vicenda?
Vorrei vorrei vorrei. Avrei parecchio altro da dire sul MFF, mi limito a ribadire che se in questa città deve esserci un festival di cinema, il suddetto festival se la deve battere con Cannes, Venezia, Toronto, Berlino, Locarno, il Sundance e non starsene rintanato in una pur rispettabile nicchia ecologica. Dico anche che mi piacerebbe un MFF un po’ più istituzionale e maturo, pure con il red carpet perché no?, un po’ meno alternativista e antagonista. Opinione personale, personalissima. Gradirei che altri esprimessero la loro.

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