COWBOYS & ALIENS (recensione): fallisce l’incontro di due generi opposti, e il risultato è una stupidata

La pazza idea di far arrivare gli alieni in un villaggio western dell’Ottocento non funziona. I due generi cinematografici entrano in collisione e si annullano. Anche perché il film è di una piattezza insostenibile e non va oltre l’illustrazione del suo titolo. Il duello tra Harrison Ford e Daniel Craig lo vince il secondo, che si merita di meglio di un film così. Voto 3.

Daniel Craig

Cowboys & Aliens, di Jon Favreau. Con Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde, Sam Rockwell.

Harrison Ford (a sin.) e Daniel Craig

L’idea, balorda la sua parte, di mescolare e far incontrare (e scontrare) due generi abissalmente distanti come il western e la sci-fi di mostri, non poteva che nascere da una graphic novel, il luogo oggi delle sperimentazioni linguistiche e narrative più ardite e anche più sfrenate e dementi. Come ho già scritto da qualche parte di questo blog, detesto la mistica e la retorica dilaganti della graphic novel come luogo fichissimo e coolissimo in cui presunti geni della nuova comunicazione illustrano la propria visione del mondo e la consegnano ai lettori. Dunque, io della gr. nov. di tale Scott Mitchell Rosenberg, da cui deriva questo abbastanza sciagurato Cowboys & Aliens, niente so e niente voglio sapere, ché il film mi è bastato e avanzato. Film che al box office ha raccolto molto meno di quanto i suoi produttori speravano: 100 milioni di dollari tondi sul mercato americano, che per un prodotto di tale budget corrisponde a un flop. Il pubblico non è accorso in massa nemmeno in Italia dove nel primo weekend di programmazione, quello del 14-16 ottobre 2011, Cowboys & Aliens ha totalizzato un deludente incasso di 500mila euro. Robetta, rispetto ai blockbuster di questa stagione.
Sintomatico che l’abbiano fatto uscire solo adesso, a mesi dal lancio Usa ed europeo, evidentemente la distribuzione non si aspettava molto dopo il non brillante esito americano (la promozione europea era già incominciata in agosto con la proiezione del film a Locarno in Piazza Grande: pioveva che Dio la mandava quella sera, e Harrison Ford, omaggiato con Pardo alla carriera, e Daniel Craig si presentarono lo stesso sul palco protetti da ombrelli e ombrelloni, quel che si dice la professionalità anglosassone: ricambiati da un grande applauso della piazza, soprattutto Craig, che di persona è di magnificenza fisica uguale a quella esibita sullo schermo as James Bond, insomma fighissimo, e che stretto nel suo completo grigio chiaro ha sedotto subito tutte e tutti, mentre Harrison Ford è apparso un po’ decrepito, con una vocina sottile sottile che quasi non lo si sentiva nonostante la potente amplificazione, roba che ai fans di Indiana Jones e Han Solo gli si è stretto il cuore).

arrivano gli alieni

Il film non va mai al di là del suo titolo e ne è la pedissequa e ultrapiatta illustrazione. I cowboys incontrano gli alieni, appunto, e prevedibilmente tra i due gruppi è battaglia. La cosa avviene in un villaggio western come ne abbiamo visti migliaia al cinema, e difatti tutto il film è un riattraversamente di generi, stereotipi e topoi cinematografici, un villaggio tenuto sotto scacco da un perfido signorotto locale (Harrison Ford finalmente cattivo: peccato però che poi nel corso del film si ravveda), dai suoi sgherri e dal figlio degenere di lui, un tipetto sadico e maligno ch vorresti vedere subito sotterrato con una pallottola nel cranio. In quell’infelice posto arriva uno straniero, nella persona di Daniel Craig, lesto di pistola e si presume pronto a vendicare i torti subiti dai poveri abitanti del paese. E fin qui siamo in pieno Per un pugno di dollari e Django, e anzi Daniel Craig è iconicamente modellato sui Clint Eastwood e i Franco Nero dei grandi spaghetti-western: viso impassibile e sguardo occhiceruleo di ghiaccio, e l’aura dell’eroe solitario e giustiziere. C’è da dire che il signor Bond è perfetto nella parte e sembra che in vita sua non abbia fatto altro che portare il cappellaccio da cowboy, e alla fine risulta una delle poche cose buone del film. Solo che il nostro eroe ha uno strano bracciale al polso che non riesce a togliersi e che ogni tanto sinistramente lampeggia, una roba hi-tech che già visivamente stride con il resto dell’ambiente e che ci fa intuire come qualcosa di strano incomba. Difatti spuntano gli alieni, che sono proprio quelli de’ paura fissati e canonizzati una volta per tutte in Alien di Ridley Scott e La cosa di John Carpenter, e poi riprodotti e rivisti in qualche centinaio di titoli successivi. Tremendi, se la prendono con gli abitanti del villaggio, con i buoni e cattivi, costretti così a superare le divisioni e allearsi per far fronte alla comune minaccia.

il glorioso Harrison

Non racconto niente di più per non fare dello spoiling nel caso non aveste ancora visto il film, dico solo che tutto scorre nella massima prevedibilità fino allo scontro finale, e indovinate un po’ chi ha la meglio. Ci si poteva aspettare, in questa folle idea di mettere insieme due generi così diversi (figurativamente, temporalmente, narrativamente, anche come genealogia cinematografica), almeno qualche invenzione. In fondo dalla contaminazione, insegna la pop culture delle ultime decadi e non solo quella, qualcosa di buono può anche venire fuori. Solo che qui le idee latitano, forse perché manca il coraggio di cercarsele, manca ogni arditezza immaginativa, temendo che il pubblico non capisca e non gradisca se appena esci dall’ovvio. Così Cowboys & Aliens diventa il tipico prodotto di marketing senza un bagliore che è uno, che smussando ogni possibile diversità e eccentricità per piacere a tutti finisce poi col non piacere a nessuno. Pensare che tra i produttori ci sono due lenze come Steven Spielberg e Ron Howard, ma anche i più furbi a volte sbagliano. Forse però alla base del fallimento c’è l’irrimediabile incompatibilità dei generi, che non possono convivere nemmeno in presenza di ottime idee, figuriamoci qui che di idee non ce n’è mezza. Tra western e sci-fi di mostri comunque vince di gran lunga il primo, che pur nel fallimento del progetto mantiene una sua consolidata e classica dignità. A far schifo sono gli alieni, e non solo per le loro deformità spaventevoli. Jon Favreau, che pure in Iron-Man alle prese con il fantastico e gli effetti speciali era riuscito a confezionare qualcosa di buono, qui naufraga nel nulla di fatto. Gi spettatori, mica scemi, non hanno apprezzato. Spiace solo per Daniel Craig, che si impegna sempre allo spasimo e che meriterebbe finalmente di sfondare al box office anche in un ruolo extra-007. Speriamo ce la faccia con l’imminente remake americano (la data di uscita Usa è il 26 dicembre, in tempo per la corsa agli Oscar) di La ragazza che scherzava con il fuoco, tratto dal thriller-bestseller scandinavo di Stieg Larsson e diretto dal David Fincher di The Social Network.

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