Film stasera sulle tv gratuite: consigli & sconsigli (Fassbinder, Dante Lam, Squitieri…). Lunedì 21 novembre 2011

Io non credo a nessuno, Rai Movie, ore 21,oo. Da vedere: perché no?
Tom Gries fu uno dei registi che negli anni Settanta seppe rinfrescare il western Usa tenendo conto della lezione degli spaghetti western. Questo Io non credo a nessuno, del 1975, ha per protagonista il mitologico Charles Bronson, uno dei duri più duri che si siano mai visti al cinema, uno che da solo vale la visione. Un treno, un bottino, una misteriosa epidemia, un baro che in realtà è un uomo di legge. Una specie di Cassandra Crossing in versione West. Bizzarro. Per cinefili e amanti di Bronson.

Man on Fire, Rai 3, ore 21,05. Da vedere: Ni.
Una bambina (che è poi Dakota Fanning) viene rapita nella tentacolare Città del Messico. La guardia del corpo Casey (Denzel Washington) ne farà di ogni per liberarla e giustiziare i colpevoli. Action trucido alla Tony Scott, il fratello meno fine di Ridley, e però capace di azzeccare culti assoluti (Revenge). Io non lo snobberei. Oltre a Denzel Washington –  l’attore-feticcio di Tony Scott negli ultimi anni – un cast da urlo, da Christopher Walken a Giancarlo Giannini, e c’è pure Marc Anthony, l’ex marito cantante di Jennifer Lopez. E già questo. Rivalutare Tony Scott, ridimensionare Ridley?

Sotto falso nome, Iris, ore 21,05. Da vedere: No.
Il cinema internescional di Roberto Andò, regista siciliano che adora temi alti e letterari, i cast di star (o semi star) non italiche e la confezione iperlaccata. Diciamo un po’ come il suo conterraneo Luca Guadagnino, però più convenzionale. Qui c’è uno scrittore (e te pareva) che scrive sotto pseudonomimo, un altro scrittore frustrato che lo ricatta, una notte con una donna che rischia di costare molto cara. Daniel Auteuil, Anna Mouglalis, Greta Scacchi. Molto siculo però di aspirazioni europee, con un occhio a Pirandello e Sciascia. Not my cup of tea.

Beast Stalker, Rai 4, ore 23,00. Da vedere: .
Strepitoso poliziottesco-action-noir, anno 2008, della nouvelle vague hongkonghese. Dirige il talentuosissimo Dante Lam, virtuosismi tecnici da paura e afflato da narratore possente. Uno che tra una sparatoria coreografata e laghi di sangue inserisce abbondanti dosi di mélo, il che lo rende abbastanza unico, non solo nel cinema di Hong Kong. Qui un poliziotto, l’accigliato e molto sexy Nicholas Tse, roso dal senso di colpa per aver ucciso una bambina durante un’azione, si ritroverà di nuovo di fronte all’orrore allorquando rapiranno anche la sorellina della defunta. Il rimorso e la voglia di riscatto lo metteranno sulle piste del rapitore, una grandiosa figura di cattivo come se ne son viste poche volte ultimamente al cinema, un villain che riesce a ispirarci comprensione e pietà (enorme interpretazione di Nick Cheung). Uno dei vertici di questa serata tv. Imperdibile.

Comandante, Rai 5, ore 23,00. Da vedere: No.
Il peggiore Oliver Stone, quello che si fa (senza volerlo?) megafono e amplificatore dei dittatori populisti, scambiati da lui chissà perché per libertadores. Questo è il famoso (famigerato) film-intervista del 2003 a Fidel Castro. Oliver Stone gli lascia dire tutto quello che vuole. Da vedere solo se si riesce a mantenere il distacco e a non farsi impitonare dal suddetto Fidel. O se si vuol capire cosa c’è nella testa di un dittatore.

Corleone, Iris, ore 23,00. Da vedere: .
Il primo dei tre film della serata (e nottata) dedicata da Iris a Pasquale Squitieri. Cinema selvaggio e fuori regola e fuori regime, il suo. Cinema plebeo, gonfio e trucibaldo, ampiamente sanzionato dalla critica perbene di casa nostra con il pollice verso. Ma c’è qualcosa in lui – una passione per il cinema popolare e per i generi più fiammeggianti, dal mélo al poliziottesco – che me lo rende simpatico. Questo Corleone è un mafia-movie alla sua maniera, cioè con una spruzzata del cinema alto e civile dei Rosi e dei Petri, però immerso in un mattatoio da cinema basso e di colpi bassi. A Corleone due amici avranno destini diversi, uno diventerà un sindacalista anti mafia, l’altro un boss. Diciamo una storia alla Scorsese rivista però da Squitieri, dunque a suo modo irresistibile. Del 1978. Con Claudia Cardinale, Giuliano Gemma, Francisco Rabal.

La giusta causa, Retequattro, ore 23,30. Da vedere: No.
In Florida un ragazzo afro-americano viene condannato a morte per l’uccisione di una ragazzina. Un avvocato indaga e scopre la sua innocenza. Ma l’intrigo non finisce lì. Il modello è quello lontano e irraggiungibile di La parola ai giurati di Sidney Lumet, cioè il cinema civile all’americana impegnato contro la pena capitale. Però qui siamo ormai troppo in là (1995), in una fase declinante del genere, e lo si contamina troppo con il thriller. Con Sean Connery.

Maria full of grace, Rai Movie, h. 0,20. Da vedere:.
Film colombiano del 2004 che sfondò alla grande sul mercato nordamericano, con plurime candidature a tutti i premi possibili, e impose la sua protagonista Catalina Sandino Moreno. Odissea, ma sarebbe meglio dire via crucis (questo film è pieno di simbologie mariane e cristologiche), di una diciassettenne colombiana rimasta incinta che, per trovare un po’ di soldi e togliersi dalla miseria, accetta di trasportare ovuli di cocaina in pancia negli Stati Uniti. Non è che l’inizio di un fosco dramma (con accenti anche di melodramma) che ci mostra scene e retroscena del narcotraffico. Esemplare e didascalico, e forse, nonostante la sua indubbia efficacia, sta in questa sua programmaticità il suo limite. Meritevole comunque di una visione.

Il pentito, Iris, ore 1,00. Da vedere: .
Secondo Squitieri della serata Iris. Un altro mafia-movie del regista napoletano, stavolta vagamente ispirato a vita e opere e misfatti del gran pentito Tommaso Buscetta. È Squitieri bellezza, prendere o lasciare. Io dico sì (vedi sopra quanto scritto a proposito di Corleone). Bellissimo cast: Tony Musante, Franco Nero, Max Von Sydow, Ivo Garrani. C’è pure (straculto!) Rita Rusic.

Dernier Gang (L’ultima gang), Rai 4, ore 0,50. Da vedere: solo se interessati al genere.
Sorta di Romanzo criminale alla francese. Girato nel 2007, ricostruisce gesta, fatti e misfatti di una celebre banda che a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, partendo da piccoli colpi nel quartiere popolare di Belleville, arrivò a pensare e a delinquere in grande. Simon, il motore di tutto, il leader, quando finisce in galera per le sue prime rapine conosce Mohammed detto Casa, e stabilisce con lui un’alleanza di ferro. Fuori metteranno a ferro e fuoco Parigi e le maggiori banche, terrorizzando e lasciandosi dietro una scia di sangue. Caratteristica di Simon, Casa e soci sono i più stravaganti camuffamenti e travestimenti che consentono loro di sfuggire alla polizia, tanto che li chiamano la banda del parrucchino. Una carriera criminale alternata a dolci vizi ai Tropici e amori selvaggi. Ma c’è il commissario Brevard che gliel’ha giurata, e che li bracca. Ariel Zeitoun dirige con mano ferma, Vincent Elbaz e Sami Bouajila sono i due protagonisti. Affine a Nemico pubblico, il gran polar con Vincent Cassel, anche se un gradino sotto. Comunque notevole.

Attenzione alla puttana santa, Rai Tre, ore 1,15. Da vedere: Sì Sì Sì.
È Fassbinder, ci mancherebbe anche di perderlo. Un Fassbinder aurorale, anno 1971, molto prima del gran successo di Il matrimonio di Maria Braun, ma già autore enorme e smisurato. Una troupe sta girando un film a Sorrento. Però mancano i soldi, la tensione sale, ci si sbrana tra colleghi nel chiuso dell’albergo. Quasi una citazione del magnifico, indimenticabile Disprezzo di Godard (quello era ambientato a Capri, poco lontano) e un’anticipazione del miglior film di sempre di Wim Wenders, Lo stato delle cose (che WW abbia un po’ copiato?). Con Lou Castel, e già questo lo rende imprescindibile, e poi Hanna Schygulla, Margarethe von Trotta, Eddie Constantine, Marcella Michelangeli, lo stesso Fassbinder. Per un cinefilo una sfilza di nomi che è un’emozione.

Manderlay, Rai Movie, ore 2,05. Da vedere: .
Lars Von Trier è davvero uno dei maestri in circolazione, autore di film smisurati, uno che resta grande anche quando sbaglia (figuriamoci quando ci prende, come nell’ultimo Melancholia). Questo Manderlay è uno dei suoi meno amati, ma è sempre un Von Trier, dunque obbligatorio. Venne nel 2005 dopo il trionfale Dogville, seconda parte della trilogia americana che si sarebbe poi conclusa con Dancer in the Dark. Vale la pena ricordare che LVT li ha girati, per via della ben nota fobia che gli impedisce di salire su un aereo, senza aver mai messo piede negli Stati Uniti. Di Manderlay s’è parlato più per la defezione di Nicole Kidman, che doveva esserne la protagonista (il personaggio è lo stesso che aveva interpretato in Dogville) che per il risultato, ed è venuto il momento di guardarcelo al di fuori delle polemiche e i gossip di allora. Brechtianamente, Von Trier racconta di una cittadina dell’Alabama dove negli anni Trenta ancora vige lo schiavismo, del tentativo di Grace, la protagonista, di impiantarvi la democrazia, degli imprevedibili esiti che le sue buone intenzioni porteranno. Libertà, sfruttamento, giustizia, pena di morte. Temi possenti che il gran danese non teme di affrontare con questa parabola politica e didascalica che con il passare del trempo ci sembra sempre più importante e imprescindibile. Brice Dallas Howard, la figlia del regista Ron, è Grace (la vedremo presto in quello che è stato uno dei successi di quest’estate al box office Usa, The Help).

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