Quella maglietta anti Fornero è puro killeraggio: una vergogna

Non si scherza con le parole. Occorre ricordare ancora che possono essere pietre e anche proiettili? Come fa il signor Diliberto Oliviero, già ministro di un qualche governo di questa Repubblica, a farsi fotografare abbracciato a una signora mal mechata e con occhiali scuri fighetti che però esibisce una T-shirt con la scritta assassina Fornero al cimitero? Su fondo nero, per accentuare simbolicamente il richiamo alla morte. Come se questo paese non avesse conosciuto terrorismi, brigantaggi e brigatismi, gambizzazioni, agguati, e non in tempi così remoti, contro chi si era azzardato a toccare la normativa rigidissima sul lavoro. Il guaio è che quelli che sparavano venivano (spesso) considerati compagni che sbagliano, e non assassini come invece erano e meritavano di essere considerati. Ne ho viste troppe negli anni Settanta per non restare disguastato, e allarmato, da quell’abbraccio di Diliberto. Non ci venga a dire poi che lui non sapeva di quella maglietta e ha solo ceduto alla richiesta di farsi fotografare insieme. Non è una bella scusa, non è un’attenuante. Non è nemmeno così importante che Diliberto sapesse o meno, importa che à gauche circoli ancora gente che pensa di esibire impunemente messaggi del genere, e con orgoglio. La sinistra più o meno estrema di questa Italia deve finalmente imparare che la lotta politica anche durissima non deve mai flirtare con la violenza, nemmeno a parole. Ma temo che la mia sia un’illusione.
(per trovarmi su Twitter: @LuigiLocatelli)

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