Film da non perdere stasera sulle tv gratuite: I CAVALIERI DALLE LUNGHE OMBRE (sabato 15 ottobre 2011)

I cavalieri dalle lunghe ombre, Rai Movie, h. 22,55.
Walter Hill, immenso e sottovalutato regista Usa, in uno dei film della sua stagione migliore, quella a cavallo tra anni Settanta e Ottanta. Anni che lo videro girare in sequenza cose che avrebbero lasciato un segno forte: Strade di fuoco, il capolavoro I guerrieri della notte (film seminale che continua a influenzare i registi di oggi), Driver (che un maestro del nuovo cinema come Nicolas Winding Refn omaggia già dal titolo nel suo Drive), I cavalieri della plaude silenziosa, e questo I cavalieri dalle lunghe ombre. Il quale, girato nel 1980, è una delle tante versione cinematografiche della storia di Jesse James e della sua banda. L’ultima in ordine di tempo è l’arcano, feroce e insieme contemplativo L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik con un Brad Pitt, anche produttore, in stato di grazia. Hill di quella storia mille volte raccontata fa una riproposizione scrupolosamente filologica, smagliante per eleganza figurativa e potenza visuale, anche se la sua visione estetica di cinema non ha niente di languido ed estenuato, è anzi virile e selvaggia, qualcosa che viene dal magistero di Peckinpah (e dal miglior spaghetti western) e dall’epica samurai. Di femminile (e anche di donne) c’è molto poco in Walter Hill, il suo è sempre un universo di maschi che si riflettono l’uno nell’altro, in una ipnotica messinscena dell’identico e della duplicazione narcisistica. Secondo la lezione di Peckinpah, ma portandola all’estremo, usa la violenza come materia prima per affreschi coreografati di uomini in azione e nel sangue. Questo I cavalieri dalle lunghe ombre è esemplare del suo cinema. Hill ha perfino la civetteria di far interpretare i vari clan familiari che compongono la banda ad altrettante famiglie di attori di Hollywood, tra cui spiccano i tre fratelli Carradine, Keith, David e Robert. Un film (a suo tempo presentato a Cannes, ma non così apprezzato) che oggi, a trent’anni di distanza, appare come un classico.

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