Berlino Festival 2012/ Recensione: DON – THE KING IS BACK: gli eroi di Bollywood conquistano Berlino (e attaccano l’euro)

Anteprima qui a Berlino di un crime-movie di perfetta, solida, impeccabile confezione all’americana che però arriva da Bollywood e ambisce a conquistare il mondo. Protagonista la star di tutte le star indiane, Shah Rukh Khan, qui in muscolare versione action hero. Colpo del millennio: si tratta di rubare le matrici con cui si stampa l’euro. Come se l’euro di guai non ne avesse già abbastanza.
Don – The King is Back.
Regia di Farhan Akhtar. Con Shah Rukh Khan, Priyanka Chopra, Boman Irani, Om Puri, Lara Dutta.
Sequel dell’action-crime con cui Bollywood nel 2007 ha cercato di arginare lo strapotere hollywoodiano dei vari Bourne e Mission: Impossible giocando sullo stesso terreno la loro stessa partita. Puntando, naturalmente, sulla star massima di quel sistema cinema, Sha Rukh Khan, attore vero versato in ogni ruolo e in ogni genere, e anche gran canterino-ballerino (si sa, il publico indiano vuole i numeri musicali, qualunque siano il film e il suo genere, sennò non stacca il biglietto). Sciaruccàn, pronunciamolo-scriviamolo così per velocizzare un attimo, riprende il personaggio dell’über-gangster però dal cuore d’oro Don, che con il primo espisodio del franchise aveva espugnato il mercato asiatico. Stavolta visibilmente le ambizioni crescono e si punta al mercato globale, per far capire definitivamente che Bollywood non è seconda a nessuno. Ho qualche dubbio che l’operazione riesca, nonostante l’impeccabile confezione, l’uso degli effetti speciali e un plot molto abilmente scritto, tutto di sicura, elevatissima qualità. Però quando vedi la zazzerona del pur adorabile Shah Rukh Khan (io, ad esempio lo adoro) e le sue girls, bellissime ma da noi sconosciute e di una bellezza non così traducibile nei nostri canoni, il dubbio che non sarà così facile sfondare sugli schizzinosi mercati d’America e soprattutto d’Europa viene forte, parecchio forte. Due ore e mezzo (troppe) in cui vari generi si fronteggiano, si sommano, si fondono, crime e spy story che poi sfociano in un un heist movie, il classico film da rapina, con un colpo che rischia di essere davvero quello del millennio. Catturato, incarcerato, evaso, Don the King si mette in testa di penetrare nientemeno che nella sede della Banca Centrale Tedesca a Berlino per rubare le matrici (plates) con cui si stampano gli euro. Anche se (mi dovrei informare meglio, non è proprio la mia materia d’elezione) produttori e autori forse si sono un attimo confusi, essendo che le matrici dovrebbero stare nella sede della Banca Centrale Europea a Francoforte, o no? O invece funziona proprio così come si vede nel film, che ogni paese si stampa i suoi? Fatto sta che la cosa funge da pretesto per una bella coproduzione con la Germania e per una gran quantità di scene girate a Berlino, valorizzando così la città e i suoi landmarks (Porta di Brandeburgo, Torre della radio in Alexanderplatz, ecc. Oggi il product placements si fa anche, anzi soprattutto con le location, che se poi il film funziona possono incrementare il loro appeal turistico, ma non solo. L’imminente Safe House ad esempio è quasi tutto girato a Cape Town, ed è una bell’aiuto per una città non così in primo piano al momento nei media globali). Anche questo spostamento in Europa di Don – The King is Back ha per evidente obiettivo quello di rendere più appetibile il film sui mercati extrasiatici. Plot contortissimo, con Don-Sciaruccàn che fa doppi, tripli e anche quadrupli giochi, che si fa beffe di amici e nemici e all’occorrenza uccide ferocemente, però sempre attenendosi a un suo personale codice d’onore, chè il ragazzo non è cattivo. Shah Ruck Khan gonfia i muscoli, salta, mena, non sta fermo un attimo, gigioneggi a giganteggia e si appropria come ha da essere del film dall’inizio alla fine. Naturalmente sa che deve cantare-ballare e lo fa, in un numero, uno solo che però, dovendo accontentare anche il pubblico d’Occidente, si deve un attimo debollywoodizzare, con una coreografia su ritmi decisamente dance e contorno di ballerine bionde & simil-russe. La conquista del mercato globale ha le sue regole, non si scappa se vuoi andare oltre Mumbai e Kholkhata. Se poi appena appena facciamo una letturina dell’inconscio di questo film, e di coloro che l’hanno prodotto, ci vuol mica tanto a capire che Don – The King is Back incarna e trasmette la volontà di potenza della nuova grande India che sta scalando tutte le classiche internazionale di produzione e sviluppo, e quel furto-distruzione dell’euro a noi spettatori europei fa venire più di un brivido, perché è la trasparentissima metafora di come i nuovi paesi emergenti vogliano impossessarsi e dominare e controllare la moneta europea e abbattere quell’antica superiorità coloniale che l’euro rappresenta, ed estrometterci dal vertice. Film da rivedere, questo, per i molti messaggi geopolitici che abilmente dissimula e veicola, e per come dimostra come i paesi dell’Oriente siano capaci di copiare i nostri prodotti e riconfezionarli a prezzi enormemente più bassi e competitivi. Succede con l’abbigliamento, le scarpe, la tecnologia di fascia bassa, adesso succede al cinema con le crime-spy story come questa.

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