In difesa di CARLA BRUNI dopo la caduta (anche se non ne ha bisogno)

Carlà e Sarkò quando erano all’apice

Che linciaggio ignobile, quello cui stiamo assistendo da ieri sera, e se è per questo anche da prima, visto che la caduta di Sarkozy era parecchio annunciata e il trasloco dall’Eliseo della presidenziale coppia dato per assai probabile. Su Facebook e Twitter, le agorà nuove e iperdemocratiche (in una sorta di inflazione di democrazia) in cui tutti si agitano per dire la loro – me compreso, certo – e non sempre si tratta di cose sensate, ecco, sui social network è tutto uno sghignazzo, uno sberleffo, uno spernacchio verso la ex première dame. Da un tweet all’altro, da un post a un commento, la domanda ossessiva è: Carlà resterà accanto allo sconfitto (“uniti nella buona e nella cattiva sorte”) o si involerà? Anzi no, neanche si lascia il punto interrogativo, neanche si concede alla signora il beneficio del dubbio, anzi si dà già per scontato che, essendo lei una di quelle femmine che scelgono il potere e non l’amore, e avendo dunque sposato Sarkozy in quanto presidente di un posto non così secondario che si chiama Francia, adesso lo mollerà. A un Tg assai importante ieri sera, tra una cronaca di festeggiamenti per les rues de Paris e dotte quanto sterili discussioni su cosa sarà dell’euro adesso che Hollande ha vinto, si riportava la greve battuta twittata e ritwittata un’infinità di volte: «Carla Bruni ha già scritto a Hollande ‘non vedo l’ora di conoscerti meglio’». Le danno della cortigiana, garbato eufemismo che sta per altre e ben più corpose definizioni insultanti, quelle che incominciano con la z, la p, la tr. Nell’accanimento la parità dei sessi è raggiunta, uomini e donne si dimostrano ugualmente feroci, anzi c’è il sospetto che le donne lo siano perfino di più, altro che solidarietà femminile. Pronti tutti a sventolare il vessillo del più vecchio e polveroso e ideologico femminismo quando ce n’è bisogno e soprattutto quando non ce n’è, ma in questo caso tutti uniti e compatti a fare branco contro la femmina che ha avuto l’ardire di mettersi con il maschio alfa sbagliato. Perché, diciamolo, se Carlà avesse sposato uno che sta à gauche, non avrebbe attirato su di sè tanto malanimo. Non le si perdona, lei che è sempre stata gauche caviar e bo-bo (bourgeoisie bohémienne), di aver tradito la sua storica appartenenza per entrare nel letto del piccolo napoleone Sarkozy. Doppiamente colpevole: di aver sposato uno di destra e di aver fatto una brusca inversione politica a U. Ai traditori, anzi a quelli che con processo sommario vengono ritenuti tali, i figli e i nipoti delle più ferrigne e intolleranti ideologie del Novecento decretano sempre il massimo della pena, che oggi vuol dire la messa a morte tramite linciaggio mediatico. Dunque, che Carlà venga massacrata, se lo merita. Questo è il melmoso, torbido sentimento collettivo che sta affiorando, e non è un bel vedere. C’è anche dell’altro, ovvio, in questo accanimento nei confronti di una signora che non sarà il massimo della simpatia, ma la cui impopolarità va oltre ogni buon senso. C’è il godimento vile, sadico, meschino nel vedere il potente che cade e la sua testa rotolare nella cesta (i sanculotti e le tricoteuse non muoiono mai). C’è lo scagliarsi contro chi ha perso, con la stessa celerità con cui si sale sul proverbiale carro dei vincitori, mala abitudine assai diffusa ovunque, ma un po’ più diffusa nel nostro paese. C’è il livore, l’invidia che diventa odio, contro una donna troppo bella, troppo ricca, troppo fortunata di cui si assapora finalmente la vertiginosa caduta. Di fronte a un simile abominevole spettacolo io sto dalla parte di lei. Che però non mi deluda, per favore. Adesso che il marito ha perso non lo molli, non chieda un divorzio ultramilionario, gli stia vicino perché lui adesso ne ha bisogno: “nella buona e nella cattiva sorte”. Non faccia come certe sciacquette che, di fronte al rovescio di fortuna dei loro consorti, hanno voltato le spalle e girato i tacchi (sempre alti) in un amen. Se lo facesse, Carlà darebbe ragione ai suoi detrattori.

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