Festival di Cannes 2012. Recensione: l’americano MUD piace a tutti e diventa a sorpresa possibile Palma

Due ragazzini alla scoperta del mondo. Un grande fiume e le storie che scorrono intorno. Un film che comincia come un racconto alla Mark Twain e poi si trasforma in un noir di vendette e tradimenti. Mud ha il respiro del cinema vero e coinvolgente di un tempo, una bella sorpresa arrivata l’ultimo giorno del Concorso.
Mud, regia di Jeff Nichols, Con Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Michael Shannon, Tye Sheridan, Jacob Lofland, Sam Shepard. Voto 7

Che applausi stamattina, alla fine della proiezione stampa di Mud, ultimo film in concorso. Non finivano più. Quando ormai sei rassegnato a vederti solo film di nessuna importanza perché tanto i giochi sono già fatti, o almeno così credi, ecco che spunta questo notevolissimo e candidabile Mud, terzo film del 34enne americano Jeff Nichols, un ragazzone dalla faccia qualsiasi arrivato oggi ad accompagnare il suo film insieme alle due star Matthew McConaughey e Reese Witherspoon e ai due ragazzini protagonisti, poco conosciuti quanto bravi (son sempre bravi i ragazzini nei film americani, vedi anche Wes Anderson). Un film che affonda e sprofonda nella tradizione narrativa americana (e del cinema), quella dell’esplorazione, dell’avventura, del racconto di formazione alla Mark Twain. C’è un grande fiume intorno a cui si svolgono varie storie, si intrecciano casini e destini, ci sono due amici quattordicenni che ne fanno il territorio delle proprie scorribande, la scena della propria voglia di misurarsi con il mondo. Huckleberry Finn, Tom Sawyer. Non puoi non pensare a loro quando vedi Ellis e Neckbone su una piccola barca a motore dirigersi verso un’isola in mezzo al fiume (immagino sia il mitico Mississippi, trovandoci nel Tennesseee), addentrarsi nella vegetazioni, evitare serpenti velenosi, scoprire come in una favola una barca sospesa tra i rami di un albero, e più in là un uomo misterioso di nome Mud (un Matthew McConaughey finalmente tornato da un po’ al cinema vero, e a Cannes anche in un altro bel film, The Paperboy). Come in una classica Bildung, i due ragazzini restano affascinati da quell’uomo che vive fuori dal consesso civile, allo stato di natura, abile nella pesca, nella caccia, nell’arte primordiale della sopravvivenza. Ha un’arma, probabilmente dei nemici. Ha tutto per diventare l’idolo e il modello di riferimento dei due. Difatti è amicizia, subito. Poi le cose si complicano. Ellis e Neckbone scopriranno che Mud si è rifugiato sull’isola, da dove ha intenzione di scappare non appena possibile, per sfuggire alla vendetta dei parenti dell’uomo che ha ucciso. Scopriranno che ha ucciso per amore. Scopriranno che la donna per cui lui ha ucciso forse non si meritava una tale cieca dedizione. Soprattutto per Ellis, che dei due amici è quello che conduce il gioco, sarà un’iniziazione alla vita, all’amore, anche al mondo femminile, attraverso avventure e pericoli che lo condurranno anche a rischiare la vita. Noi spettatori intanto restiamo incantati e via via sempre più coinvolti in una storia che, partita nei toni di un racconto per ragazzi, si complica e si stratifica diventando un noir cupissimo di passioni, vendette, tradimenti. Due ore che scorrono via senza che neanche te ne accorgi, un film che ha il respiro del racconto popolare e tradizionale, l’apparente semplicità del cinema-spettacolo di una volta, ma che ha l’abilità e la consapevolezza ultramoderne nel trattare i generi e i materiali narrativi più diversi. Mud fa anche il miracolo di renderci sopportabile perfino Reese Witherspoon, e non è mica poco. Compaiono anche in due ruoli collaterali Michael Shannon (protagonista del precedente film di Nichols Take Shelter, piaciuto molto in America) e l’onnipresente, invecchiato e ormai irrimediabilmente panciuto Sam Shepard, che se pensi a com’era in I giorni del cielo di Terrence Malick ti viene lo stranguglione per come il passare del tempo l’ha oltraggiato

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