Film-cult stasera sulle tv gratuite: SANTA SANGRE di Jodorowsky (martedì 28 febbraio 2012)

Santa Sangre, Rai 4, ore 23,10.
Penultimo film (anno 1989) di quell’inclassificabile personaggio che risponde al nome di Alejandro Jodorowsky, uomo dalle molte vite e dalle molte stagioni, artistiche ed extra-artistiche. Figlio di diverse culture (è nato nel 1929 da una famiglia di ebrei ucraini trasferitasi in Cile e cresciuto tra gli umori mistico-barocchi della cultura latinoamericana), è stato – e continua a essere – regista, scrittore, anche psicoterapeuta e guru. Ogni tanto compare nella lista dei bestseller con i suoi libri di psicomagia, qualcosa tra l’esoterismo, il sapienziale e il surreale, ma il suo nome resta legato a un manipolo di film che hanno segnato in profondità il cinema fantastico, massimamente i suoi due capolavori anni Sessanta El Topo e La montagna sacra. Adepto dichiarato del surrealismo, però condito con abbondante salsa ispanica, Jodorowsky produce film che sono visioni, anche grevi, che molto devono a Bréton, Buñuel e Dalí e molto al suo debordante talento. Io lo trovo indigesto (non amo i registi dall’immaginario iperbolico e ipertrofico, che spesso si accompagna anche a ipertrofia dell’Io), però ha il suo posto nella storia del cinema, e può contare su affezionatissimi e devoti cultori. Questo Santa Sangre viene molto dopo i suoi due film più famosi, è della fine degli anni Ottanta, ma ripropone intatte le sue ossessioni, quelle del sangue e delle mutilazioni innanzitutto. Inutile e impossibile raccontare una trama che non c’è. Diciamo che c’è un protagonista di nome Fenix traumatizzato da bambino dalla morte del Padre (lanciatore di coltelli!) ucciso dalla Madre (trapezista!). Papà però prima di morire riesce a mutilare e deturpare la moglie strappandole le braccia. Il resto meglio scoprirlo guardandosi il film, se si riesce a sopravvivere all’orgia visiva e al grand guignol. Il circo come luogo della mostruosità e dell’alterità viene da Freaks di Ted Browning, ma anche da certo Fellini. Probabile che Balada triste de trompeta di Alex De La Iglesias, incredibilmente due volte premiato alla mostra di Venezia del 2010, più volte annunciato nei nostri cinema con l’orrendo titolo Ballata dell’odio e dell’amore e mai uscito, e pure ambientato in un circo di figure estreme, molto debba a Santa Sangre di Jodorowsky. Che ho avvistato più o meno un anno fa in uno strano film del regista bulgaro Kalmen Kalev arrivato a Milano da chissà quale festival, The Island, dove appariva nella parte di se stesso quale lettore psicomagico di tarocchi. Di quel film ricordo solo lui, e vorrà pur dire qualcosa (sì, c’era anche Laetitia Casta, anche piuttosto brava).

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