SHAME: esordio folgorante al box-office americano

Michael Fassbender in 'Shame' di Steve McQueen

È stato (come qualche lettore di questo blog già saprà) il mio film preferito al festival di Venezia ultimo scorso, piazzato nel mio personale ranking parecchio più in alto del Leone d’oro Faust o del celebrato Carnage di Polanski. Shame dal Lido è uscito con un premio importante, la Coppa Volpi al suo protagonista Michael Fassbender (strepitoso) quale migliore attore, ma in my humble opinion meritava anche di più. Ne ho già scritto, e non ne scriverò ancora, mica si vuole essere ossessivi da queste parti. In Italia non si sa quando uscirà, la BIM, che ne ha acquisito i diritti per il nostro paese, non ha ancora fissato la data, anche se è presumibile che sarà a ridosso degli Oscar. Perché, ebbene sì, Shame è tra i titoli caldi nella stagione dei premi americani appena incominciata e che culminerà tra gennaio e febbraio con Golden Golbes e Oscar. Si parla di possibile nomination per Michael Fassbender, ma anche per Carey Mulligan nella categoria best supporting actress. Stiamo a vedere. Questo blog fa spudoratamente il tifo per Shame e spera che si porti via il maggior numero di riconoscimenti possibile. Tutti aspettavano la sua uscita sul mercato americano, distribuito dalla Fox Searchlight, una potenza nel campo dei film arthouse, cioè di fascia alta e art-intellettuale (la FS l’anno scorso ha messo a segno il colpo di Black Swan, quasi 350 milioni di dollari in tutto il mondo e Oscar a Natalie Portman). L’esito al box office nel primo weekend in questi casi è tutto, è da lì che si vede se un film ha abbastanza gambe per camminare e andare lontano. Di solito la strategia di lancio per una produzione arthouse è esattamente opposta a quella dei grandi film-spettacolo ad alto budget, tipo i vari Harry Potter e Twilight. Lì si distribuisce a tappeto il maggior numero di copie nel maggior numero di sale possibile, nel caso degli arthouse-movies invece si incomincia prudentemente con un numero di schermi limitato, preferibilmente nelle grandi città, per tradizione più ricettive verso questo tipo di cinema della provincia. Se poi funziona, si allarga man mano il numero degli schermi urbani, se funziona benissimo si raggiunge poi anche la provincia. Shame è uscito venerdì scorso 2 dicembre nei cinema Usa, e qualche timore sull’affluenza del pubblico c’era per via del divieto ai minori di 17 anni causa scene sessualmente abbastanza esplicite (il film racconta di un sex addicted, e non nasconde nulla). Stasera sono arrivate le cifre degli incassi di questo primo weekend, e sono più che confortanti, anzi eccellenti. Come ci fa sapere il sito IndieWire, Shame, distribuito in 10 cinema, ha incassato 361.181 dollari, con una media per-screen (un indicatore fondamentale) di 36.118 dollari: risultato strepitoso. Precisa IndieWire che si tratta del terzo miglior debutto di sempre per un film vietato ai minori di 17 anni. Le premesse di un grande successo dunque ci sono tutte, anche se i timori di irritare la parte più conservatrice del pubblico restano. Tanto per rendersi conto di come Shame abbia fatto il botto al box-office al suo esordio, basti confrontare le cifre con quelle realizzate dal precedente film del duo Michael Fassbender (attore) e Steve McQueen (regista), Hunger, anno 2008, che alla fine del suo sfruttamento sul mercato Usa raggiunse 154.084 dollari complessivi. A Shame sono bastati questi tre giorni per incassarne più del doppio.

Carey Mulligan e Michael Fassbender

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