Film da ritrovare stasera sulle tv gratuite: SACCO E VANZETTI di Giuliano Montaldo (sabato 24 marzo 2012)

Sacco e Vanzetti, Rai 5, ore 22,50.
Chi ha visto il biopic di Hoover J. Edgar forse è rimasto colpito, come me, dalla prima – e di gran lunga più interessante – parte del film, quella che rievoca i sanguinosi (e da noi pochissimo conosciuti e comunque sempre dimenticati) attentati anarchici nell’America post grande guerra, e il processo alla leader di quel movimento anarchico Emma Goldman. Proprio di un attentato dinamitardo furono incriminati nel 1920 due anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, poi processati e condannati a morte. La mobilitazione in America e in Italia a loro favore non valse a salvarli dalla sedia elettrica. Da allora Sacco e Vanzetti sono considerati due martiri dell’anarchismo e, più in generale, dell’antagonismo politico. Icone inossidabili. Fin da allora si accusò la magistratura di aver voluto condurre un processo politico, fortemente influenzato e pilotato dalle forze dell’ordine e dalle istituzioni che esigevano una punizione esemplare. Sacco e Vanzetti santi e martiri, subito. Nel 1971, in un’Italia scossa dai sommovimenti politici antistema e ancora turbata dalla morte dell’anarchico Pinelli e dalle accuse a un altro anarchico, Pietro Valpreda, per la strage di Piazza Fontana, Giuliano Montaldo decide di girare un film su quella lontana eppure attuale vicenda dei due italiani in America. Ne esce un film di puntigliosa ricostruzione, di impeccabile fattura e professionalità, in cui la vicenda processuale e preprocessuale viene ricostruita con abbondanza di dettagli. Naturalmente il film sostiene la tesi assolutoria, l’innocenza di Sacco e Vanzetti non solo non è in discussione, ma di questo film è l’architrave narrativa, il perno intorno a cui ruota tutto il racconto. Volto naturalmente a mostrare e dimostrare le perfidie del sistema e la bontà, quasi primigenia e rousseauiana, di coloro che lo combattevano (e lo combattono). Film a tesi. Di impegno civile e politico, come usava allora, secondo un canone cinematografiico che aveva in Francesco Rosi ed Elio Petri i suoi maestri, e di cui Montaldo era (ed è ancora, come mostra il recente L’industriale) un esponente di prima fascia. Gianmaria Volontè e Riccardo Cucciolla sono i due interpreti, e per Cucciolla arrivò a Cannes il premio come migliore attore. Ma di quel film è rimasta soprattutto la canzone composta da Morricone ed eseguita dalla musa del folksong Joan Baez, La ballata di Sacco e Vanzetti, ormai uno standard: Here’s to you, Nicola and Bart, parole che continuano a fare il giro del mondo. Dettaglio di culto: la Rosanna Fratello di Sono una donna non sono una santa interpreta, credibilmente bisogna dire, è Rosa, la moglie di Sacco.
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