Dopo Cannes: 20 cose sul festival (dal sito di Myself)

Ecco il pezzo che ho scritto per il sito di Myself su quel che resta di Cannes 2012. Lo trovate a questo link. Sempre sul sito trovate tutti i miei post per Myself dal festival.

1) La pioggia. Mai vista tant’acqua sulla Croisette come quest’anno, dicono i veterani del festival. Clima autunnale, altro che primavera in Costa Azzurra. Pioveva impietosamente sulla Montée des Marches, sugli abiti da sera, sui tacchi quattordici, sugli smoking. Pioveva sui tanti che (come me) facevano code infinite per potersi vedere i film in concorso. Non dimenticherò mai l’ora e più di attesa sotto l’ombrello per Kiarostami alla famigerata Sala Debussy (troppo piccola: i posti si riempivano subito e si rischiava di restare fuori).
2) Il Palmarès conservatore. Come i pensionati che (giustamente) scelgono investimenti a rischio zero, anche la giuria quest’anno nel dare i premi è andata su valori certi e consolidati che non tradiscono. Se scorriamo la lista dei nomi dei vincitori vediamo che tre si erano già portati a casa negli anni scorsi una Palma d’oro (Haneke, Mungiu, Ken Loach). Matteo Garrone aveva già vinto il Gran premio della giuria per Gomorra (che era molto meglio di questo suo Reality). L’unico azzardo è stato il riconoscimento a quel pazzo di Carlos Reygadas e al suo Post Tenebras Lux.
3) Il più applaudito. Quando domenica sera il premio come migliore attore è andato al danese Mads Mikkelsen in sala stampa c’è stata un’ovazione poderosa. Mads è da anni un grande, ma interpretando un uomo ingiustamente accusato di pedofilia in La caccia ha convinto tutti e fornito una di quelle interpretazioni che restano.
4) I capelli lunghi fino alle spalle di Brad Pitt.
5) La T-shirt bianca con scollo a V esibita in conferenza stampa sia da Brad Pitt che da Robert Pattinson.
6) L’impavido Bernardo Bertolucci, arrivato sulla sedia a rotelle a presentare il suo Io e te. Chapeau.
7) La mutante: la giurata Andrea Arnold, tosta regista di film neoproletari come Fish Tank. L’avevo vista a Venezia lo scorso settembre, in occasione del suo Cime tempestose, e mi era sembrata una di quelle signore inglesi working class che non vanno tanto spesso dal parrucchiere. Qui sono rimasto esterrefatto nel vederla superluccata, con tutta un’impalcatura stile manga sulla testa e un make-up da Crudelia. Che il responsabile dell’incredibile trasformazione sia l’altro giurato Jean Paul Gaultier, con cui pare che Andrea Arnold abbia fatto amicizia?
8) Il film più pazzo. Difficile scegliere tra Holy Motors del francese Leos Carax e Post Tenebras Lux del messicano Carlos Reygadas, uno più fuori di testa dell’altro.
9) Il film che piacerà di più al pubblico. The Angels’ Share (La parte dell’angelo) di Ken Loach. Una specie di Soliti ignoti in versione smandrappata-scozzese. Anche l’americano Mud funzionerà molto bene.
10) Il film più tosto. Si può scegliere tra la Palma d’oro Amour su una coppia ultraottantenne alle prese con la malattia e la morte, e Oltre le colline di Cristian Mungiu, foschissima storia di una poveretta scambiata per indemoniata in un remoto convento rumeno senza luce né acqua corrente. Due ore e quaranta di pene inenarrabili. Naturalmente si è beccato ben due premi.
11) L’immagine da portare via. Quella di Emmanuelle Riva, 85 anni, gran protagonista del film vincitore Amour, domenica sera durante la cerimonia di premiazione. Dritta come un fuso, austera, elegante, bellissima. La più bella di tutte.
12) Shocking Benicio. Quando Benicio Del Toro è arrivato in Sala Debussy insieme agli altri registi di Sette giorni all’Avana, di cui ha diretto il primo episodio, si è stentato a riconoscerlo. Ingrassatissimo (a occhio, almeno una quindicina di chili), inquartato. Fan devastate.
13) Palma d’oro delle buon maniere a Kylie Minogue, un incanto di donna. Sorridente, charming, gentile con tutti: fotografi e fans. La sua scena in Holy Motors di Leos Carax è la più bella del film, e lei formidabile e straziante.
14) I più sorridenti. Matteo Garrone, che entrando al Palais domenica sera insieme alla biondissima moglie Nunzia, era raggiante (sapendo del premio che lo aspettava, evidentemente). Jean Dujardin, anche lui intervenuto alla cerimonia di chiusura, ma nel suo caso il sorriso a piena dentatura non è una gran novità, anzi è quasi un marchio di fabbrica.
15) La più malmostosa. Audrey Tautou, intervenuta alla serata finale per la proiezione del suo Thérèse Desqueyroux. Non un mezzo sorriso.
16) Il più narciso. Bernard Henri-Levy, non c’è gara. A Cannes è venuto a mostrare al mondo il film sulla ‘sua’ guerra in Libia, Le serment de Tobrouk, in realtà un film soprattutto su di lui. Sua la voce narrante, in otto scene su dieci è lui il protagonista assoluto. Sempre con la famosa camicia bianca aperta sul petto anche in pieno deserto, tra i resistenti di Misurata, sotto i colpi d’artiglieria dei gheddafiani, negli ospedali bombardati. Ma come ha fatto?
17) Termometro divi. Robert Pattinson e Brad Pitt hanno fatto il pieno di fan. Sono andati bene anche Matthew McConaughey, Nicole Kidman, Zac Efron, Marion Cotillard. Applausi per il cast più cool di tutto Cannes, quello del film Lawless: Tom Hardy, Shia LaBeouf, Jessica Chastain e Mia Wasikowska.
18) Il film sorpresa. Il russo Nella nebbia (V Tumane) del bielorusso-ucraino Sergei Loznitsa, vera rivelazione di questo Cannes 2012 (e anche il mio film preferito). Poderoso racconto dell’odissea di un uomo ingiustamente accusato di collaborazionismo durante l’occupazione nazista della Bielorussia, è uno di quei rari film che ti fanno respirare il vero grande cinema. Naturalmente non gli hanno dato neanche uno straccio di premio.
19) Scene di sesso. Molte e torride. La masturbazione di Nicole Kidman in The Paperboy. La matriarca che nel film coreano L’ebbrezza dei soldi in pratica violenta il giovane belloccio assistente-autista. Sempre nello stesso film, il furioso amplesso nel bagno di un aereo, come già nel mitologico Emmanuelle degli anni Sessanta. Praticamente quasi tutto Paradiso: amore, su una matura signora austriaca e i suoi gigolo africani.
20) La rediviva: Nastassja Kinski, rispuntata a Cannes Classics per la versione restaurata di Tess di Polanski, e poi rivista sul palco durante la cerimonia dei premi.

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