Simoncelli e Valentino Rossi: una collisione in pista che sembra una tragedia antica

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Valentino e Simoncelli: erano rivali ma non nemici (foto Afp)

Sono passate poche ore, e si è già detto e scritto molto, moltissimo, a proposito della morte di Marco Simoncelli su quella maledetta pista malese. E il video, straziante, ripetuto all’infinito in tv, moltiplicato dai siti, con lui che cade in curva e poi la perdita del casco e poi (ma tutto succede in un istante) la collisione con chi arriva da dietro, Edwards e il nostro Valentino.
Dopo aver compianto la vittima, mi sono chiesto anche, continuo a chiedermi, come si possa sentire adesso Valentino Rossi. Lui e Marco Simoncelli erano rivali ma non nemici. Sic era in ascesa, aveva 24 anni e una grande carriera davanti, poi è successo quello che è successo. Valentino di anni ne ha ormai 32, e il grande avvenire ce l’ha probabilmente dietro le spalle. Un campione in ascesa e un altro in declino. Era questo, era la forza oggettiva delle cose, della realtà, delle differenze anagrafiche, a metterli contro, al di là degli stessi sentimenti di simpatia e solidarietà che uno poteva provare verso l’altro. Rivali, inevitabilmente, inesorabilmente. La collisione di oggi tra di loro ha qualcosa di tragico, di tragedia antica, di scontro fatale. Il campione uscente che travolge chi potrebbe essere il suo erede, la nuova possibile bandiera italiana nel Moto GP.

il pianto di Rossi dopo la fine di Simoncelli (foto da www.corriere.it)

Valentino aveva ironizzato sulla guida aggressiva di Simoncelli: “Il Sic è un bastardo, guida così, ti passa in un punto in cui se non ti rialzi tu, si rischia di cadere entrambi”. Però odio e livore, mai. Abbiamo visto la foto di Rossi sconvolto e piangente, dopo l’incidente in Malesia. Mi chiedo come stia in questo momento, mi chiedo se sarà assalito da quella cosa cupa e divorante che si chiama senso di colpa, ma sarebbe meglio dire il senso della colpa, della propria colpa. Non ha responsabilità per quello che successo, vedendo il video si evince chiaramente che Vale, come Edwards, nulla poteva fare per evitare il collega sbalzato dalla moto. Ma l’animo degli umani, e l’anima, non obbediscono sempre alla ragione, anche se la ragione cerca di stabilire il proprio predominio. Si può essere incolpevoli e sentirsi lo stesso colpevoli. Chissà se questo sta succedendo a Valentino. Non se ne deve far travolgere, ed ha la forza, credo, per non esserne travolto. Però è da tempo che per lui la moto è cosa amara, come se qualcosa volesse fargli scontare la serie impressionante di trionfi passati che l’hanno portato in cima a tutte le classifiche, compresa quella dell’amore della gente. Ha avuto molto, Valentino. Ma da un po’, ed è qualche anno ormai, tutto sembra girare al contrario per lui. Adesso questa bruttissima cosa, il coinvolgimento per quanto incolpevole nella fine di Simoncelli. Forse è arrivato per Rossi il momento di fermarsi, di chiamarsi fuori, di saltare qualche giro se non proprio di dire un basta definitivo, di riprendere in mano la propria vita oltre le due ruote.

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