Le nomination all’Oscar 2012: un commento (le conferme, le sorprese, gli esclusi)

Oggi alle 14,30 sono state date in diretta tv le nomination ai prossimi premi Oscar, che verranno consegnati la notte (nostra) del 26 febbraio. Riporto e commento solo quelle delle categorie più importanti. L’elenco completo lo potete trovare a questo link al sito dell’Academy, con tanto di pdf scaricabile.

MIGLIORE FILM
The Artist
The Descendants (Paradiso amaro)
Extremely Loud & Incredibly Close
The Help
Hugo
Midnight in Paris
Moneyball
The Tree of Life
War Horse
Commento: Tutto abbastanza prevedibile. Fa piacere che ci sia il meraviglioso Hugo di Scorsese (in Italia uscirà come Hugo Cabret), che tra una categoria e l’altra ha raccolto ben 11 nomination, più di tutti gli altri film, nonostante sia stato un flop al box office non rifacendosi neanche lontanamente dei tanti soldi spesi. Purtroppo non manca il sopravvalutato The Artist, speriamo almeno che non prevalga. Ma la vera, buona notizia è l’inclusione di The Tree of Life, immenso capodopera di Terrence Malick, che ai Golden Globes era stato umiliato con zero nomination e che qui si è un po’ rifatto. The Help è un filmino politicamente correttissimo e di enorme successo in America (da noi sta andando così così), però la nomination se la potevano risparmiare.
Gli sconfitti. Manca all’appello il pompatissimo The Girl with tha Dragon Tattoo (da noi uscirà in febbraio come Millennium: Uomini che odiano le donne) di David Fincher, dal romanzo di Stieg Larsson. Bisogna dire però che, se la confezione by Fincher è eccellente, il plot è davvero deludente rasentando la mediocrità (Larsson sopravvalutato? incomincio a pensarlo). Non c’è nemmeno il notevole Young Adult di Reitman, con una strepitosa Charlize Theron. Ma il più sconfitto di tutti è J. Edgar, il biopic di Hoover diretto da Clint Eastwood, che non ha ottenuto nemmeno una nomination. La cosa era nell’aria: le recensioni erano state pessime, e gli incassi pure (al contrario dell’Italia, dove è stato accolto molto bene, come tutti i film di Eastwood). Un altro film che non avrebbe sfigurato è l’indie (e molto Sundance) 50/50, che riesce a trattare una faccenda delicata come il cancro con sensibilità, ma senza lacrime. Ma con le recriminazioni si potrebbe andare avanti. Perché non Drive di Refn, il più bell’action del 2011? Forse perché troppo di genere e senza quella patina arty che piace tanto ai signori dell’Academy?

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Demián Bichir, l’attore messicano di A Better Life
George Clooney per The Descendants (Paradiso amaro)
Jean Dujardin per The Artist
Gary Oldman per Tinker Tailor Soldier Spy – La Talpa
Brad Pitt per Moneyball (L’arte di vincere)
Commento. Clooney, Dujardin e Pitt erano dati per sicuri. Certo sarà bello assistere al duello tra due superstar e super sex symbol come Clooney e Brad Pitt, entrambi bravissimi. La sorpresa è il messicano Demian Bachir, che in A better Life è un padre immigrato a Los Angeles che cerca disperatamente di salvare dal naufragio sociale e dall’emarginazione il figlio quattordicenne. Sorpresa però fino a un certo punto. Già si era fatto largo nelle nomination ai tanti premi pre-Oscar e veniva dato tra gli outsider. Gary Oldman era tra i nomi in bilico. Ce l’ha fatta: La Talpa in America sta piacendo molto e lui entra nella cinquina, cosa che non gli era mai riuscita.
Gli sconfitti. Ahimè, rimane fuori il magnifico Michael Fassbender di Shame, quello che l’Oscar se lo sarebbe meritato più di tutti quest’anno. Avrà modo di rifarsi. L’altro grande escluso è il Leonardo Di Caprio di J. Edgar, dove dà forse la sua prova migliore e più matura. Una chance la si poteva dare all’ottimo Joseph Gordon-Levitt, che interpreta il suo malato di cancro di 50/50 con una forza fragile che commuove, e senza cadere mai in patetismi ricattatori. Rimane fuori anche Ryan Gosling, che nel 2011 ha azzeccato due performance memorabili, in Drive e Le Idi di marzo.

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Glenn Close per Albert Nobbs
Viola Davis per The Help
Rooney Mara per The Girl with the Dragon Tattooo (Millennium: Uomini che odiano le donne)
Meryl Streep per The Iron Lady
Michelle Williams per My Week with Marilyn
Il commento. La sorpresa è Rooney Mara, davvero brava e anche commovente come punk-hacker e ragazza interrotta in Millennium: Uomini che odiano le donne, ma che pochi davano in pole position. Glenn Close, che in Albert Nobbs si finge un uomo per poter trovare un lavoro, era in bilico: ce l’ha fatta. Scontata l’inclusione delle altre tre. Certo che Meryl Streep in The Iron Lady è di bravura mostruosa, oltre l’umano. A occhio, non c’è possibile gara (però la Williams potrebbe incunearsi).
Le sconfitte. Innanzitutto la Tilda Swinton, madre alle prese con un figlio maligno in We need to talk about Kevin: tutti la davano nella cinquina. Godeva di grande credito anche la Charlize Theron di Young Adult, mai così brava. Anche lei tagliata fuori. Quanto alla Kirsten Dunst di Melancholia di von Trier, dopo aver vinto come migliore attrice a Cannes sembrava lanciata irresistibilmente verso altri e ancora più luminosi traguardi, invece non solo ha mancato la nomination all’Oscar (e ai Golden Globes), ma non è mai stata seriamente in corsa. Di sicuro le famigerate dichiarazioni antisemite di Lars von Trier a Cannes hanno danneggiato lei e il film sul mercato americano. Un altro nome che gli Oscarwatchers avevano messo tra i possibili, e invece escluso, è quello della giovanissima Elizabeth Olsen per Martha Marcy May Marlene.

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Kenneth Branagh per My Week with Marilyn
Jonah Hill per Moneyball
Nick Nolte per Warrior
Christopher Plummer per Beginners
Max von Sydow per Extremley Loud & Incredibly Close
Commento. Prevalgono i grandi vecchi. Max von Sydow ha 82 anni, Christopher Plummer altrettanti (e in Beginners interpreta un padre quasi ottantenne che, rimasto vedovo, rivela al figlio di essere gay; un ruolo irresistibile, difatti ha già vinto il Golden Globe). Sacrosanta l’inclusione di Nick Nolte, per la sua interpretazione del vecchio padre violento di The Warrior. Nessuno lo dava in nomination, visto che il film, pur notevolissimo, era stato un flop al box office, invece eccolo qua. Jonah Hill è il geniaccio obeso di Moneyball, una bella prova. Kenneth Branagh non lo scopriamo di sicuro oggi.
Gli sconfitti. Soprattutto Albert Brooks, che nel formidabile Drive di Refn è il gangster. Pensare che le previsioni lo davano favorito all’Oscar insieme a Plummer.

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Bérénice Bejo per The Artist
Jessica Chastain per The Help
Melissa McCarthy per Bridesmaids
Janet McTeer per Albert Nobbs
Octavia Spencer per The Help
Commento. Superflua la nomination per la Béjo. Melissa McCarthy è l’irresistibile ragazzaccia grassona e volgare di Bridesmaids (Le amiche della sposa), e pochi si aspettavano entrasse nella cinquina. La mia favorita è Jessica Chastain, anche per la sua interpretazione di The Tree of Life. In The Help è fantastica come svampita (ma mica scema) anni Cinquanta. Giusta anche la nomination, sempre per lo stesso film, per Octavia Spencer (è la scaltra e vendicativa Minny).
Le sconfitte.
Soprattutto una, Shailene Woodley, la figlia ribelle di Clooney in The Descendants. Interpretazione piena di sfumature, sorprendente per una ragazza tanto giovane. Avrà modo di rifarsi. Grida vendetta la mancata nomination a Carey Mulligan per Shame (e, se vogliamo, anche per Drive).

MIGLIORE REGIA
The Artist (Michel Hazanavicius)
The Descendants
(Alexander Payne)
Hugo
(Martin Scorsese)
Midnight in Paris
(Woody Allen)
The Tree of Life
(Terrence Malick)
Commento. Grande ritorno agli Oscar di Woody Allen. Però i due meglio in questa lista sono Terrence Malick e Martin Scorsese, che hanno firmato i due grandi film americani del 2011, The Tree of Life e Hugo. Il  virtuosismo di Scorsese è sbalorditivo. Se premiassero al posto suo, o di Malick, un qualsiasi Hazanavicius sarebbe uno scandalo.
Gli sconfitti. Soprattutto il David Fincher di The Girl with the Dragon Tattoo, uno dei migliori registi in circolazione, che anche in questo film non si smentisce. Purtroppo non lo aiuta la storia. Forse anche lo svedese Tomas Alfredson della Talpa si aspettava qualcosa, dopo le recensione (eccessivamente) entusiaste ricevute. Gran perdente anche il Clint Eastwood di J. Edgar.

MIGLIORE FILM IN LINGUA STRANIERA
Bullhead (Belgio)
Footnote
(Israele)
In Darkness
(Polonia)
Monsieur Lazhar
(Canada) – recensione di questo blog
A Separation – Una separazione (Iran) – recensione di questo blog
Commento. Con tutti i grandi film stranieri (rispetto all’America) che c’erano quest’anno, era il caso di includere Bullhead e il polacco In Darkness? Bene gli altri tre. Naturalmente a strameritare l’Oscar è l’iraniano Una separazione, uno dei migliori film del 2011. Non sarebbe male che l’Academy premiasse un film proveniente da un paese non amico come l’Iran: anche questo sarebbe e farebbe spettacolo.
Gli sconfitti. Ho già scritto sui molti film esclusi già dalla shortlist. Quanto a Pina di Wim Wenders, che pure ce l’aveva fatta a finire in shortlist, non è arrivato nella cinquina finale. Però è stato nominato come migliore documentario.

Migliore sceneggiatura originale
The Artist (Michel Hazanavicius)
Bridesmaids – Le amiche della sposa (Annie Mumolo & Kristen Wiig)
Margin Call (J.C. Chandor)
Midnight in Paris (Woody Allen)
A Separation – Una separazione (Asghar Farhadi)

Migliore sceneggiatura non originale
The Descendants – Paradiso amaro (Alexander Payne e Nat Faxon & Jim Rash)
Hugo (John Logan)
The Ides of March – Le Idi di marzo (George Clooney & Grant Heslov e Beau Willimon)
Moneyball – L’arte di vincere (Steven Zaillian e Aaron Sorkin, storia di Stan Chervin)
Tinker Tailor Soldier Spy – La Talpa (Bridget o’Connor & Peter Straughan)

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