Film di culto stanotte sulle tv gratuite: BANDITI A ORGOSOLO (sabato 17 dicembre 2011)

Banditi a Orgosolo, Rai Tre (a Fuori Orario), ore 1,50.
Notte di Fuori Orario dedicata a Vittorio De Seta, grande irregolare e non riconciliato del nostro cinema, scomparso a 88 anni lo scorso 28 novembre. Un omaggio, questo della fascia cinefila curata da Enrico Ghezzi, a un autore volutamente rimasto ai margini, che ha dato pochi film, molti documentari ormai classici e uno sceneggiato televisivo (allora così si chiamava la serialità breve) sensazionale, Diario di un maestro, geniale nella messa a punto di un nuovo canone tv di realismo fictionalizzato. Si apre stanotte con il primo e più famoso lungometraggio di De Seta, Banditi a Orgosolo, 1961, gran debutto alla Mostra di Venezia che gli procurò il premio opera prima (strameritato, e che il tempo trascorso da allora ha confermato). Orgosolo vuol dire Barbagia, che vuol dire la Sardegna più interna, inaccessibile e oscura, introflessa, nuragica, pietrosa e cavernosa, greggi e pastori, e leggi proprie (no, non voglio usare la parola tribali) dure e crudeli a regolare la difficile convivenza tra gli umani. Orgosolo, banditi, abigeato, faide, occhio per occhio. Stereotipo, forse. Però Vittorio De Seta, forte della sua formidabile esperienza già allora maturata in campo documentaristico – film sulle zolfare, la pesca del pesce spada, le feste popolari e semipagane del nostro Sud estremo – evita la maniera, ha troppa cultura, troppo rispetto, troppa consapevolezza antropologica per cadere nelle idées reçues. Il suo approccio è rigoroso ma partecipe, il suo film (io l’ho visto tanto tempo fa) non lo dimentichi più. Il buon pastore barbaricino Michele si ritrova coinvolto senza colpa nello scontro tra alcuni banditi e una pattiglia di carabinieri. Un agente ci lascia la pelle e Michele, temendo di essere considerato responsabile, scappa. Sarà costretto a vivere nei campi, sui monti, e a poco a poco la sua umanità andrà sbriciolandosi, il bisogno di sopravvivenza porterà a galla il suo lato ferino. L’occhio di De Seta sembra impassibile ma non lo è, la sua mdp costruisce la finzione come fosse realtà e viceversa, ma non è neo-neorealismo il suo, è la meravigliosa capacità di tradurre il reale in immagini, di sintonizzarsi sugli uomini e gli ambienti e di respirare con loro. Rivedendo qualche brandello di Banditi ci si rende conto anche di quanto certo cinema successivo debba a De Seta, ad esempio quello di Michelangelo Frammartino (Le quattro volte), oggi uno dei nostri cineasti maggiori. Per capire meglio De Seta, leggere il pezzo scritto da Goffredo Fofi per il Sole 24 ore dopo la sua scomparsa, testo che ci restituisce la grandezza di De Seta (e, ebbene sì, anche quella di Fofi, un maestro).

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