IL FILM da non perdere stasera sulle TV gratuite: GOMORRA (ven. 14 ott. 2011)

Gomorra, Rai Tre, h. 21,05.
Matteo Garrone è riuscito nella quasi impossibile impresa di cavare dalla celeberrima cronaca-romanzo di Roberto Saviano un oggetto filmico di altrettanza potenza, pur senza ricalcare pedissequamente l’originale e anzi reinventandolo con grande libertà e stile assai personale. Lo stile è quello che Garrone ci aveva già mostrato nel suo precedente, livido e anche morboso e sordido, eppure bellissimo L’imbalsamatore: più ombre e penombre che luce piena, personaggi colmi di sfrenati desideri e privi di ogni barlume morale, corpi mostrati con una cupezza che non è esagerato dire caravaggesca, il laido e il mostruoso che trapelano dalla quotidianità e la inquinano irrimediabilmente. E il senso del paesaggio, sempre corrusco, nuvoloso, nebbioso, percosso da tempeste mefitiche, percorso da miasmi. In Gomorra il regista dilata la Campania camorristica di L’imbalsamatore, la potenzia, ne moltiplica brutralità e sgradevolezze. Le storie si incrociano come in un Altman, in un Iñarritu, qualche volta si intersecano, e sono sempre storie di abiezione scelta o subita. Il ragazzino che si sottopone alla prova di iniziazione camorristica, i due disgraziati adolescenti che credono di fare i duri e verranno stritolati, il re delle discariche abusive e le loro scorie che avvelenano i pascoli delle bufale, spaccio e consumo di droga in ambienti apocalittici, di un degrado oltre e al di sotto di ogni umanità. Le Vele di Scampia, usate da Garrone come location-simbolo, grandiose e sinistre, inferno dei vivi con i loro cunicoli, i reticolati, la divisione del territorio in zone d’influenza. Uno dei pochi grandi film italiani degli ultimi dieci anni, e anche più. Garrone è un cineasta disturbante, il suo è un cinema della sgradevolezza ai limiti dell’insostenibilità, non  diversamente da un Haneke. A colpire è l’impassibilità con cui guarda a uomini e cose, lontano, molto lontano dallo sdegno e dall’engagement di Saviano. Garrone ha come vocazione quella di osservare, descrivere, mostrare, non giudicare. Il suo non è cinema etico, è puro sguardo. Il suo maestro può essere Antonioni, certo non va cercato nei padri nobili del cinema civile all’italiana (Rosi, Petri, ecc.). Riesce perfino nel miracolo di non rendere sexy il crimine che mette in scena. I suoi camorristi sono mostri repellenti da cui vorremmo distogliere gli occhi, non hanno niente a che vedere con l’epica glamourizzante e ambigua del coppoliano Padrino. Sarà per questo che Gomorra, gran successo in tutta Europa, in America non è è piaciuto ed è stato un flop al box office, nonostante che a sponsorizzarlo ci fosse Martin Scorsese.

Da vedere assolutamente anche:
Two Lovers, Rai Movie, h. 21,05. Quel gran regista di James Gray alle prese anche in questo film con le sue ossessioni: la Brooklyn degli immigrati est europei, il potere dei legami di sangue, l’ineluttabilità dei destini individuali. Leonard (Joaquin Phoenix) è uno scapolo che i suoi – memorabile la Isabella Rossellini yiddische mame – vorrebbero accasare con una ragazza benestante. Lui però perde la testa per la vicina, la ragazza interrotta Gwyneth Paltrow. A Cannes Two Lovers 2008 non fu apprezzato, peccato, è bellissimo. Solo un po’ lungo, una sforbiciata avrebbe alleggerito e aiutato.
Basic Instinct, Rete4, h. 0,00.
Mi piace Paul Verhoeven e mi ostino a pensare che Basic Instinct non sia solo il film in cui Sharon Stone accavalla le gambe senza slip. Verhoeven è indigesto, ma è un autore molto riconoscibile, anche abbastanza unico. C’è in lui quell’immaginario erotico spesso, denso, pesante, greve, da Nord profondo, da Fiandre tra Anversa, Amsterdam su su fino a sfiorare Amburgo. Quell’erotismo che ha prodotto la tristezza delle ragazze in vetrina e la prima, livida pornografia europea anni Cinquanta-Sessanta. Ecco, Basic Instinct è così. Europeo, nordico, per niente hollywoodiano nonostante le sue sembianze di noir seriale. Basic Instinct è una pala fiamminga di corpi pallidi già oltretombali e di colpevoli senza redenzione.

Consigliabili:
Hellraiser, Rai4, h. 23,30.
A tutt’oggi il film più famoso di Clive Barker, guru dell’horror e, prima che regista di film come questo, scrittore acclarato. Quando Hellraiser apparve – era la fine degli anni Ottanta – segnò uno spartiacque, perché esplicitamente e consapevolmente trasformava l’horror in una parabola di estremismi sessuali. Frank, un uomo che pone  la ricerca del piacere come proprio obiettivo, viene risucchiato in un mondo infernale dove si praticano supplizi di ogni tipo. Ne diverrà vittima e nello stesso tempo ne verrà contaminato irreversibilmente. Riemergerà in questo mondo, ma porterà con sè quelle pratiche degli abissi. Metafora fin troppo trasparente delle rivoluzioni sessuali (e della discesa nell’inconscio) che hanno caratterizzato l’Occidente tra anni Sessante e Ottanta. Ideologicamente datato, ma a suo modo un classico.
Constantine, Rai4, h. 21,10.
Un detective del soprannaturale (Keanu Reeves) mentre indaga sulla strana morte di una ragazza si trova a che fare con Satana e l’Inferno. Non male.

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