Film da rivedere stasera in tv: LA LEGGENDA DEL PIANISTA SULL’OCEANO di Giuseppe Tornatore (domenica 22 aprile 2012)

La leggenda del pianista sull’oceano, Iris, ore 21,01.
Tornatore meets Baricco, e già questo. Due universi (culturali, linguistici, stilistici) destinati a collidere, da tanto sono diversi. Cosa accomuna il regista venuto dalla Sicilia profonda e ancorato a un cinema popolare fatto di melodramma e viscere esibite fino all’urlo e alla pornografia del sentimento, e il sofisticato fino al disincanto scrittore post-modernista? Niente, eppure Tornatore decide di cavare un film dal baricchiano Novecento. Ne esce qualcosa che suscita il rigetto collettivo dei critici nostri allorquando il film viene presentato, anno 1998. La storia è quella di un trovatello rinvenuto sul piroscafo Virginian il 1° gennaio 1900, e dunque subito ci viene fatto intendere che la sua storia sarà anche quella del secolo, e non so se mi spiego l’ambizione allegorico-metaforica. Crescerà lì, senza mai uscirne. La nave sarà il suo mondo, la nave come mondo, come luogo che si fa simbolo (ahinoi) del mondo tutto. Crescerà, e diventerà un virtuoso del pianoforte. Tornatore si scatena con tutta la selva di segni e simboli e l’ovvia tensione al Sublime già contenute in Baricco. Le scarse e scarne pagine del libro diventano un megaspettacolo reboante, ovviamente epico secondo l’estetica massimalista di Tornatore e la sua invincibile vocazione al tanto, al troppo, al tutto. Indigesto? Forse, ma Tornatore sa fare cinema come pochi in Italia, ed è un narratore robusto e magniloquente alla maniera dei grandi signori del feuilleton di una volta, uno che alle masse (al popolo) sa parlare. Peccato sia un incontinente, e non si sappia mai fermare sull’orlo dell’abisso, e il suo abisso è l’eccesso. Ma questo film, e il suo cinema, vanno goduti per il piacere sensuale, corporale che sanno dare, piacere mai cerebrale neanche per un momento, e vanno maledetti quando i segnali visivi e sensoriali che ci mandano si affollano a tal punto da distruggere i nostri recettori. Però vanno visti (la scorsa settimana su Iris la ri-visione del suo Una pura formalità è stata per me una gran bella avventura).

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