Cannibalismi mediatici. Domenica 15 aprile su Canale 5 arriva TITANIC e sfida TITANIC 3D al cinema

TITANIC, in onda su Canale 5 alle ore 21,10 di domenica 15 aprile 2012.
Sì, d’accordo, il 15 aprile 1912 affondava il Titanic nel modo che sappiamo e che è inutile dire un’altra volta, e dunque sono 100 anni giusti giusti. D’accordo anche sul fatto che i naufragi vanno rievocati, ci mancherebbe, soprattutto se sono diventati leggenda, mito, storia mille volte ri-raccontata. Però questa cosa di mandare in tv, su Canale 5, il filmone di James Cameron – uscito nel 1997 e sembra ieri – con la magnifica coppia Leonardo Di Caprio & Kate Winslet è ben strana, visto che contemporaneamente è nei cinema di tutte le città italiane la versione 3D di Titanic, con l’aggiunta pure di qualche scena non presente nella versione originale. Oltretutto lo scorso weekend ai primi suoi giorni di ri-programmazione, Titanic 3D ha fatto il botto negli incassi classificandosi largamente al primo posto e incamerando quasi 3 milioni di euro, segno del suo inalterato appeal sulle platee. Rimandare la vecchia versione in tv è pura autoconcorrenza, forse autolesionismo, certamente auto-cannibalismo, qualcosa che si è visto poche volte prima, forse mai, e che dunque rischia di diventare un interessante oggetto di studio per gli analisti di fenomeni mediatici (aspettiamo con ansia la lezione al riguardo del prof. Aldo Grasso, che stimiamo enormemente). Tv contro cinema, lo stesso giorno, con lo stesso film. C’è da chiedersi se sia una decisione sensata, e chi vincerà. Gli studiosi potranno utilmente andare al cinema e poi rivedersi il film in tv, onde notare e farci notare le differenze che il mezzo introduce nel contenuto trasmesso e nella percezione dello spettatore. Magari scopriremo che non c’è stata alcuna cannibalizzazione, anzi che le due versioni hanno creato un sistema sinergico, di reciproca intensificazione. Io, se devo scegliere, scelgo il cinema, anche se la prospettiva di quasi quattro ore con gli occhialoni (chissà perché ci si ostina a chiamarli occhialini) è un forte deterrente, devo dire. In ogni caso vincerà Titanic, quella corazzata del cinema che ha sfondato all’uscita tutti i record di incasso tranne quello, inarrivabile, di Via col vento. Cinema ultrapop(olare) e insieme sofisticato nella costruzione narrativa, tenendo insieme la storia d’amore tra Jack e Rose, le differenze e gli striscianti conflitti di classe, l’incredibile avventura della collisione con l’iceberg, l’affondamento nelle acque gelide, l’epopea del salvataggio, la tragedia delle centinaia di vittime, l’inabissamento della nave che si fa sconfitta della scienza e di ogni illusione di progresso. James Cameron, come nel successivo Avatar (ma qui meglio, e al suo meglio), riesce a concentrare nella stessa narrazione i palpiti e i tormenti di una passione contrastata e l’affresco fuori misura di un pezzo di storia. Come poche volte si è visto al cinema, l’epica della grande prospettiva, del grande racconto si interseca con l’osservazione ravvicinata, quasi fenomenologica e entomologica di singole vite. L’infinito e il dettaglio. Non per niente le due scene memorabili che riassumono e racchiudono il film, e che si sono cristallizzate nella mente di chiunque l’abbia visto come la sua perfetta rappresentazione, sono Leo che stringe Kate sulla prua faccia al vento mentre Céline Dion canta la più bella brutta canzone della storia del cinema, e l’incredibile sequenza dei corpi che cadono dall’alto della nave morente nelle acque letali del profondo Nord. Capolavoro, come no.

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