Un capolavoro stanotte sulle tv gratuite: IL FIGLIO, dei fratelli Dardenne (giovedì 1 dicembre 2011)

Il figlio, di Luc e Jan-Pierre Dardenne, Rai Movie, ore 2,30.
Lo danno di notte, ma cercate di recuperarlo in qualche modo. Il figlio (2002) l’ho rivisto un paio di mesi fa qui a Milano all’Oberdan nel ciclo dedicato ai Dardenne, e mi ha impressionato, come tutti gli altri film (che non sono molti) dei fratelli belgi. Potranno anche non piacere per il loro cinema radicalmente antispettacolare che rifugge da ogni ruffianaggine e glamourizzazione, per il loro rigore assoluto e implacabile, per il realismo spesso brutale, però i due Dardene sono dei maestri veri. Decine di giovani registi in Europa e fuori si rifanno alla loro lezione, li citano, magari goffamente li copiano, perché dei Dardenne non si può fare a meno, sono imprescindibili. Vero, i due girano ogni volta lo stesso film, ma che importa?, film dove al centro c’è sempre un bambino o un ragazzino dalla vita precocemente devastata, e intorno adulti imbelli, colpevoli, sordidamente sfruttatori e carnefici, qualche volta solidali. Come in questo Il figlio. Olivier, un artigiano del legno che insegna il mestiere in una scuola professionale per ragazzi sbandati e condannati per reati vari, si ritrova un giorno ad affontare una prova quasi insostenibile. Tra i ragazzi gli capita quello che tre anni prima gli ha ucciso il figlio in un tentativo di rapina. Non gli dice nulla, Olivier, però lo accoglie nel suo laboratorio, insegnerà anche a lui il mestiere. Cosa succederà? Preparerà la vendetta? O perdonerà quel ragazzo? Su questa tensione si sviluppa il film. I Dardenne pedinano, spesso con la loro mobile camera a mano (o in spalla) i due protagonisti, scrutano gesti e sguardi, ci mostrano la rabbia, il perdono, il riscatto. Un thriller dell’anima. Sì, perché i Dardenne, a differenza di molti loro epigoni, costruiscono storie e le sanno raccontare, e sanno avvincere noi spettatori. Il loro è un cinema disadorno, della sottrazione e dell’austerità, ma che riesce incredibilmente a farsi anche spettacolo forte e coinvolgente. Un uomo che non sa se vendicarsi o perdonare è un formidabile spunto narrativo, e i Dardenne ne sfruttano in pieno tutte le potenzialità. Olivier Gourmet, il protagonista, fu premiato a Cannes come miglior attore.

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