Film da scoprire stasera sulle tv gratuite: SANGUE FACILE (A WOMAN, A GUN AND A NOODLE SHOP) di Zhang Yimou (lunedì 16 aprile 2012)

A woman, a gun and a noodle shop (Sangue facile), Rai Movie, ore 1,10.
Incredibile, ma non so quanto mirabile, esempio di contaminazione, interferenza, incontro, incrocio culturale, di meticciato cinematografico. Insomma, il più celebre (e anche il più ufficiale-istituzionale) regista del cinema cinese, lo Zhang Yimou di Lanterne rosse, Non uno di meno e Hero e altri titoli che l’hanno imposto anche in Occidente, prende il primo film dei Coen, Blood Simple, e ne fa un cinoremake, ma neanche ambientandolo ai tempi nostri, macchè, trasponendolo invece in una Cina remota e provinciale e polverosa di fine Ottocento, con mercanti (arabi!) che vengono da lontano e portano di tutto, comprese le armi, compreso un piccolo cannone, che poi nel plot avrà la sua importanza. Blood Simple, anno 1984, ha già molto, quasi tutto, dei Coen che verranno poi, è una commedia nerissima, nera e vischiosa come catrame, in cui il proprietario di un locale assolda un detective perché faccia fuori la moglie e il giovane amante, un dipendente un po’ stolto irretito da lei. Ma il detective farà il doppio e triplo gioco, e le cose si aggroviglieranno in maniera inaspettata. Zhang Yimou prende la storia pari pari e la trasferisce in quella Cina periferica, ai limiti di un deserto ostile, in un tempo a cavallo tra Otto e Novecento, una Cina già investita da refoli di modernizzazione e occidentalizzazione, pur restando impiantata sulle proprie tradizioni. Il locale diventa un negozio-trattoria di spaghetti, il triangolo marito-moglie-amante resta assolutamente lo stesso. Ma quello che sbalordisce, e lascia anche abbastanza sgomenti noi spettatori occidentali, è che tutto è recitato e messo in scena nei modi del teatro tradizionale, come in un’Opera di Pechino assai popolare e farsesca dove tutti sovraccaricano voce e gesti, in performance grottesche e antinaturalistiche di strepiti, squittii, urla, occhi roteanti, occhi rovesciati, lingue saettanti, smorfie, che francamente a noi europei risultano quasi insostenibili. Zhang Yimou prende una storia americana di piena contemporaneità, per farne un oggetto cinematografico straniato e straniante, che dichiara la sua assoluta alterità rispetto ai nostri gusti e ai nostri codici, ed è una delle cose più eccentriche e impenetrabili che mi siano capitate al cinema negli ultimi anni Non so se questo film, che ho visto in orginale l’anno scorso all’apertura qui a Milano del Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina, mi sia piaciuto. Certo mi ha sgomentato, e continuo a chiedermi perché Zhang Yimou, l’accorto e astuto Zhang Yimou che ha attraversato tutti i generi (e anche tutti i regimi), si sia buttato in un’operazione simile, e quale fosse il suo intento: forse (azzardo) uno sberleffo all’Occidente. Però, bvisivamente strepitoso, con una tavolozza di colori da lasciare senza fiato (quei blu saturi, quei rosa, e i verdi, i gialli, e quei paesaggi di astratta bellezza e geometrica perfezione). Intanto, guardiamocelo su Rai Movie, che poi magari se ne riparla. Buona visione.

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