Cannes, commento al Palmarès (vincitori e vinti): un verdetto conservatore, Reygadas a parte

I premi di questo Cannes 2012 ormai li sapete, andate pure a leggere il mio post precedente o qualsiasi altra fonte. Si tratta di un Palmarès in fondo assai convenzionale, che va su nomi e valori consolidati, a basso o nullo rischio. Come quegli investimenti consigliati ai pensionati che non possono mettere a repentaglio i risparmi di una vita. Haneke, Ken Loach, Mungiu, Garrone, sono tutti nomi poco azzardati, i primi tre addirittura avevano già vinto la Palma d’oro qui a Cannes, Garrone si era già portato a casa un gran premio della giuria per Gomorra, molto più meritato di questo.
I vincitori. Che dire? Su Haneke Palma d’oro qui sono tutti d’accordo, personalmente ho molto amato il suo film per due terzi, poi un po’ meno. Però questa Palma non grida vendetta, tutt’altro. Due premi al rumeno Mungiu invece sono troppi. Assolutamente condivisibile il riconoscimento a Mads Mikkelsen quale miglior attore per la sua formidabile interpretazione di un uomo ingiustamente accusato di pedofilia nel danese Jagten (La caccia). Da lasciare senza parole il premio per la regia al messicano Carlos Reygadas, autore di un film ai confini della negazione del cinema, nichilista. Ma preferisco un premio così, che va in direzione del nuovo (anche se non sappiamo da che parte porterà questo nuovo), di un premio convenzionale. Qui sotto c’è la mano secondo me dell’ala avanguardista della giuria, Andrea Arnold più Gaultier. Andiamo avanti. Che bisogno c’era di un’altra medaglia da apporre al petto di Ken Loach? Che ha fatto un film godibilissino e ruffianissimo che sarà un gran successo, ma era meglio tenere la casella libera per qualcun altro, che so, Leos Carax o il russo Sergej Loznitsa. Su Garrone non dico altro, ho già scritto e riscritto che il suo Reality non mi è piaciuto, e del perché non mi è piaciuto. Spiace dirlo, ma è il premio più scentrato di tutti. Però lui e il suo talento registico restano fuori discussione, si può non essere d’accordo con il verdetto ma mica è uno scandalo, ecco. Poi, le due attrici del film di Mungiu premiate tutte e due. Era proprio il caso? Sono le classiche buone interpretazioni in un buon film di un buon regista, ma fuori da lì? Naturalmente figurarsi se premiavano Nicole Kidman per The paperboy, che se lo meritava: è una diva, dunque va punita, dunque largo alle sconosciute, secondo la logica assistenzialista-miserabilista di molte giurie festivaliere (mi viene in mente la ragazzina congolese premiata all’ultimo festival di Berlino). (Intanto do un’occhiata alla conferenza stampa della giuria  e vedo una Andrea Arnold ultracamp con pettinatura e make-up manga: sarà stata la vicinanza con Gaultier? Mah).
I vinti. Tanti, tantissimi, troppi. Rimane ingiustamente senza niente, ma proprio niente, Jacques Audiard con il suo bellissimo De Rouille et d’Os. Rimane fuori la vera grande sorpresa di questo festival, Nella nebbia, del russo-ucraino-bielorusso Sergei Loznitsa, e questo sì che è uno scandalo. Zero pure a Paradiso: Amore dell’austriaco Ulrich Seidl e a Holy Motors di Leos Carax (e Moretti, qualche minuto fa durante la conferenza stampa della giuria, ha detto che sono stati tre i film che hnno profondamente diviso i giurati, quelli di Reygadas, di Seidl e di Carax: il primo ce l’ha fatta a vincere qualcosa, gli altri no. Aggiungo io: è la legge darwiniana della sopravvivenza in versione festivaliera). Jagten (La caccia) di Vinterberg si meritava qualcos’altro oltre al sacrosanto premio a Mads Mikkelsen. Fregati tutti ma proprio tutti gli americani. Almeno di Mud si potevano ricordare, no?

Questa voce è stata pubblicata in cinema, festival, film, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Cannes, commento al Palmarès (vincitori e vinti): un verdetto conservatore, Reygadas a parte

  1. speravo che Holy Motors vincesse qualcosa, e a mio parere Denis Lavant dovrebbe meritarsi il premio di miglior attore a prescindere, ma come prevedibile è stato ignorato, così come altri registi che avevo puntato, come Seidl, Nichols e Audiard. sono comunque contento per il premio a Reygadas, il cui film mi incuriosisce tantissimo.

  2. domenico brando scrive:

    praticamente per essere eticamente ed esteticamente apprezzabili, i premi li doveva dare il signor Locatelli, dall’alto della sua competenza infinita e del suo puro sguardo ci avrebbe indicato la via

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.