JIRO: Il film sul più grande maestro giapponese di SUSHI conquista i cinema americani

Jiro dreams of sushi, documentario di David Gelb.

Jiro Ono, 85 anni, il più grande maestro di sushi al mondo, nella cucina del suo ristorante di Tokyo con il figlio.

Jiro Ono

Rotten Tomatoes, il popolare collettore web americano di recensioni cinematografiche, gli assegna un voto stratosferico, 98 su 100, come dire che la quasi totalità delle critiche è stata positiva. Su un altro sito che misura gli umori dei giornalisti specializzati (e i più esigenti e meno facili agli entusiasmi), Metacritic, si è preso un ottimo 77. Ma a sorprendere sono gli incassi. Jiro dreams of sushi è arrivato finora sul mercato nordamericano a quasi un milione e mezzo di dollari, molti per un documentario, moltissimi per un documentario sul cibo, e non è ancora finita, visto che la corsa nelle sale continua. Ma davvero questo Jiro è un film solo sul sushi come cibo? Diretto dal filmmaker americano David Gelb, è (anche) un avvincente racconto su una passione, su una visione del mondo, su un uomo che al conseguimento della perfezione ha dedicato la vita. Il regista David Gelb il suo incontro con il sushi l’ha avuto già a due anni durante un viaggio a Tokyo con il padre. Un imprinting decisivo. Un’ossessione, un innamoramento, da cui non si è più liberato. Tre anni fa ha deciso di andare a incontrare il più grande chef di sushi, l’uomo-mito di questo cibo che dal Giappone si è esteso a tutto il mondo, e ritrarlo con la macchina da presa, restituire e testimoniare attraverso di lui l’arte del sushi e la sushi culture. Ed ecco nato il film. Lui, il protagonista, il maestro, il guru, il centro e il gorgo di tutta la narrazione, è Jiro Ono, 85 anni e ancora attivissimo, titolare di quello che è il tempio giapponese e dunque planetario del sushi, un piccolo ristorante di soli dieci posti situato a Tokyo nella stazione del metrò di Sukiyabashi, il primo sushi restaurant a essersi guadagnato le tre stelle Michelin. Un locale all’apparenza dimesso e diventato meta di pellegrinaggio di chi vuole assaporare (e vedere) il sushi nella sua massima espressione, dove per avere un tavolo bisogna prenotare mesi prima. Il film ci mostra l’inesausta, anche ossessiva ricerca quotidiana di Jiro del massimo, dell’eccellenza, dell’assoluto. All’alba se ne esce per trovare il pesce migliore, assaggia, annusa, guarda, sfiora, palpeggia, valuta, e sceglie. Ogni giorno, ogni momento, si chiede come andare oltre il già conosciuto, come sperimentare nuovi sapori e resa estetica, perché il sushi secondo Jiro Ono è anche sensuosità, visione, bellezza. Il film restituisce momenti in cui Jiro sembra assomigliare più a uno di quei tradizionali maestri della pittura giapponese che a uno chef. Jiro dreams of sushi riesce a varcare anche i confini del documentario specialistico per farsi cronaca familiare, una narrazione degli affetti  e dei loro lati oscuri, di quelle tensioni che percorrono le storie tra i padri e i figli. Di figli Jiro ne ha due, uno – Yoshikazu – lavora con lui, fedele collaboratore ed erede designato però costretto tuttora a vivere all’ombra di un padre così autorevole e ingombrante, e un altro, che invece se n’è andato dall’altra parte della città e ha messo su un suo ristorante di sushi, in una ribellione in cui il cibo si fa strumento del conflitto edipico. Il film in America ha sorpreso tutti, e si sta rivelando anche un ottimo affare commerciale. C’è da sperare che arrivi anche in Italia: qualche distributore si faccia avanti, please. Intanto, nel caso qualcuno fosse dalle parti di Tokyo, ecco il sito del ristorante, per conoscere menu e altro.
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