Berlinale 2012/ DEATH ROW, Werner Herzog intervista i condannati a morte (tra Franca Leosini e Truman Capote)

Death Row, docufilm di Werner Herzog (Berlinale Special)
Domani apertura ufficiale del Festival di Berlino edizione 62 (però). Intanto stasera come appetizer ci è stato gentilmente offerto Death Row, Il corridoio della morte, smisurato docu, 3 ore e dieci minuti, in cui l’esimio maestro Werner Herzog va a trovare cinque detenuti nel braccio della morte della Florida (tre singoli e una coppia). Ogni episodio si conclude in sè, è autonomo (il che lascia pensare a una serializzazione che potrebbe andare avanti per anni) e incomincia nello stesso modo, con una breve spiega di dove e come avvengono le esecuzioni capitali da quella parte d’America, poi via con l’intervista, cui si aggiungono voci di volta in volta degli avvocati, dei parenti, dei giornalisti. Lo so che la categoria hannah-arendtiana della banalità del male è logorata dall’uso e dall’abuso dunque inusabile, ma è quella che inesorabilmente viene in mente assistendo a questi assassini e pluiriassassini che parlano e parlano e son furbi, anche simpatici, perfino amabili (l’istrione Hank Skinner ad esempio). Non si prova orrore, tutto è maledettamente normale e quotidiano, se il diavolo c’è ha la faccia anche sorridente di questa gente che ha stuprato, scannato, tagliuzzato, torturato. Franca Leosini incontra Truman Capote, Storie maledette, straculto di Rai Tre, si incrocia con A sangue freddo. Per carità, Werner Herzog con la sua voce flautata e le sue domande non corrive, e le sue immagini così autoriali (i gabbiani sulla discarica, quel nulla dello sprofondo America reso agghiacciante e infernale da una macchina da presa implacabile) cerca di riscattare la materia e portarla pure sul piano nobile della riflessione sull’umano/non umano. Ma non ci si riesce a togliere la sgradevole sensazione che sempre si prova di fronte a simili operazioni, quella di un certo voyeurismo tanto per cominciare, e poi il senso di inutilità. Più si mostra, più si aggiunge, più si parla, più si spiega e meno capiamo perché costoro abbiano ucciso, e così crudelmente, e più ci allontaniamo dal vero.

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