Film imperdibili stasera sulle tv gratuite: COSE DI QUESTO MONDO (domenica 18 marzo 2012)

Cose di questo mondo, Rai 5, ore 23,25.
Uno di quei film sospesi tra meritoria denuncia sociale, estetica degli stracci e (forse) cinema del dolore. Ambiguità del resto che risale a tempi lontani, e che forse non era nemmeno estranea alle potenti, irresistibili narrazioni di Charles Dickens, Victor Hugo, Edmondo De Amicis. La poetica dei derelitti, che ci infastidisce e insieme ci seduce. Un film del 2003 che porta la firma di Michael Winterbottom, autore britannico di sfacciato eclettismo capace di passare da un genere all’altro (il period movie, lo sci-fi d’impegno, il docudrama come questo) quanto e più di altri camaleonti del cinema recente, ad esempio Stephen Frears o Zhang Yimou. In This World, questo il titolo originale ben più secco e incisivo, vinse anche tra qualche polemica (as usual) l’Orso d’Oro a Berlino 2003, notoriamente il festival di cinema più terzomondista che c’è, ma in Italia ebbe scarsa o quasi nulla circolazione. Vale la pena recuperarlo stasera in tv, perché è un film a modo suo importante e storico, forse il primo a ridefinire e rifondare un genere, quello del migrante e delle sue peripezie atraverso mezzo mondo per arrivare nell’opulento Occidente. Qui si racconta di due bambini fuggiti dal tetro Afghanistan talebano che, approdati in un campo profughi pakistano, decidono di raggiungere Londra con ogni mezzo. Dagli Appennini alle Ande aggiornato. Quella che segue è la cronaca, registrata da Winterbottom con ampio uso di steadycam in uno stile sporco, arrugginito e documentaristico che rasenta l’effetto fasificante del mockumentary, delle loro peregrinazioni tra mille pericoli attraverso Asia e Medio Oriente, e poi Europa. Uno solo ce la farà. Sarà anche ricattatorio cinema degli stracci (come si fa a resistere a due bambini profughi?), voyeurismo, poetica dei derelitti – la definizione la devo a Filippo Tuena, che ringrazio – ma il film si fa vedere, eccome. Winterbottom fissa un paradigma, e dopo di lui il modello del film su migranti piccoli e grandi in periglioso viaggio attraverso il mondo verrà ripreso infinite volte. Butto lì solo i primi titoli che mi vengono in mente: Verso l’Eden di Costa Gavras, Welcome di Lioret, il rumeno Morgen, il polacco Il venditore di miracoli vincitore l’anno scorso al Bergamo Film Meeting, l’austriaco Spanien visto il mese scorso alla Berlinale. Insomma, un film-prototipo e seminale, a questo punto indispensabile e imperdibile.

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