Cannes/ Un certain regard. Recensione: MYSTERY di Lu Yie, un confuso e malriuscito noir cinese

Mystery, regia di Lou Ye. Con Hao Lei, Qin Hao, Qi Xi, Zu Feng. Presentato nella sezione Un Certian Regard. Voto: 4 e mezzo.
Lou Ye è regista circonfuso di una cert’aura di scandalo e anticonformismo, per via del suo Summer Palace di qualche anno fa, una storia gay ai tempi di Piazza Tienanmen che in Cina gli costò l’ostracismo. Rifugiatosi poi a Parigi, ha girato negli ultimi anni qualche film non memorabile, compreso quel Love and Bruise che lo scorso settembre è stato presentato nell’ambito della Settimana della critica a Venezia. Infaticabile, eccolo già qui a Cannes con un nuovo film, che segna stavolta il suo ritorno in patria, Mystery. Film di genere, girato con un fastidioso stile internescional, a farci intendere che lui conosce il mondo e come si fa. Perciò lo sfondo è una metropoli cinese frenetica che potrebbe stare in qualsiasi parte del mondo, lui, lei e l’altra si comportano e hanno consumi da middle class globalizzata. Come dice una mia arguta conoscente, si fa anche fatica a seguire l’intrigo perché le due donne – cruciali nel plot – si somigliano moltissimo e non le distingui, sicchè ci vuole un buon tre quarti d’ora per districarsi e afferrare qualcosa. Per farla breve: il belloccio e rampante Yogzhao ha una moglie e una figlia, più un’altra donna segreta e un figlio da lei. Doppia famiglia, alla Vittorio De Sica. Ma la moglie ufficiale nulla sa dell’altra. Non bastasse, il disgraziato si mette pure con una studentessa. Ce n’è abbastanza per scatenare l’irreparabile. Folle gelosia della moglie numero due, e vendetta. Ci saranno due morti, e un colpevole sbagliato. Clima un po’ perverso alla Fiamma del peccato, ma purtroppo siamo lontani. Si parte con una scena velocissima, a montaggio frenetico, di un incidente stradale con investimento. Da lì si procede un po’ all’indietro e un po’ in avanti, anche qui per far capire signora mia che conosciamo le più sofisticate tecniche narrative occidentali e mica si gira piattamente un film seconda la banale linearità di una volta. Attori antipatici, regia supponente. M’è parso di capire che i due detective (maschi) incaricati delle indagini sono amanti, ma non ne sono ben sicuro.

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