Film da rivedere stasera sulle tv gratuite: INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO di Steven Spielberg (mercoledì 29 febbraio 2012)

Incontri ravvicinati del terzo tipo, Iris, ore 21,07.
Ricordo che in quel 1977 il popolo che andava al cinema si divise in due fazioni, pro Guerre stellari e pro Incontri ravvicinati del terzo tipo. Due film di sci-fi usciti quasi in comtemporanea, con la firma di autori giovani e rampanti (allora), George Lucas e Steven Spielberg, che riportavano Hollywood all’entertainment puro dopo la stagione dei film engagé primi anni Settanta, quella per capirci di gente come Hal Ashby, Mike Nichols, Robert Altman. Io mi schierai decisamente dalla parte di Spielberg, non avendo amato quell’enorme film-giocatolto che era, è, Star Wars, forse non rendendomi conto pienamente di quanto avrebbe rivoluzionato il cinema-spettacolo. Per me l’esempio sommo di sci-fi su schermo restava 2001 Odissea nello spazio, e di quei due titoli di giovani cineasti quello più gli si avvicinava per ambizioni autoriali e, perché no, filosofiche, era proprio Incontri ravvicinati. Non l’ho mai più rivisto da allora, mentre, stranamente, Star Wars sì (l’originale e i vari sequel e prequel), e temo non abbia retto tutto il tempo passato da quel 1977. Mi ricordo quell’attesa dell’arrivo degli alieni, vissuto come esperienza mistica per fuoruscire da sè, allargare i confini della propria coscienza, e, per la terra tutta, per il nostro mondo, come apertura-conoscenza-passaggio verso un’altra dimensione più prossima all’armonia cosmica, al soprannaturale, se non al divino. Io, che pure non ho mai amato le retoriche cosmologiche e dei trip, da Incontri ravvicinati rimasi ipnotizzato. Lo scienziato (interpretato da François Truffaut!) e l’appassionato di Ufo (Richard Dreyfuss) da alcuni indizi capiscono ciò che gli altri vogliono rimuovere: che gli Ufo sono prossimi. Spielberg tira fuori tutta la sua visione proba e positiva ed ottimistica del mondo e dell’alterità, i suoi alieni (come poi nel più mainstream E.T.) sono amici e non più i mostri invasori del cinema anni Cinquanta. Ricordo ancora il contatto (con quei suoni genialmente inventati mi pare da John Williams e quelle luci a fare da tramite). Il punto di atterraggio per la spaceship con i suoi tracciati luminosi, e quella immensa cattedrale venuta dal cielo a posarsi maestosa sulla terra. Pochi film come questo mi hanno comunicato il senso dell’oltreumano. Incontri ravvicinati del terzo tipo fu (chissà se lo potrebbe essere ancora) un viaggio in altre dimensioni atraverso tutto il magico reso possibile dal cinema e dalle sue tecniche, e Spielberg ne fu lo sciamano-guida.

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