I film più sopravvalutati dell’anno (2011)

1) The Artist di Michel Hazanavicius
Favorito per l’Oscar, e non si capisce il perché. Film furbo costruito su un’ideuzza, quella di girare oggi un film muto. Non c’è altro. Classico film di una stagione e poi chi ne parla più (quello che l’anno scorso fu Il discorso del re).
2) Midnight in Paris di Woody Allen
Cartoline da Parigi che neanche più la guida touring. Woody Allen esibisce una cultura medio-liceale di allarmante convenzionalità e ci fa la sfilata dei santini degli Americans in Paris anni Venti.
3) Carnage di Roman Polanski.
Teatro-cinema della crudeltà? Ma quando mai. Una coppia di stronzi contro un’altra coppia di stronzi che ci mette due ore per arrivare a dire “Quel frocetto di tuo figlio” come massimo insulto e vertice drammatico e climax dell’intero film. Figuriamoci.
4) Habemus Papam di Nanni Moretti
Bella l’idea di un papa che non se la sente e scappa sopraffatto dalla responsabilità. Solo che poi Moretti se ne dimentica, lo abbandona e mette in scena se stesso, o meglio il suo odioso alter ego Michele Apicella, che tiranneggia i cardinali a conclave. Habemus Moretti, come sempre. Il Papa, in fondo, è solo un pretesto.
5) Terraferma di Emanuele Crialese
Premio della giuria a Venezia, e ancora sento rimbombare i fischi in sala stampa al momento dell’annuncio. Film ricattatorio sull’immigrazione a Lampedusa scritto e girato con la sottigliezza di un maniscalco. Figurine di pescatori che sembrano uscire da un presepe neorealista anni Quaranta. Ma Crialese le ha viste quelle scene (le ha ridate anche ieri sera Bbc World nella sua carrellata di immagini del 2011) dei tunisini appena sbarcati a Lampedusa con la gente che gli urla dietro ‘Tornate a casa vostra che qua non vi vogliamo’?
6) In un mondo migliore di Susanne Bier
Misteriosamente premiato con il Golden Globe e l’Oscar come migliore film in lingua straniera. La danese Susanne Bier riprende il tema dell’infanzia malvagia già molto meglio raccontato dall’Haneke del Nastro bianco e lo riconfeziona in versione truculenta e assai grossier, con inserti horror da un villaggio africano che sono pura pornografia del dolore spacciata però come impegno umanitario. Tremendo.
7) Scialla! di Francesco Bruno
Commediola romanesca salutata come la risposta carina e intelligente al becerume milanese dei Soliti idioti. Con giovani fintissimi che parlano uno slang coatto-giovanil-rappettaro ancora più finto che non si può sentire. Il tutto di una leziosaggine politically correct da Sora Cecioni democratico-progressista.
8) Faust di Alexander Sokurov
Intendiamoci, sopravvalutato ma mica da buttare, ci mancherebbe. Anzi, avercene. Solo al di sotto del rango di capolavoro assoluto al quale è stato innalzato dopo il leone veneziano. Qua e là lascia davvero intravedere bagliori da grande film, sequenze strepitose di carnai brugheliani e di corpi dissezionati con viscere e organi penzolanti, la coppia Faust-diavolo avvinghiata in una dialettica servo-padrone alla Don Giovanni-Leporello. Una grande danza macabra di oscurità medievali. Ma l’insieme è sgangherato, lunghe parti appaiono irrelate e vaganti e immotivate, i dialoghi sono concettosi, involuti e interminabili, la lunghezza micidiale e insostenibile. La genialità si alterna alla sciatteria, si ha delle volte l’impressione di un film improvvisato e tirato via. Se solo Sokurov avesse la voglia di riprenderlo in mano, fare un editing vero, tagliarlo. Se solo.

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4 risposte a I film più sopravvalutati dell’anno (2011)

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