GIORNO DELLA MEMORIA 2012: tutti i film in tv (prima parte: dalle h.14.05 alle h.19.00)

27 gennaio 2012, Giorno della Memoria. Molti i palinsesti, di tv sia gratuite che pay, che in questa speciale giornata danno spazio a film che, in vari modi, riguardano l’Olocausto. Ecco la lista. In questa prima parte si prende in considerazione la fascia oraria compresa tra le ore 14,05 e le 19,00. In un successivo post trovate i film trasmessi in serata, tra le 21,00 e la 1,10.
L’ultimo treno, La7, ore 14,05.
Del 2001, un film diretto da Yurek Bogayevicz su un bambino ebreo nella Polonia che sta per essere occupata dai nazisti. Sarà accolto e nascosto in una famiglia di contadini cattolici, tra la solidarietà del figlio più piccolo e l’ostilità del più grande. Il quadro di un villaggio qualunque che si deve confrontare con la minaccia hitleriana e il dovere della solidarietà. Con Willem Dafoe e Haley Joel Osment, il bambino protagonista di Il sesto senso.
Vento di primavera, Sky Cinema 1, ore 15,00.
Film francese dell’anno scorso che ha riproposto, tra qualche polemica in patria, la pagina vergognosa del 16 luglio 1942, quando furono rastrellati tredicimila ebrei parigini e poi rinchiusi nel Vélo d’Hiver in condizioni disumane prima di essere avviati ai lager in Germania. Una richiesta degli occupanti tedeschi fatta propria dal collaborazionista governo Pétain. Un episodio di poco edificante storia patria che i francesi non amano ricordare, e che questo film, diretto da Roselyne Bosch, ha volutamente riportato a galla. La tragedia degli ebrei è vista attraverso le storie di alcune famiglie e dei loro figli, ma si mostrano anche Pétain e i suoi, e Hitler che dal suo ritiro bavarese del Berghof segue gli eventi. Protagonista, nei panni di un deportato, Jean Reno. La vergogna del Vélo d’Hiver era già stata rievocata nel bellissimo Mr. Klein di Joseph Losey (1976), la ritroviamo in La chiave di Sara, ancora nei cinema.
Il servo ungherese, Iris, ore 15,25.
Un piccolo, e male accolto, film italiano del 2004 diretto da Massimo Piesco e Giorgio Molteni. In un lager mimetizzato da fabbrica il maggiore delle SS che lo governa sceglie tra gli internati un colto ebreo ungherese: diventerà l’educatore-precettore della moglie, ansiosa di ascendere al mondo della cultura e dell’arte. Ma non basterà ad evitare la tragedia. La Shoah vista attraverso un rapporto carnefice-vittima dall’apparenza civile e dal fondo crudele e feroce, anche non privo di ambiguità, qualcosa che ricorda in certi passaggi psicologici Il portiere di notte e i suoi epigoni anni Settanta.
Io non vi ho dimenticato, La7, ore 15,55.
Importante. Il documentario di Richard Trank del 2007, pochissimo visto in Italia, che ricostruisce la vita di Simon Wiesenthal, il grande cacciatore di criminali nazisti nascosti e sfuggiti alla giustizia. Un lungo viaggio del regista in nove paesi, a cercare tracce di Wiesenthal e delle sue imprese, alcune leggendarie. Interviste ad amici e parenti. Un viaggio, anche, all’interno di una personalità eccezionale. Da non perdere.
Il grande dittatore, Sky Cinema Classics, ore 16,50.
Incredibile: questo mitico film Charlie Chaplin lo girò nel 1940, mostrando di capire la minaccia hitleriana, e quanto stava per succedere in Europa, molto, molto meglio e molto prima di tanti politici occidentali. La storia è nota. Un barbiere ebreo viene preso, causa la sua incredibile somiglianza, per il brutale e insieme ridicolo Adenoid Hynkel, fuehrer di Tomania. Spacciandosi per lui, se ne farà beffe e rovescerà la situazione pronunciando un discorso pacifista davanti al mondo. Sì, Chaplin aveva capito tutto, compreso lo sterminio degli Ebrei che si stava approntando in Germania, mica come molti leader che non vollero aprire gli occhi. O che, peggio, finsero di non vedere. Un film che è, anche, l’ennesima variazione sull’eterno, classicissimo, tema del doppio.
Kapò, Sky Cinema Classics, ore 19,00.
Il secondo film di Gillo Pontecorvo, girato in quel passaggio tra anni Cinquanta e Sessanta in cui il cinema italiano produsse capolavori e film notevolissimi in quantità impressionante e oggi impensabile. Anche, questo Kapò, uno dei primi film sull’Olocausto e dei più scomodi, perché Pontecorvo (di famiglia ebraica, sarà bene ricordarlo viste le polemiche con cui il suo film fu accolto) decide di focalizzare il racconto su una ragazza ebrea internata in un campo di sterminio che vede morire i suoi genitori e, per sopravvivere, accetta di collaborare con gli aguzzini diventando Kapò, la guardiana feroce di altri internati come lei. La Shoah vista dalla parte dei collaborazionisti, scelta di inaudita temerarietà per quegli anni, e lo sarebbe anche oggi, se è per questo. Indagine di quella zona grigia in cui il bene sfuma e si confonde con il male, in cui la vittima si fa complice del carnefice e carnefice a sua volta. Pontecorvo sceglie la strada sì della denuncia, ma anche del melodramma (Edith, la protagonista, si innamorarerà di un prigioniero russo), realizzando un film unico, non apparentabile a nessun altro. Un oggetto cinematografico anomalo che suscitò discussioni furibonde e che va visto o rivisto assolutamente. Susan Strasberg, figlia del Lee sacerdote massimo dell’Actors’ Studio, è Edith; Laurent Terzieff, meraviglioso attore dal profilo assai racé molto amato in quel tempo dal cinema francese e italiano, è il russo Sasha. Più di dieci anni dopo Liliana Cavani affronterà in Il portiere di notte, con tutt’altro approccio e visione, la tortuosità del rapporto carnefice-vittima, in un confronto a distanza forse inconsapevole con questo Kapò.

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